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Popillia japonica nei vigneti del Canavese: 200 larve/m² e 193 miliardi di nematodi in campo

Nel Canavese Coldiretti Torino testa Heterorhabditis bacteriophora contro le larve nei vigneti con applicazioni mirate su 77,5 ettari

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Foto di: OmniTrattore.it
Ezio Notte Ezio Notte

Nei terreni canavesani scelti per la sperimentazione biologica contro la Popillia japonica i tecnici hanno misurato oltre 200 larve per metro quadrato, una densità che spiega da sola i cali di produzione fino al 50% registrati nella vendemmia 2026. Coldiretti Torino ha distribuito a settembre 193 miliardi e 750 milioni di nematodi entomopatogeni su 77,5 ettari, con dieci aziende agricole coinvolte tra Caluso, Vische, Barone Canavese, Orio Canavese, Foglizzo e Mazzè.

Il coleottero, lungo circa un centimetro e capace di nutrirsi di oltre 300 specie vegetali tra cui vite, pesco, ciliegio e mais, ha già inciso per il 20% sulla produzione vitivinicola dell'intera provincia di Torino, con una perdita di valore stimata da Coldiretti attorno ai 2 milioni di euro. La sperimentazione con i nematodi punta sulle larve nel suolo, non sugli insetti adulti che danneggiano foglie e grappoli.

Popillia japonica, la risposta biologica del Canavese
Le larve di Popillia japonica vivono nel suolo e si nutrono delle radici. Nel Canavese sono state rilevate densità superiori a 200 esemplari per metro quadrato nei terreni più colpiti. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Popillia japonica, come funziona la lotta alle larve nel suolo

Il metodo utilizza Heterorhabditis bacteriophora, un nematode entomopatogeno che penetra nel corpo delle larve di Popillia japonica e le uccide liberando batteri simbionti. L'azione si concentra sullo stadio larvale, quello che sverna nel terreno nutrendosi delle radici delle graminacee, lasciando fuori dal bersaglio gli adulti già emersi e attivi sulla vegetazione.

La distinzione tra i due stadi è centrale per chi gestisce il vigneto: un trattamento riuscito sulle larve riduce la popolazione dell'anno successivo, ma non ferma gli sciami di coleotteri già in volo nella stagione in corso. Per questo la sperimentazione non sostituisce gli strumenti contro gli adulti, come le misure di gestione pratica in azienda contro Popillia japonica 2026 già indicate dagli operatori del settore.

In Piemonte restano infatti operativi 1.200 dispositivi attract and kill pensati per intercettare gli adulti e limitarne la diffusione, mentre reti antinsetto, raccolta manuale e prodotti fitosanitari autorizzati per la coltura completano il quadro difensivo sopra il suolo, da usare secondo le indicazioni di etichetta.

Nematodi entomopatogeni: applicazione e condizioni del terreno

L'efficacia del trattamento dipende da tre variabili tecniche: il periodo di applicazione, generalmente collocato tra fine agosto e metà settembre, l'irrigazione preventiva del terreno e il mantenimento dell'umidità del suolo anche nei giorni successivi al rilascio dei nematodi. Organismi vivi, richiedono una conservazione corretta prima dell'impiego in campo.

Le prove condotte in Piemonte e Lombardia hanno mostrato risultati variabili proprio in funzione di queste condizioni, al punto che i tecnici raccomandano campionamenti successivi per verificare l'effettivo abbattimento della popolazione larvale. Non si tratta di un intervento a effetto garantito, ma di un contenimento che va controllato sul campo con rilievi mirati.

La stessa sperimentazione canavesana viene presentata dai suoi promotori come misura di contenimento e non come soluzione definitiva: l'eliminazione completa dell'infestazione resta considerata improbabile. Lo conferma anche il sindaco di Montalenghe, Elio Guglielmo, secondo cui il problema

sta mettendo a rischio le nostre produzioni agricole e i prodotti tipici, ma sta iniziando a interessare anche le aree verdi e i giardini.

Temperatura e umidità del suolo durante l'inverno continueranno a condizionare lo sviluppo delle larve superstiti e la deposizione delle uova nella stagione successiva, un fattore che si somma agli effetti già misurati sulla resa della vendemmia 2026 compromessa da Popillia japonica.