Grano tenero al Nord, rese buone ma margini in rosso: perché il conto colturale non torna
Redditività sotto pressione per il grano tenero al Nord, con rese e qualità panificabile che non compensano costi energetici e mezzi tecnici.
Al Nord le trebbiatrici hanno chiuso la campagna con rese buone e qualità panificabile soddisfacente, ma il grano tenero in magazzino vale meno di quanto costa produrlo. Le quotazioni correnti restano sotto la soglia che copre concimazioni, gasolio, sementi e lavorazioni meccaniche, confermando un divario che la stagione agronomica favorevole non è riuscita a colmare.
Il paradosso riguarda aziende cerealicole di Lombardia, Veneto ed Emilia che segnalano un conto colturale in rosso nonostante i quintali in campo. La pressione arriva da un mercato dove l'offerta resta abbondante e i prezzi alla produzione non recepiscono l'aumento dei costi energetici e dei mezzi tecnici sostenuto negli ultimi mesi dalle imprese.
Grano tenero al Nord: rese e qualità non coprono i costi
Le aziende del Nord hanno raccolto volumi in linea o superiori alla media, con parametri qualitativi (peso specifico, proteine) adeguati alla filiera molitoria. Eppure il prezzo alla consegna non premia questo risultato agronomico: la remunerazione resta ancorata a listini che riflettono la disponibilità globale di cereali, non il merito produttivo del singolo raccolto.
Il nodo, come già evidenziato in un caso analogo sul raccolto record con margini stretti nonostante la resa, è strutturale: la qualità non basta a spostare il prezzo quando l'offerta internazionale resta pesante. La stessa dinamica era già emersa per il grano duro con prezzi sotto i costi nel 2026, segno che il problema non è isolato a una singola coltura.
Quotazioni del grano tenero e costi di produzione in crescita
Sul fronte dei costi, le voci che pesano di più sul conto economico aziendale restano energia e mezzi tecnici. La Regione Marche ha riconosciuto una compensazione di 0,20 euro al litro sul gasolio agricolo acquistato tra giugno e agosto 2026, un segnale indiretto di quanto l'energia incida sui bilanci dei cerealicoltori in più areali del Paese.
A livello nazionale l'indice Confcommercio sul caro vita ha toccato il valore più alto registrato a settembre, confermando una pressione sui costi che si riflette anche sugli input agricoli. In questo contesto, chi coltiva grano tenero deve verificare puntualmente ogni voce del conto colturale: fertilizzanti, carburanti, sementi e lavorazioni, per capire dove si concentra realmente la perdita di margine.
Il confronto con l'andamento recente di altri cereali, come indicato nella rilevazione sul rialzo di orzo e grano tenero e nei dati della Commissione Unica Nazionale sul grano duro di metà settembre, mostra un mercato dove gli aumenti restano spesso insufficienti a riassorbire i costi accumulati durante la campagna.
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