Sciopero autotrasporto, filiera agroalimentare in stallo: prodotti che marciscono e caseifici fermi
80-85% delle merci su gomma, Mozzarella Dop Campana ferma, Pnrr da 34 miliardi: Mascarino punta il dito sui tir
Lo sciopero dell'autotrasporto ha bloccato le forniture di materie prime agli stabilimenti alimentari e ostacolato la distribuzione verso supermercati e consumatori, provocando danni stimati in centinaia di milioni di euro lungo tutta la filiera, dal campo alla tavola. A denunciarlo è Paolo Mascarino, presidente di Federalimentare, secondo cui molte industrie, stabilimenti produttivi e imprese agricole stanno rallentando o fermando intere linee produttive per mancanza di approvvigionamenti e di mangimi per gli allevamenti.
Il nodo centrale riguarda la dipendenza del Paese dal trasporto su gomma, che movimenta tra l'80% e l'85% delle merci in Italia. Secondo Mascarino, i danni più gravi colpiscono i prodotti freschi e deperibili rimasti bloccati nei tir, mentre l'industria trasformata fatica a raggiungere i centri di distribuzione, con conseguenze già visibili soprattutto al Sud.
Scaffali vuoti e filiere bloccate
Alla domanda su quali settori siano più esposti, il presidente di Federalimentare descrive una situazione in cui gli alimenti deperibili fermi nei tir «stanno marcendo» dopo giorni di stop, mentre i prodotti industriali non riescono a raggiungere i centri logistici. Questo, spiega, «si traduce in ciò che vediamo da giorni soprattutto al Sud: scaffali vuoti nei supermercati e scarsa disponibilità di prodotto».
Il blocco non risparmia nemmeno i beni a lunga conservazione. Pasta e semola hanno interrotto la produzione per l'esaurimento delle scorte di materie prime, mentre i caseifici della Mozzarella Dop Campana si sono fermati perché non ricevono più il latte di bufala dagli allevamenti, a loro volta privi di mangimi. Tonnellate di merci tra ortofrutta e settore ittico sono state distrutte nei mercati generali.
La proposta: meno gomma, più ferro e mare
Per Mascarino la priorità è ridurre la dipendenza quasi esclusiva dal trasporto su gomma. Richiama in proposito le risorse del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha mobilitato circa 34 miliardi di euro per ammodernare infrastrutture e servizi di mobilità di persone e merci, puntando sulla logistica intermodale e sul potenziamento del trasporto ferroviario e marittimo. «Speriamo che questi investimenti diano presto gli effetti sperati», dichiara il presidente di Federalimentare, pur senza indicare tempistiche di attuazione.
Il tema si allarga poi ai nodi strutturali dell'economia italiana, affrontati secondo Mascarino solo sotto la pressione delle emergenze, dall'energia ai carburanti fino alla gestione dell'acqua. Una valutazione che si inserisce nel dibattito più ampio sulla rilevanza dell'agroalimentare italiano nel prodotto interno lordo nazionale e sul peso del comparto a livello europeo, come mostrano i dati sul valore aggiunto dell'agricoltura italiana nell'Unione europea.
Energia e pragmatismo economico
Mascarino collega la crisi logistica a un problema più ampio di pianificazione strategica, citando il fronte energetico come esempio di nodo che richiede un cambio di paradigma di lungo periodo. Ricorda la posizione del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che considera il ritorno al nucleare «una scelta strategica e necessaria», e il via libera della Commissione Ue alla proposta del Governo italiano, sostenuta dalla presidente Giorgia Meloni, di fissare un tetto al prezzo del gas intorno ai 60 euro contro i 90 euro del mercato TTF.
Per il presidente di Federalimentare si tratta di «un successo per il nostro comparto che sa perfettamente che il costo dell'energia rappresenta il problema numero uno per la competitività e la sopravvivenza del tessuto industriale italiano». Mascarino conclude: «Le decisioni sull'energia devono essere guidate dal pragmatismo economico e non ideologico», un principio che intreccia la crisi dei trasporti alla più generale tenuta del sistema produttivo nazionale, incluse le filiere zootecniche e agricole che dipendono dagli stessi approvvigionamenti.
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