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Shamonda in stalle italiane: cosa temere subito

16 settembre, Shamonda nelle Alpi: Ministero della Salute, FNOVI e Culicoides cambiano la sorveglianza in stalla.

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Il Ministero della Salute ha confermato in una nota informativa la circolazione del virus Shamonda in allevamenti di vacche da latte del Nord Italia. Al momento la nota parla di focolai in aziende della fascia alpina, con quadri clinici caratterizzati da febbre, diarrea e un calo sensibile della produzione di latte, e animali introdotti dalla Francia risultati anch'essi positivi.

Il ministero invita allevatori e veterinari aziendali a prestare attenzione alla comparsa di febbre, diarrea, cali della produzione lattea e aborti. La FNOVI (Federazione Nazionale degli Ordini dei Veterinari Italiani) ha ripreso la segnalazione, confermando che il virus o virus affini circolano anche in altri Paesi europei confinanti con l'arco alpino e che la situazione richiede una sorveglianza attiva in stalla.

Virus Shamonda nei bovini, sintomi e rischi per gli allevamenti
I moscerini ematofagi del genere Culicoides sono i principali vettori degli orthobunyavirus del sierogruppo Simbu OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Virus Shamonda nei bovini: cosa sappiamo oggi in Europa e nelle Alpi

Il virus Shamonda appartiene alla famiglia degli ortobunyavirus, sierogruppo Simbu, lo stesso a cui si ricollega concettualmente il più noto virus Schmallenberg. Identificato per la prima volta in Nigeria negli anni '60, non risultavano evidenze in Europa fino al 2026, quando sono state descritte le prime identificazioni molecolari in Germania e Francia, poi in Svizzera, Paesi Bassi, Belgio, Liechtenstein e Austria.

In Italia la conferma arriva dall'Istituto Zooprofilattico il 16 settembre, a ridosso della nota ministeriale. I bovini restano gli ospiti principali, ma in Europa sono state segnalate positività anche in ovini e in altri piccoli ruminanti e camelidi sudamericani. Il dato allarga il perimetro di sorveglianza oltre la sola mandria da latte, in particolare per le aziende miste con greggi o allevamenti di camelidi.

Un elemento che distingue Shamonda da altre emergenze sanitarie recenti, come la blue tongue in Sardegna, è il diverso inquadramento normativo. L'infezione non è al momento elencata nel regolamento UE sulla sanità animale come malattia soggetta a notifiche armonizzate, anche se diversi Paesi hanno attivato sistemi di sorveglianza e indicazioni ufficiali a livello nazionale per il nuovo orthobunyavirus del gruppo Simbu.

Trasmissione del virus Shamonda e perché riguarda gli allevamenti del Nord Italia

La trasmissione avviene principalmente tramite insetti vettori del genere Culicoides, moscerini ematofagi già responsabili della diffusione di altre malattie vettoriali negli allevamenti alpini e prealpini. Non ci sono prove di una significativa trasmissione diretta da animale ad animale, se non per via verticale dalla madre al feto durante la gestazione. Questo rende cruciale il monitoraggio delle bovine gravide all'interno delle mandrie più esposte.

Per chi gestisce allevamenti nel Nord Italia la conseguenza operativa più immediata riguarda la gestione degli ambienti umidi aziendali. Occorre intervenire sui siti di deposizione delle uova degli insetti, controllare effluenti liquidi e acqua stagnante, valutare la disinfestazione dei mezzi di trasporto in ingresso e in uscita dall'azienda. Non esiste al momento alcun vaccino disponibile per prevenire l'infezione in bovini o altri ruminanti.

Il virus non è trasmissibile all'uomo e non comporta alcun impatto sulla salute pubblica, incluso il consumo di latte e carne. Questo punto è stato chiarito in modo esplicito nella nota del Ministero della Salute per ridurre allarmismi ingiustificati tra i consumatori. Il Centro di Referenza Nazionale fornirà a breve indicazioni operative per la diagnosi di laboratorio dell'infezione, utili a distinguere Shamonda da altre cause di febbre e calo produttivo già note in stalla, come le micotossine nei foraggi delle bovine da latte o gli effetti dello stress da caldo sulle bovine.