Banca dati che taglia fuori le aziende irregolari sul lavoro
INPS, Marina Calderone, Decreto Agricoltura 2024: banca dati anti caporalato ferma, nel 2026 manca ancora il decreto
La banca dati degli appalti in agricoltura, annunciata dalla ministra del Lavoro Marina Calderone, è stata individuata dal legislatore come perno della nuova strategia contro il caporalato agricolo e lo sfruttamento nei campi. A oggi, però, lo strumento non è ancora operativo: manca il decreto interministeriale che deve definire i requisiti di qualificazione degli appaltatori e le modalità di funzionamento, e lo stesso Ministero del Lavoro ha dichiarato nel 2026 di essere ancora al lavoro per renderla operativa “al più presto”.
Per un’azienda o una cooperativa, l’errore da evitare è considerarla un mero adempimento formale in arrivo: l’accesso dipenderà da requisiti stringenti su contributi, contratti e garanzie, con effetti diretti sulla possibilità di gestire manodopera tramite appalti non appena la banca dati sarà effettivamente attivata.
Cos’è la banca dati degli appalti agricoli e dove nasce
La Banca dati degli appalti in agricoltura è lo strumento informatico istituito presso l’INPS dall’articolo 2‑quinquies del decreto‑legge 15 maggio 2024 n. 63, convertito dalla legge 12 luglio 2024 n. 101, il cosiddetto “Decreto Agricoltura”. Il testo coordinato, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, la inquadra tra le misure urgenti per rafforzare i controlli su lavoro e legislazione sociale nel settore agricolo, con accesso ai dati da parte di Ispettorato nazionale del lavoro, Carabinieri per la tutela del lavoro, Guardia di finanza e INAIL.
Il Decreto Agricoltura prevede anche un Sistema informativo per la lotta al caporalato che collega le banche dati di Ministero del Lavoro, Ministero dell’Agricoltura, INPS, INAIL, Ispettorato nazionale del lavoro, ISTAT e AGEA. Questo sistema, coordinato con la banca dati degli appalti, punta a rendere più mirata la vigilanza sugli sfruttamenti in agricoltura. Il quadro normativo di riferimento è consultabile nel testo ufficiale del decreto-legge 15 maggio 2024 n. 63 e legge di conversione.
Requisiti per l’iscrizione: cosa deve garantire l’azienda
Secondo quanto illustrato da Marina Calderone alle Commissioni Lavoro e Agricoltura della Camera, l’iscrizione alla banca dati degli appalti agricoli richiederà specifici requisiti di qualificazione degli appaltatori. Tra questi, la ministra ha indicato esplicitamente la regolarità contributiva verso gli enti previdenziali e l’applicazione dei contratti collettivi nazionali e territoriali di lavoro agricolo. L’azienda che intende operare tramite appalti dovrà quindi poter dimostrare di essere in regola sui versamenti e di rispettare i trattamenti economici e normativi previsti dalla contrattazione collettiva.
L’articolo 2‑quinquies demanda a un decreto interministeriale la definizione puntuale dei requisiti di qualificazione necessari all’iscrizione, che dovranno essere recepiti nelle procedure aziendali. All’audizione parlamentare richiamata, lo stesso provvedimento attuativo risultava ancora “in arrivo” e, a oggi, non è stato ancora adottato: finché il decreto non sarà emanato, la banca dati non potrà funzionare come filtro operativo sugli appalti. Per chi gestisce appalti di manodopera agricola sarà quindi decisivo, in preparazione alla futura applicazione, verificare in anticipo la propria posizione contributiva, gli inquadramenti contrattuali dei dipendenti e l’aderenza ai contratti collettivi applicabili, per non rischiare di rimanere escluso da uno strumento destinato a diventare parametro di legalità nei controlli sul lavoro agricolo.
