Crisi climatica, fino a 30 miliardi l’anno bruciati nei campi: così calo rese e caldo estremo colpiscono imprese e braccianti
Danni stimati oltre 30 miliardi l’anno, calo fondiario fino a 162 miliardi e più infortuni da caldo nelle aziende agricole
Nelle prime otto settimane dell'estate 2026, tra il 14 giugno e il 3 agosto, l’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (INAIL) ha registrato 7 denunce di infortunio mortale nel settore agricoltura, silvicoltura e pesca, di cui 2 con causa presunta collegata al caldo estremo. Nello stesso periodo le proiezioni sul futuro dell'agricoltura italiana quantificano un conto che parte da 12,5 miliardi di euro l'anno entro il 2050 nello scenario più favorevole.
Nelle ipotesi più severe la perdita annua di produzione supera i 30 miliardi di euro, mentre il valore dei terreni agricoli potrebbe scendere fino a 162 miliardi di euro entro fine secolo. Fabio Ciconte, presidente dell'associazione Terra!, descrive la crisi climatica come "un formidabile moltiplicatore dello sfruttamento dei lavoratori e un ulteriore elemento di crisi che investe il mondo produttivo e aziendale".
Le perdite stimate per l'agricoltura entro il 2050
Lo scenario più ottimistico indica un calo della produzione agricola italiana di 12,5 miliardi di euro l'anno entro il 2050, cifra che nelle proiezioni più severe sale oltre i 30 miliardi. Si tratta di una forbice ampia perché dipende dalla velocità con cui si riducono le emissioni globali e dalla capacità del settore di adattarsi a raccolti sempre più instabili.
Sul fronte fondiario il conto è ancora più pesante nel lungo periodo: entro la fine del secolo il decremento del valore dei terreni agricoli può oscillare tra 87 e 162 miliardi di euro negli scenari peggiori. È una perdita patrimoniale che colpisce il capitale delle aziende, non solo il reddito annuale, con effetti su mutui, garanzie bancarie e passaggi generazionali.
Francesca Federici, ricercatrice di EStà Economia e Sostenibilità, osserva che "per far fronte agli impatti dei cambiamenti climatici sul settore agricolo servono politiche e contributi pubblici". Il tema è già oggetto di analisi settoriali, come quelle raccolte in un approfondimento sui 20 miliardi di danni che il clima ha già causato all'agricoltura italiana.
Caldo e siccità: i raccolti colpiti in Puglia nel 2026
In Puglia il 2026 ha lasciato segni concreti sui campi: nelle province di Taranto e Brindisi le principali organizzazioni agricole segnalano perdite localizzate per singole colture fino al 60%, in particolare per le angurie. La vendemmia regionale è partita nei primi giorni di agosto, con un anticipo di alcuni giorni rispetto al calendario tradizionale e con avvio ufficiale il 5 agosto nell’area di Leverano.
Il fenomeno non è isolato: tra il 2023 e il 2025 le superfici a pomodoro da industria in Puglia mostrano una contrazione significativa, legata anche alla carenza di acqua irrigua, senza che al momento siano disponibili stime ufficiali consolidate in ettari. Colture che richiedono acqua in fasi critiche della stagione mostrano una contrazione che si consolida di anno in anno, come già documentato per frutta, ortaggi e olio a rischio crollo per il caldo e la siccità.
Le aziende che lavorano su rese sempre più imprevedibili devono ricalibrare investimenti e organizzazione del lavoro stagionale, un tema affrontato anche nell'analisi sulle sette aziende agricole su dieci già danneggiate dal clima.
Sicurezza sul lavoro: lo stress termico nei campi
L'Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (INAIL) collega l'esposizione al caldo estremo a oltre 4.272 infortuni l'anno, con un costo assicurativo stimato in 50 milioni di euro annui sulla base di uno studio condotto con il Consiglio Nazionale delle Ricerche. Nel settore agricolo le denunce di malattie professionali sono salite a 13.998 nel 2024, in aumento del 21,9% sul 2023 e dell'86,2% rispetto al 2020.
Per ogni grado Celsius in più, le attività di lavoro intenso registrano un calo di produttività del 6,5%, un dato che l'INAIL classifica tra i rischi di prevenzione e sicurezza sul lavoro propri dell'agricoltura e delle lavorazioni all'aperto. Nell'Unione Europea la mortalità da calore estremo sul lavoro è cresciuta del 42% dal 2000.
Strumenti già operativi come il progetto Worklimate, sviluppato da INAIL e Consiglio Nazionale delle Ricerche, offrono previsioni di rischio termico personalizzate fino a 72 ore, differenziate per esposizione al sole, intensità dello sforzo e condizioni di lavoro. In diverse regioni si sperimentano inoltre ordinanze che sospendono le attività nelle ore più calde, affiancate da controlli mirati nei periodi di allerta.
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