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Coldiretti festeggia lo stop ai parchi eolici in Molise: surplus di energia ma bollette alle stelle

132 MW eolici, 10,13 MWp a Larino, Palazzo Chigi boccia Ciavatta e Colle Carbone. Coldiretti Molise esulta.

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Foto di: OmniTrattore.it
Ezio Notte Ezio Notte

Il Consiglio dei ministri ha bocciato il 28 ottobre due parchi eolici tra Serracapriola e Rotello e l'impianto agrivoltaico "Colle Carbone" a Larino, in provincia di Campobasso. La decisione, resa nota il 2 novembre, riguarda complessivamente 132 MW di potenza eolica e 10,13 MWp fotovoltaici, respinti per la prevalenza dell'interesse paesaggistico sulla produzione di energia rinnovabile.

Coldiretti Molise ha accolto con soddisfazione lo stop, parlando di una battuta d'arresto che la stessa organizzazione agricola spera definitiva. Il presidente regionale Claudio Papa collega la decisione a un paradosso che pesa sulle aziende agricole locali: il Molise produce energia in eccesso ma le bollette restano tra le più onerose del Paese.

I tre progetti rinnovabili fermati dal Consiglio dei ministri

Il Consiglio dei ministri n. 195, riunito a Palazzo Chigi, ha esaminato in tutto 21 procedimenti di valutazione di impatto ambientale su impianti da fonti rinnovabili, applicando l'articolo 5 della legge 400 del 1988. Tra Molise e Puglia la bocciatura ha colpito il progetto eolico "Ciavatta" da 78 MW e un secondo impianto da nove aerogeneratori da 6 MW ciascuno, per 54 MW complessivi, entrambi con opere di connessione tra Serracapriola e Rotello.

A questi si aggiunge il giudizio negativo sull'agrivoltaico "Colle Carbone", da 10,13 MWp, previsto a Larino con collegamento alla rete di trasmissione nazionale. Nella stessa seduta il Governo ha invece dato parere positivo, condizionato alle prescrizioni ministeriali, a cinque impianti agrovoltaici in Puglia: tra questi "La Feudale" da 32 MW e "Ordona" da 63,62 MW, segno che la linea seguita non è un rifiuto generalizzato alle rinnovabili.

Stop ai parchi eolici tra Serracapriola e Rotello e all'agrivoltaico di Larino

Per Coldiretti Molise la decisione non è solo una questione di tutela del paesaggio, richiamata esplicitamente nel comunicato della Presidenza del Consiglio come motivazione prevalente. L'organizzazione collega lo stop al tema dei costi energetici regionali: secondo i dati Eurispes citati da Papa, il Molise produce circa il doppio dell'energia che consuma, ma questo surplus non si traduce in tariffe più basse per aziende e cittadini.

Il paradosso nasce dalla saturazione della capacità di accumulo e trasporto: parte dell'energia rinnovabile prodotta in regione va dispersa perché la rete non riesce a smistarla né a immagazzinarla. È lo stesso nodo infrastrutturale che si ritrova in altre aree del Paese alle prese con la saturazione della rete elettrica rispetto al potenziale fotovoltaico installabile, e che in Molise si somma a obiettivi regionali già definiti sul fronte dell'agrivoltaico per il target rinnovabili al 2030.

Cosa chiede Coldiretti dopo lo stop del Governo

Coldiretti Molise ha definito la vicenda un segnale alle aziende del comparto rinnovabile, accusate di operare sul territorio senza portare benefici proporzionati agli agricoltori e ai cittadini della regione. La richiesta che accompagna la soddisfazione per lo stop è l'approvazione di una legge regionale sulle aree idonee, che definisca dove gli impianti possono sorgere senza entrare in conflitto con terreni agricoli e patrimonio paesaggistico.

Il tema non riguarda solo il Molise: casi analoghi di blocchi o rallentamenti su progetti agrivoltaici si sono già visti in impianti agrivoltaici fermi in Emilia-Romagna e in soglie di potenza introdotte altrove, come la soglia dei 12 megawatt per l'agrivoltaico in Campania. La partita delle aree idonee resta aperta anche sul piano nazionale, dove le regole per l'agrivoltaico nelle zone agricole continuano a essere oggetto di revisione normativa.