Polizza fideiussoria, controlli incrociati e ruolo dell’INPS
Nel suo intervento parlamentare la ministra ha precisato che le imprese che si inseriscono nella dinamica degli appalti gestiti dalle aziende agricole dovranno disporre di una polizza fideiussoria idonea. Questa garanzia dovrà coprire obbligazioni contrattuali e previdenziali, in particolare il pagamento dei contributi dovuti per i lavoratori impiegati. La richiesta di una copertura fideiussoria mira a scoraggiare le cosiddette “cooperative senza terra” che operano in dumping sul costo del lavoro, concentrando il rischio d’irregolarità sulla filiera degli appalti.
La banca dati è affidata alla gestione dell’INPS, che secondo le relazioni del proprio Consiglio di Indirizzo e Vigilanza ne è titolare e responsabile dell’alimentazione, anche integrando i dati provenienti dal fascicolo aziendale agricolo e dai flussi AGEA tramite il SIAN. Una volta adottato il decreto interministeriale e avviato lo strumento, le informazioni sugli appalti saranno consultabili in forma analitica e aggregata dagli organi ispettivi per selezionare gli obiettivi di vigilanza a maggior rischio di caporalato, in coerenza con la strategia già illustrata nelle campagne di controlli straordinari contro il caporalato in agricoltura.
Cosa cambia per aziende agricole, cooperative e filiera
Per chi gestisce un’azienda agricola o una cooperativa, la banca dati INPS degli appalti comporterà un cambio di impostazione nella gestione della manodopera in appalto non appena diventerà pienamente operativa. Gli appalti privi dei requisiti di iscrizione – regolarità contributiva, rispetto dei contratti collettivi, polizza fideiussoria adeguata – rischieranno di essere facilmente intercettati dal nuovo sistema informativo come situazioni anomale. L’adesione alla Rete del lavoro agricolo di qualità e la presenza nella banca dati potranno diventare elementi distintivi nelle ispezioni e nei rapporti con la committenza professionale.
In prospettiva, gli operatori che ricorrono in modo strutturale agli appalti di servizi agricoli dovranno rivedere la selezione dei fornitori, privilegiando soggetti in grado di accedere alla banca dati e di dimostrare un profilo di piena conformità. Anche i contoterzisti organizzati in forma cooperativa o societaria saranno chiamati a verificare il proprio modello di gestione, considerando che il rafforzamento dei controlli riguarda anche le cooperative agricole e i loro appalti di manodopera.
Altri fronti della lotta al caporalato: rider e clima
Nel quadro più ampio di contrasto al caporalato, la ministra Calderone ha richiamato anche le misure sul cosiddetto “caporalato digitale” introdotte dal decreto-legge 30 aprile 2026 n. 62, convertito con modificazioni nella legge 25 giugno 2026 n. 112, che prevedono tra l’altro l’obbligo per le piattaforme di iscrivere tutti i rider – subordinati, autonomi o collaboratori coordinati e continuativi – nel libro unico del lavoro. L’obiettivo dichiarato è ottenere una mappatura più precisa del fabbisogno di lavoro intermediato digitalmente, così da poterlo “mettere in protezione” mediante controlli mirati sulle condizioni contrattuali e retributive.
Quanto alla sicurezza dei lavoratori agricoli nelle ondate di calore, Calderone ha sostenuto che la principale criticità nel settore resta lo sfruttamento tramite caporalato, respingendo la lettura di un arretramento delle tutele sulla Cassa integrazione per il caldo. La ministra ha spiegato che la riduzione dello stanziamento per il 2026 deriva da un’analisi del tiraggio delle risorse dell’anno precedente, rivendicando l’estensione delle misure anche agli operai agricoli a tempo determinato e part-time. In questo quadro, la banca dati degli appalti e il sistema informativo contro il caporalato vengono presentati come strumenti, ancora in fase di attuazione, per collegare tutela del reddito, vigilanza ispettiva e reale tracciabilità dei rapporti di lavoro nei campi.
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