Caporalato in agricoltura: al via il tavolo ministeriale
Riprende il confronto al ministero del Lavoro sul caporalato. Controlli, banca dati appalti e Rete del lavoro agricolo di qualità
Il lavoro nero nei campi è ancora una piaga aperta per l'agricoltura italiana. Qualcosa è stato fatto, ma la strada da percorrere è ancora lunga. È questo il quadro che emerge dalla riunione del tavolo anticaporalato al ministero del Lavoro, con le parti sociali chiamate a fare il punto sul completamento delle misure introdotte nel 2024.
L'Italia dispone già di una delle legislazioni più avanzate in materia: la legge 199/2016 e l'articolo 603 bis del codice penale hanno inasprito le pene contro lo sfruttamento della manodopera. Sul fronte della condizionalità sociale — principio recepito anche nella Politica agricola comune (PAC) — le aziende macchiatesi di reati di sfruttamento rischiano il taglio o la revoca dei contributi europei. Le prime revoche degli aiuti comunitari sono già state disposte da Agea: un segnale concreto, ma solo l'inizio.
Il tavolo anticaporalato al ministero del Lavoro riprende i lavori per completare le misure della legge 63/2024 su controlli e appalti in agricoltura
Più ispettori, più formazione
Uno dei nodi principali riguarda i controlli sul territorio. Gli ispettori del lavoro devono aumentare di numero ed essere formati in modo specifico sul contratto agricolo, in materia previdenziale e assistenziale. Senza un investimento serio su questo fronte, le norme rischiano di restare sulla carta.
La banca dati degli appalti: uno strumento chiave
Il decreto Agricoltura (legge 63/2024) ha introdotto il sistema unico dei controlli e la banca dati degli appalti in agricoltura, ma questi strumenti devono ancora essere pienamente attuati.
Il coordinamento tra INPS e Agea è fondamentale: grazie alle verifiche geospaziali, è possibile incrociare i dati aziendali con le colture effettive. Un vigneto di dieci ettari, per fare un esempio concreto, non può essere vendemmiato da due sole persone.
Il caporalato di oggi ha cambiato faccia: non più il classico intermediario nei campi, ma cooperative senza terra gestite da operatori in giacca e cravatta che lucrano sulla pelle dei braccianti, spesso migranti. La banca dati degli appalti labour intensive vuole mettere fine a questo sistema, imponendo l'iscrizione a un albo, la tracciabilità delle imprese e una fideiussione bancaria a garanzia di retribuzioni e contributi previdenziali.
La Rete del lavoro agricolo di qualità, con il supporto degli enti bilaterali, è la strada per offrire alle aziende una alternativa concreta e legale al caporale
La Rete del lavoro agricolo di qualità: alternativa concreta al caporale
La vera sfida è costruire un'alternativa legale e funzionante all'intermediazione illecita. La risposta è la Rete del lavoro agricolo di qualità, che deve essere resa efficace attraverso le sezioni territoriali e il coinvolgimento degli enti bilaterali (Ebat) su alloggi, trasporti e incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Tuttavia, al momento manca ancora lo schema di convenzione: un ritardo burocratico che rischia di vanificare anche le migliori intenzioni.
Per gli agricoltori che operano nel rispetto delle regole, il completamento di queste misure non è solo una questione di giustizia sociale: è una questione di concorrenza leale. Chi rispetta i contratti non può perdere terreno rispetto a chi sfrutta i lavoratori. Il tavolo ministeriale è aperto: ora servono risultati concreti.
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