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Virus Shamonda, 5 province spagnole positive e 13 Paesi Ue coinvolti: cosa cambia per le stalle italiane

9 province in Spagna, SHAV-EU1 e SHAV-EU2, Campania e Nord Italia sotto sorveglianza: biosicurezza senza blocchi extra

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Il virus Shamonda ha allevamenti bovini positivi in nove province spagnole: Córdoba, Siviglia, Cadice, Toledo, Ávila, Madrid, Girona, Cantabria e Guipúzcoa. Il Ministero dell’Agricoltura, Pesca e Alimentazione spagnolo si è dichiarato in stato di allerta per il virus, con conferma dei focolai tramite il Laboratorio centrale di riferimento e sorveglianza rafforzata sulle zone coinvolte.

Le province spagnole e la sorveglianza attivata

I dati ministeriali resi noti finora collocano le positività confermate nelle aziende bovine di Córdoba, Siviglia, Cadice, Toledo, Ávila, Madrid e Girona, con casi di virus Shamonda tipo 2 rilevati in Cantabria e Guipúzcoa. Il Ministero della Salute spagnolo ha annunciato l’impiego di tutti gli strumenti e dei server pubblici disponibili per vigilare sul virus e tracciare ogni caso confermato, senza introdurre al momento blocchi straordinari per i movimenti interni di animali.

Le autorità sanitarie spagnole parlano di situazione sotto controllo pur mantenendo lo stato di allerta attivo. Un approccio simile a quello già adottato in Italia, dove la Regione Campania ha chiarito che la conferma di positività in allevamenti bovini e bufalini del Salernitano non configura un’emergenza sanitaria regionale. La circolazione del virus Shamonda è gestita con sorveglianza veterinaria ordinaria e misure di biosicurezza standard, come descritto nel caso dei primi focolai bovini e bufalini nel Salernitano.

I paesi europei con circolazione confermata

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il virus è stato rilevato per la prima volta in Europa nel giugno 2026, in bovini del sud della Germania e in Svizzera, con i primi sintomi clinici osservati sugli animali dall’inizio dell’estate. Le successive indagini hanno identificato il 31 luglio 2026 una variante denominata Shamonda-Europe, poi classificata come clade europeo, con diffusione progressiva in più paesi dell’Unione europea.

L’Italia rientra tra i paesi con circolazione confermata sia per i primi casi sospetti segnalati in Campania, già oggetto di un precedente approfondimento sui rischi per gli allevamenti nazionali consultabile nella pagina dedicata a cosa temere subito dal virus Shamonda nelle stalle italiane, sia per il rilevamento più recente del ceppo Shamonda virus Europe 1 in allevamenti bovini da latte del Nord Italia con caratterizzazione genomica. Per contoterzisti e tecnici di stalla non risultano, al momento, indicazioni che riguardino trattori, mungitrici o altre attrezzature; le linee guida nazionali richiamano la sorveglianza veterinaria aziendale, la notifica alle autorità competenti e la gestione degli insetti vettori negli ambienti di stabulazione.

Varianti europee e impatto in stalla

Le fonti spagnole distinguono due varianti del virus, indicate come tipo 1 e tipo 2, che corrispondono alle denominazioni tecniche Shamonda virus Europe 1 (SHAV-EU1) e Shamonda virus Europe 2 (SHAV-EU2), rilevate in province diverse del paese e in aree differenti d’Europa. La distinzione orienta le analisi di laboratorio e la classificazione dei focolai per i veterinari aziendali, mentre il quadro clinico osservato negli animali resta sostanzialmente sovrapponibile tra i due clade.

I sintomi segnalati negli allevamenti colpiti includono febbre, cali della produzione di latte e, in alcuni casi, malformazioni nei vitelli nati da bovine infette durante la gravidanza. L’impatto produttivo più immediato riguarda quindi la resa lattiera, più che la mortalità diretta degli animali adulti, che risulta generalmente contenuta secondo i dati finora diffusi dai servizi veterinari spagnoli ed europei.

Il caso umano registrato in Francia, il primo mai documentato di infezione da virus Shamonda in una persona, riguarda un paziente gravemente immunodepresso ricoverato agli Hospices Civils de Lyon e successivamente deceduto per encefalite da SHAV-EU1. Le autorità sanitarie francesi e l’Organizzazione mondiale della sanità considerano il caso eccezionale per le condizioni cliniche pregresse del paziente e mantengono, al momento, una valutazione di rischio basso per la popolazione generale.

Biosicurezza aziendale tra più emergenze zootecniche

La situazione spagnola si inserisce in un contesto sanitario europeo già segnato da altre emergenze zootecniche che richiedono agli allevatori un presidio costante. In Scozia la bluetongue ha superato i 3.000 focolai nel Regno Unito, con l’intera regione dichiarata zona di restrizione, come descritto nell’approfondimento su oltre 3.000 focolai di bluetongue in Scozia.

In Sardegna la dermatite nodulare bovina ha portato al blocco di oltre 1.000 vitelli, un caso trattato nella pagina dedicata all’allarme sardo sui vitelli bloccati, mentre la copertura vaccinale contro la lingua blu negli ovini resta ferma al 20% secondo i dati raccolti nell’articolo sull’allarme lingua blu in Sardegna. Il filo comune tra questi focolai resta la gestione degli insetti vettori e il controllo dei movimenti animali nelle aziende esposte.