Farmer Usa, diesel a 6,5 dollari e debiti record: perché gli agricoltori minacciano di punire Trump
Aumenti oltre il 70% sul diesel agricolo e redditi netti in calo erodono il sostegno rurale nelle principali aree cerealicole
Il diesel agricolo negli Stati Uniti è passato da una media di circa 3,70 a oltre 6,30 dollari al gallone tra l’autunno 2025 e l’ottobre 2026, secondo le serie dell’Energy Information Administration, e una azienda tipica del Kansas che spendeva 31.000 dollari di carburante rischia di vederli raddoppiare nella prossima stagione. L'amministrazione Trump ha varato un pacchetto di aiuti da 8 miliardi di dollari, il programma Harvest Fuel Relief, ma per molti agricoltori arriva tardi rispetto al danno già subito sui margini aziendali.
Il malcontento si concentra soprattutto in diversi Stati del Midwest e del Sud, dove secondo Dee Davis, presidente del Center for Rural Strategies, la mobilitazione degli elettori rurali per le elezioni di midterm rischia di essere molto più debole rispetto al 2024. La conseguenza diretta è un'affluenza incerta proprio nelle contee dove il voto agricolo ha sempre pesato.
Farmer Usa, perché cresce la protesta contro Trump
Davis descrive un cambio di clima netto rispetto al passato recente: «Nel 2024 ho visto gli elettori di Trump delle aree rurali percorrere decine di miglia nella tempesta pur di andare a votare. Quest'anno non credo abbiano voglia di fare sforzi del genere». La frase fotografa una disillusione che non nasce da un singolo episodio, ma dall'accumulo di difficoltà economiche nelle ultime stagioni.
Il dipartimento dell'Agricoltura, nella previsione congiunturale Farm Sector Income Forecast, stima che il reddito netto delle aziende agricole scenderà del 2,6% in termini nominali nel 2026 rispetto al 2025. Il Farm Bureau segnala criticità di redditività per diverse colture e aree, mentre il debito agricolo ha superato i 600 miliardi di dollari, più che raddoppiato in due decenni, segno di aziende che si reggono su prestiti per la liquidità corrente.
Tra gli allevatori pesa anche la scelta dell'amministrazione di sospendere dazi su volumi significativi di carne bovina importata, in particolare su partite di carne macinata per periodi limitati, una misura che aumenta la pressione competitiva proprio mentre i costi di gestione salgono. Non sorprende che oltre metà degli intervistati in un sondaggio citato dalla stampa statunitense indichi l'aumento dei costi degli input come la preoccupazione principale, più delle politiche commerciali o dei prezzi dei prodotti finiti.
Trattori, fertilizzanti e carburante: i costi che pesano sulle aziende
Le proiezioni USDA di settembre parlano chiaro: le spese di produzione aumenteranno del 4,5% nel 2026, ma la voce carburante e olio da sola cresce di quasi il 30%. Il diesel al dettaglio, a una media nazionale intorno a 6,30 dollari per gallone con punte vicine a 6,50, costa circa 2,60 dollari in più rispetto a dodici mesi prima, poco oltre il 70% in termini percentuali, un salto che si scarica su ogni ettaro lavorato con trattrici e mietitrebbie.
Il programma Harvest Fuel Relief eroga pagamenti una tantum per la stagione di raccolta 2026 calcolati su una formula standardizzata che combina superficie coltivata, rese storiche e stime USDA di costi di carburante, rese e prezzi, ma copre solo in parte un rincaro che si somma a quello di fertilizzanti e ricambi. Si tratta di un sostegno legato all’annata 2026, con adesione subordinata alla presentazione di domanda entro una finestra temporale definita, e non di uno strumento strutturale e permanente. Il contesto è lo stesso già raccontato a proposito delle tensioni bancarie legate ai rischi di fallimento nel comparto agricolo statunitense, dove margini compressi e debito crescente si alimentano a vicenda.
Non è la prima volta che l'amministrazione prova a rispondere con misure di sostegno diretto: pochi mesi prima era arrivato l'annuncio dei 12 miliardi di dollari destinati al settore agricolo, un intervento che non ha impedito il deterioramento del clima tra gli elettori rurali. Trump, in un passaggio delle sue uscite pubbliche sul voto, ha chiesto ai sostenitori di comportarsi «come se sulla scheda ci fosse il mio nome», un appello diretto che misura quanto l'amministrazione percepisca il rischio di disaffezione nelle aree rurali.
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