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Aiuti Ue solo sopra il 30% di perdite: mais escluso?

Soglia Ue al 30%, mais italiano al 20-25%: Christophe Hansen spinge la Pac, Slovenia al 70%, Francia al 40%

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Il commissario europeo all'Agricoltura Christophe Hansen ha chiesto agli Stati membri di attivare tutte le flessibilità disponibili nei piani strategici della Pac per rispondere alla siccità che ha colpito i raccolti estivi. In Italia il danno al mais è stimato tra il 20 e il 25%, mentre in Slovenia le perdite arrivano fino al 70% e in Francia si attestano intorno al 40%.

La Commissione ha proposto un nuovo intervento di crisi per compensare gli agricoltori con perdite produttive di almeno il 30%, ma la riserva agricola per il 2026 risulta già quasi interamente mobilitata per la crisi energetica e dei fertilizzanti. Per le aziende italiane e i contoterzisti la conseguenza pratica riguarda tempi e condizioni di accesso agli aiuti, non l'apertura di nuovi fondi straordinari.

Le misure urgenti chieste da Bruxelles

Hansen ha incontrato il ministro irlandese Martin Heydon il 1° settembre, in vista del Consiglio informale dei ministri dell'Agricoltura in programma a Dublino dal 6 all'8 settembre. «La situazione è seria, soprattutto in alcune parti dell'Ue», ha dichiarato il commissario, sottolineando che la priorità immediata resta l'uso degli strumenti già esistenti piuttosto che l'attesa di nuovi pacchetti.

Siccità e Pac, cosa cambia per le aziende agricole italiane
o stress idrico durante le fasi più sensibili della coltura può compromettere sviluppo e resa finale del mais. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Il bollettino MARS del Centro comune di ricerca, aggiornato al 30 agosto, stima rese dei coltivi estivi fino al 14% sotto la media degli ultimi cinque anni in ampie zone dell'Europa occidentale e centrale. La produzione di latte è già scesa del 10-15% in alcune aree per la scarsità di foraggi, un dato che pesa direttamente sulle aziende zootecniche italiane alle prese con la stessa gestione dei sistemi foraggeri in condizioni di siccità.

Copa-Cogeca ha chiesto una risposta europea più incisiva, spingendo perché la discussione sulla Pac post 2027 tenga conto strutturalmente dell'emergenza climatica. Il tema non riguarda più solo l'esito di una singola campagna: come nota lo stesso dibattito in corso, «la siccità non è più soltanto una questione legata agli esiti della campagna agricola», ma un fattore da integrare nella programmazione pluriennale delle aziende.

Flessibilità Pac e intervento di crisi: come funzionano

Il quadro giuridico di riferimento resta il Regolamento (UE) 2021/2115 sui piani strategici della Pac 2023-2027, già pienamente operativo, che consente agli Stati membri di modificare interventi e dotazioni per includere misure di gestione del rischio climatico e investimenti in irrigazione. A questo si affianca il Regolamento (UE) 2021/2116 sulla riserva di crisi, quest'anno già quasi esaurita dalla crisi energetica precedente.

Per le imprese italiane conta anche il regime di aiuti di Stato da 285 milioni di euro approvato dalla Commissione il 31 agosto, rivolto a imprese agricole, della pesca e dell'acquacoltura colpite dal rincaro di carburanti e fertilizzanti, erogato tramite sovvenzioni dirette e agevolazioni fiscali fino al 31 dicembre 2026. Restano inoltre attivabili gli anticipi dei pagamenti diretti Pac, uno strumento già rodato per alleviare i problemi di liquidità legati a crisi climatiche ricorrenti in agricoltura.

Sul fronte degli investimenti strutturali, la Commissione indica come leve prioritarie l'irrigazione efficiente, lo stoccaggio idrico e il riutilizzo delle acque trattate, temi già al centro delle scelte operative su irrigazione del mais e adattamento climatico per la campagna in corso. La scadenza del 30 settembre per le richieste finali del dispositivo di ripresa e resilienza rende urgente, per chi deve ancora attivare progetti su reti idriche, chiudere le pratiche entro l'anno, come ricorda la Rappresentanza in Italia della Commissione europea.

Aiuti di crisi o strumenti di condivisione del rischio

La soglia del 30% di perdita produttiva indicata dalla Commissione per l'intervento di crisi diventa lo spartiacque pratico nella pianificazione aziendale: sotto quella percentuale, come nel caso del mais italiano attestato al 20-25%, l'azienda deve contare soprattutto su strumenti ordinari come anticipi Pac e aiuti di Stato, non su compensazioni straordinarie.

Per i contoterzisti e le imprese esposte a cali ricorrenti di resa, gli strumenti di gestione del rischio (fondi mutualistici, assicurazioni agevolate) restano complementari agli aiuti pubblici piuttosto che alternativi, soprattutto quando le perdite si concentrano in singole colture o aree, come segnalano i casi di ortaggi, frutta e olio colpiti dalla siccità in diverse regioni italiane.