Vai al contenuto principale

Non è il gasolio il vero problema: il mix di costi che sta prosciugando il reddito in azienda

Redditività in calo tra fertilizzanti più cari, rese sotto media e prezzi riconosciuti insufficienti lungo l’intera filiera agroalimentare

non-e-il-gasolio-il-vero-problema-il-mix-di-costi-che-sta-prosciugando-il-reddit
Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Le proteste di agricoltori e autotrasportatori culminate il 27 ottobre davanti a Montecitorio hanno riportato al centro il caro gasolio, ma dietro gli slogan contro il governo c'è un problema più strutturale. L'aumento dei costi di produzione, dai fertilizzanti all'energia, si somma a prezzi riconosciuti troppo bassi rispetto a quanto le aziende spendono per produrre.

Il Consiglio dell'Unione europea, riunito in formazione Agricoltura e Pesca il 26 ottobre, ha approvato una posizione negoziale parziale sulla riforma della Politica agricola comune post 2027, che definisce il quadro di sostegno agli agricoltori per il periodo 2028–2034. In questa cornice il sostegno al reddito degli agricoltori è già uno dei temi centrali della proposta della Commissione, a conferma che il nodo riguarda la tenuta economica strutturale delle aziende agricole italiane ed europee.

Agricoltori, il caro gasolio non spiega la crisi dei costi
Le proteste del 27 ottobre davanti a Montecitorio hanno riportato l'attenzione sul caro gasolio e sulle difficoltà economiche di agricoltori e autotrasportatori, alle prese con costi crescenti e margini sempre più ridotti. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Il nodo non è solo il gasolio

Il rincaro del gasolio agricolo resta una voce pesante in bilancio, soprattutto per chi gestisce i costi di gasolio, grano e zucchero che gravano su allevatori già in difficoltà. Ma la newsletter di ottobre della Commissione europea inquadra il problema in modo più ampio: i sistemi alimentari sono esposti simultaneamente a shock climatici, tensioni geopolitiche e crisi energetiche.

Un elemento critico riguarda la dipendenza dall'estero per i fertilizzanti: oltre il 60% dei Paesi e territori considerati nel Global Report on Food Crises è pienamente dipendente dalle importazioni di fertilizzanti azotati, fosfatici e potassici, in particolare dalla Federazione Russa e dalla Bielorussia. Si tratta di un dato globale, non specifico per l'Italia, ma spiega perché ogni tensione su questi mercati si ripercuota rapidamente sui costi aziendali, come già osservato quando il prezzo del gas ha spinto al rialzo quello dei fertilizzanti.

A complicare il quadro si aggiunge il clima: il bollettino JRC MARS di ottobre 2026 segnala previsioni di resa inferiori alla media quinquennale per la maggior parte delle colture europee, con condizioni di umidità del suolo sfavorevoli. In diverse aree queste condizioni hanno già compromesso semine e sviluppo delle colture invernali, con rischi concreti per le produzioni della prossima campagna.

Costi di produzione e prezzi riconosciuti: dove si schiacciano i margini

Durante il dibattito parlamentare europeo del 22 ottobre sulla semplificazione normativa per i prodotti chimici, sono stati richiamati tra i problemi dell'agricoltura il costo elevato dei fertilizzanti, la siccità e gli oneri burocratici. Tre fattori che agiscono insieme, non in sequenza, e che spiegano perché il solo intervento sul prezzo del carburante non basterebbe a risolvere la crisi di redditività.

Gli agricoltori e i sindacalisti scesi in piazza il 27 ottobre hanno chiesto risposte su un fronte più largo di quello energetico, legato ai prezzi riconosciuti lungo la filiera. È lo stesso tema già emerso nelle proteste in Sicilia, dove i presidi con i trattori fermi hanno bloccato il traffico su Aurelia e Jonica per giorni. Il segnale è quello di un disagio che non si esaurisce in una singola rivendicazione sul costo del carburante.

La Commissione europea ha presentato proposte per una cornice agricola più semplice e flessibile, orientata a garantire il reddito degli agricoltori, migliorare il targeting dei pagamenti e sostenere il ricambio generazionale. Resta aperto il tema di quanto queste misure, pensate per la PAC dopo il 2027, riusciranno a incidere su una crisi di liquidità che le aziende agricole italiane vivono già oggi, tra bollette energetiche e il caro energia che travolge i bilanci delle stalle.