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Caporalato in agricoltura, dieci anni dopo: 24mila contratti in più ma appalti e alloggi fermi

La legge 199/2016 e il decreto 145/2024 alzano le tutele, ma restano aperti i nodi su appalti, alloggi e gestione della manodopera.

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Dieci anni dopo l'approvazione della legge 199/2016 contro il caporalato in agricoltura, varata il 29 ottobre 2016, il bilancio tracciato dalle organizzazioni sindacali segnala passi avanti sul piano repressivo ma lacune persistenti su prevenzione, appalti e alloggi dei lavoratori stagionali. Mancano numeri ufficiali aggiornati sul fenomeno, ma i dati disponibili sui flussi migratori e sulle conversioni dei permessi di soggiorno offrono un'indicazione delle dinamiche in corso nel settore agricolo.

Nel 2024 erano state registrate circa 200mila domande di ingresso con 40mila quote assegnate, delle quali solo l'8% si traduceva in contratti di lavoro effettivi. Una svolta è arrivata con il decreto 145/2024, che ha eliminato il tetto alle conversioni dei permessi di soggiorno, portando nel 2025 a oltre 24mila conversioni da lavoro stagionale a lavoro a tempo determinato, il triplo rispetto all'anno precedente.

Caporalato in agricoltura dieci anni dopo la legge 199/2016
L'attività ispettiva e il coordinamento tra istituzioni sono strumenti fondamentali per individuare le irregolarità e contrastare le forme di intermediazione illecita della manodopera. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

I risultati sul fronte repressivo

Tra le novità che hanno prodotto effetti concreti figura la modifica dell'articolo 603 bis del codice penale, che ha introdotto il reato di caporalato consentendo a forze dell'ordine e magistratura di intensificare i controlli. La segretaria della Uila-Uil, Enrica Mammucari, commenta così il quadro attuale: «Adesso, grazie al decreto 145/2024, è stato eliminato il tetto alle conversioni dei permessi di soggiorno. Un passo significativo sul terreno dei diritti e dell'emersione confermato dai dati 2025 che hanno registrato oltre 24mila conversioni di permessi di soggiorno da lavoro stagionale a lavoro a tempo determinato, il triplo rispetto al 2024».

Mammucari riconosce i progressi ottenuti ma individua nella fase preventiva il terreno dove restano i ritardi maggiori: «Riconosciamo i progressi, ma sulla fase preventiva siamo ancora all'anno zero. Mi riferisco a quegli ambiti che rappresentano il "brodo di coltura" del caporalato. E cioè l'intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, il trasporto dei lavoratori verso le campagne e il loro alloggio». Sono proprio questi i nodi che il decennio di applicazione della norma non ha ancora sciolto.

Banca dati e Enti bilaterali territoriali

Un passo in avanti è stato il varo della banca dati sul lavoro agricolo di qualità, a cui possono iscriversi le imprese che garantiscono il rispetto delle regole sull'impiego di manodopera. Secondo Mammucari, è stato positivo prevedere una premialità per le aziende iscritte che partecipano a bandi pubblici, come quelli sull'agrisolare, il bando Isi per l'adeguamento delle macchine agricole o i Piani di sviluppo rurale regionali: strumenti che intrecciano la regolarità contrattuale con l'accesso agli incentivi.

La segretaria Uila indica la prossima tappa necessaria: «Bisogna accelerare dando gambe alle sezioni territoriali della Rete del lavoro e affidando la gestione del mercato del lavoro, dei trasporti e degli alloggi agli Enti bilaterali territoriali (Ebat), costituiti dalle parti sociali. Attendiamo la piena operatività del Silca come strumento per indirizzare in maniera più efficace i controlli e la Banca dati sugli appalti, fondamentale per garantire un mercato del lavoro più trasparente».

Le criticità segnalate dalla Fai Cisl

Dalla Fai Cisl, che ha organizzato un incontro sul tema del caporalato e della manodopera straniera in agricoltura, arriva un bilancio che riconosce i progressi ma segnala ritardi specifici: «Progressi ce ne sono, tuttavia è un dato che il tavolo anticaporalato non si riunisce dallo scorso febbraio. Altro tema importante è, ad esempio, la previsione dell'assegno di inclusione per chi denuncia i caporali. Ma non si sa quanti ne hanno usufruito, se cioè questa misura, indiscutibile nel merito, poi alla prova dei fatti stia producendo risultati. E restiamo indietro sulle banche dati e sull'incrocio delle informazioni. Tema sul quale si potrebbero fare enormi passi in avanti anche grazie all'intelligenza artificiale. Le analisi preventive potrebbero consentire alle ispezioni di essere molto più precise ed efficaci».

Il reggente nazionale della Fai Cisl, Antonio Castellucci, punta l'attenzione sulla cornice normativa complessiva che regola il lavoro agricolo: «In questi anni sono state realizzate tante pratiche di inclusione e contrasto alle irregolarità valorizzando la contrattazione, la bilateralità, i servizi offerti dal sindacato. Manca ancora una politica migratoria moderna, efficiente e coerente. Serve una legislazione più avanzata che superi le logiche del click day e riformi il metodo dei decreti flussi, favorendo inoltre forme di emersione degli irregolari già occupati in agricoltura». Una questione che si lega anche alla gestione condivisa di manodopera e mezzi tra aziende agricole, e che interseca temi come le regole sui contratti a termine nel comparto.