Ecomondo 2026, 1.800 espositori e Messico ospite: come cambia il business del riciclo di valore
Dal 3 al 6 novembre Ecomondo 29esima edizione porta 1.800 brand, Messico Paese ospite e focus su materie prime seconde
Ecomondo torna alla Fiera di Rimini dal 3 al 6 novembre con la sua 29esima edizione, e lo fa alzando i numeri: oltre 1.800 brand espositori, una presenza estera in crescita del 10% rispetto al 2025 e più di mille hosted buyer attesi da tutto il mondo. La manifestazione di Italian Exhibition Group occupa 30 padiglioni su circa 169 mila metri quadrati.
L'edizione 2025 si era chiusa con 108 mila presenze da 122 Paesi, e l'obiettivo dichiarato è consolidare quel risultato ampliando ulteriormente la dimensione internazionale. Per la prima volta la rassegna avrà un Paese ospite, il Messico, mentre il taglio tematico si sposta: non più solo recupero dei materiali, ma aumento del loro valore economico.
Dal recupero al valore economico
Il filo conduttore dell'edizione, secondo gli organizzatori, è una sostenibilità capace di produrre ritorni economici misurabili. «La sostenibilità deve ora generare ritorni economici più concreti: sicurezza degli approvvigionamenti e maggiore competitività» osserva Fabio Fava, presidente del Comitato tecnico scientifico internazionale di Ecomondo. È attorno a questo obiettivo che il comitato ha costruito oltre 70 appuntamenti, ai quali si aggiungono gli eventi organizzati da espositori e partner.
I temi al centro del programma riguardano le materie prime critiche recuperabili da batterie e rifiuti elettronici, il riciclo delle plastiche, la circolarità nelle costruzioni e la progettazione di beni più durevoli e riparabili. «Dobbiamo passare dal recupero dei materiali alla produzione di prodotti di maggior valore» insiste Fava, indicando in intelligenza artificiale, sensoristica e tracciabilità gli strumenti per rendere più efficienti le filiere coinvolte.
Regole europee e nuovo mercato delle materie seconde
Due confronti in programma con Conai e Utilitalia saranno dedicati al Circular economy act europeo e alle sue ricadute su imballaggi e gestione dei rifiuti. L'obiettivo indicato dal comitato tecnico scientifico è la nascita di un mercato più integrato delle materie prime seconde, con criteri omogenei e maggiore riconoscibilità dei prodotti riciciati sul mercato unico.
«Abbiamo bisogno di un mercato europeo comune, integrato, con regole omogenee sia nel classificare sia nel commercializzare i prodotti» aggiunge Fava, sintetizzando la posta in gioco dei confronti istituzionali in programma a Rimini. Tra le novità espositive compare per la prima volta un padiglione dedicato al tessile, con incontri su ecodesign, riparazione, responsabilità dei produttori e passaporto digitale dei prodotti.
Acqua, agricoltura e dimensione mediterranea
Ampio spazio è riservato alla gestione dell'acqua, dalla riduzione delle perdite nelle reti al riuso industriale, fino alla resilienza delle coste e alla rigenerazione degli ecosistemi marini. Completano il programma bioeconomia, valorizzazione degli scarti agricoli, biogas, salute del suolo e monitoraggio satellitare, temi che intrecciano la transizione ecologica con le filiere produttive legate al mondo agricolo e zootecnico, non diverso da quanto osservato per il tema del capitale suolo e gli investimenti nei terreni agricoli.
La sesta edizione dell'Africa green growth forum, collegata al Piano Mattei, metterà a confronto istituzioni e imprese su acqua e agricoltura. «Le delegazioni non solo partecipano agli eventi, ma prendono contatti e fanno sistema con le nostre realtà industriali» spiega Fava. Il programma prevede inoltre l'Innovation district, spazio di incontro tra startup e investitori, e gli Stati generali della green economy il 3 e 4 novembre.
Il calendario fieristico autunnale resta denso di appuntamenti per il settore, dalle filiere forestali, come emerso a Forestalia 2025 con il debutto di Tecnovitis, fino alla meccanizzazione agricola in attesa a EIMA 2026 a novembre. Sul fronte energetico, intanto, la partita del biogas resta aperta anche sul piano industriale, come mostra la vicenda di Bioenerys, oggetto di un'offerta fino a 500 milioni di euro da parte di tre grandi gruppi energetici.
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