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ABB lascia la robotica: cosa rischia chi compra cobot

5,375 miliardi a SoftBank, chiusura nel 2026: i cobot ABB-Repossi inseguono cicli di 24 ore, con rischio ricambi

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Nella ricostruzione dei fatti disponibili, l’accordo tra ABB Robotics e Repossi Macchine Agricole Srl riguarda l’integrazione di robot collaborativi con trattori e attrezzature agricole per automatizzare fasi ripetitive a basso valore, in campo o in azienda. La notizia va quindi trattata con cautela, perché ABB ha annunciato la cessione della propria divisione Robotics, con un accordo con SoftBank da 5,375 miliardi di dollari firmato l’8 ottobre 2025 e contabilizzato come attività dismessa dal quarto trimestre dello stesso anno.

Un costruttore di trattori e attrezzature che porta la robotica oltre la fabbrica verso l’operatività quotidiana non è più un’eccezione isolata: Repossi Macchine Agricole si muove nella stessa direzione di altri produttori che sperimentano applicazioni di automazione sulle macchine, con l’obiettivo di spostare fasi ripetitive e a basso valore su sistemi automatici. La tecnologia in questione è quella dei cobot, i robot collaborativi pensati per lavorare fianco a fianco con gli operatori con requisiti di sicurezza più flessibili rispetto ai robot industriali tradizionali.

Il dettaglio che cambia la lettura della notizia riguarda proprio il fornitore. ABB, storicamente uno dei nomi di riferimento nella robotica industriale mondiale, ha infatti annunciato l’uscita dal settore: la divisione Robotics è già classificata come attività dismessa, con una cessione firmata verso SoftBank e chiusura prevista tra la metà e la fine del 2026. Chi valuta oggi un investimento in cobot ABB deve tenerne conto con attenzione.

ABB Robotics e Repossi nell’automazione delle macchine agricole
La robotica collaborativa ABB è già utilizzata anche in applicazioni agroalimentari per automatizzare operazioni ripetitive. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Repossi e i cobot, tra campo e azienda

Il perimetro dell’iniziativa, per quanto descritto nelle poche informazioni pubbliche disponibili, non riguarda solo l’officina ma tocca anche le lavorazioni in campo e in azienda: l’integrazione tra robot ABB e macchine Repossi punta a far gestire ai sistemi automatici le fasi ripetitive meno qualificanti, lasciando al trattore e all’operatore le decisioni più complesse. La stessa fonte cita l’accesso agli incentivi legati all’Agricoltura 4.0 e la possibilità di estendere i cicli di lavoro fino alle ventiquattro ore.

La differenza rispetto alla robotica da campo completamente autonoma, come i trattori senza conducente o i robot specializzati nel diserbo, sta nel grado di automazione delegato alle macchine: qui il trattore resta centrale, mentre i robot collaborativi si occupano di compiti ripetitivi su attrezzi o nella gestione delle lavorazioni sequenziali. Per un costruttore di medie dimensioni, questa impostazione permette di sperimentare l’automazione avanzata senza dover riprogettare da zero la macchina portante e l’intera organizzazione del lavoro.

Cosa può cambiare per qualità e tempi di consegna

Sulla carta i benefici attesi da un’automazione di questo tipo sono almeno due: una maggiore ripetibilità nelle operazioni standardizzabili, che si tratti di passate in campo o di fasi in azienda, e una riduzione della variabilità nei tempi quando i volumi di lavoro oscillano forte tra stagioni. Sono gli stessi vantaggi che altri costruttori di macchine operatrici, come nel caso citato di Caterpillar con FieldAI, cercano integrando intelligenza artificiale fisica e automazione avanzata nelle loro linee.

Per l’agricoltura professionale italiana la ricaduta concreta, se i progetti di questo tipo mantengono le promesse, riguarda la disponibilità di attrezzature e combinazioni trattore-robot con standard qualitativi più uniformi ciclo dopo ciclo. È un cambiamento che nasce nelle officine e nei reparti tecnici dei costruttori, ma che diventa visibile in campo quando si riducono le differenze tra una giornata di lavoro e l’altra. Chi ha seguito da vicino i precedenti tentativi di applicare la robotica ABB alle macchine agricole conosce però la distanza che può esserci tra annuncio e messa a regime industriale.

I limiti reali e i tempi da aspettarsi

Il primo limite è proprio la fornitura: con ABB che dismette la divisione Robotics e la cede a SoftBank, un costruttore che oggi installa cobot ABB deve considerare l’incertezza su assistenza, ricambi e roadmap tecnologica dei prossimi anni. Non è un dettaglio secondario per chi pianifica investimenti in automazione su un orizzonte di cinque o dieci anni in un contesto agricolo dove i tempi di ammortamento sono lunghi.

Il secondo limite è di scala economica: i cobot rendono meglio su volumi e ripetitività che non sempre si trovano in una filiera di nicchia come quella delle attrezzature agricole italiane, dove sono frequenti lotti piccoli e personalizzazioni. Chi segue l’evoluzione dell’automazione può confrontare il caso con l’ecosistema più ampio descritto negli approfondimenti su dove crescono davvero i robot agricoli in Italia, che mostrano una diffusione ancora concentrata su applicazioni mirate più che su un’automazione estesa a tutta la fabbrica.