Foraggi 'sicuri' che fanno perdere latte: il rischio nascosto
Studio DIANA, Università Cattolica di Piacenza, 977 campioni: DON, ZEN e fumonisine colpiscono paglie, sorgo e triticale
La contaminazione da micotossine nelle bovine da latte non riguarda solo l’insilato di mais, ma coinvolge anche paglie, fieni e insilati alternativi. Lo studio settennale del gruppo DIANA dell’Università Cattolica di Piacenza mostra che i foraggi “non mais” possono contribuire in modo rilevante al carico di tossine fungine in stalla, soprattutto quando più ingredienti contaminati si sommano nella razione. Il rischio per salute, fertilità e produzione di latte diventa concreto se si controlla solo il mais e si trascurano gli altri foraggi aziendali.
Micotossine nei foraggi non mais: cosa cambia
Le micotossine sono sostanze tossiche prodotte da muffe dei generi Fusarium, Aspergillus e Penicillium, capaci di svilupparsi già in campo su cereali autunno-vernini e foraggi estivi, oppure durante l’essiccazione e la conservazione in trincea o in balla. Lo studio DIANA – condotto in collaborazione con il Laboratorio di Analisi Zootecniche di Gonzaga – ha analizzato 977 campioni tra insilati e fieni di frumento, sorgo, triticale, loietto, miscugli cerealicoli, graminacee e leguminose, evidenziando una presenza diffusa di micotossine anche dove, in pratica, spesso non vengono cercate.
Negli allevamenti da latte le tossine di origine Fusarium come DON (deossinivalenolo), zearalenone (ZEN) e fumonisine possono ridurre l’ingestione, peggiorare l’efficienza alimentare, alterare il sistema immunitario e riproduttivo, con ricadute su cellule somatiche, tassi di concepimento e longevità della mandria. Il rischio è subdolo: livelli singolarmente modesti ma presenti in modo cronico, sommati tra più componenti della razione, possono erodere margini produttivi senza dare sintomi eclatanti, venendo confusi con “annate storte” o problemi gestionali generici.
DON, zearalenone e fumonisine: quali foraggi sono più a rischio
Nel monitoraggio pluriennale, il DON è emerso come la micotossina più frequente, con positività diffuse soprattutto in paglie e insilati da miscugli cerealicoli, dove i residui di spiga offrono un ottimo substrato a Fusarium. Lo zearalenone ha mostrato una prevalenza inferiore ma con picchi più marcati negli insilati di sorgo e nelle paglie, e un andamento crescente nelle ultime annate della serie (2024‑2025), verosimilmente legato a fasi di raccolta e appassimento più umide.
Le fumonisine risultano meno diffuse ma non trascurabili, con casi puntuali di contaminazione significativa ancora negli insilati di sorgo. Al contrario, i fieni di leguminose come l’erba medica tendono a mostrare livelli molto bassi o assenti per queste tossine specifiche, pur dovendo restare sotto sorveglianza per altre muffe. Per chi formula razioni, questo significa che sorghi, triticali, loietti e paglie vanno considerati a pieno titolo nel bilancio micotossine, soprattutto se associati a insilati di mais già prossimi ai limiti aziendali di sicurezza.
Clima, raccolta e stoccaggio: dove nasce il problema
Lo studio DIANA collega le maggiori contaminazioni di DON alle annate 2018‑2019, caratterizzate da elevata piovosità nelle principali aree foraggere del Nord Italia, con fasi di maturazione e raccolta dei cereali foraggeri spesso in condizioni bagnate. L’esperienza di campo conferma che raccolte tardive, andane rimaste in campo sotto pioggia, essiccazioni lente e trincee chiuse con prodotto troppo umido creano l’ambiente ideale perché le muffe producano micotossine, anche se il foraggio sembra visivamente “accettabile”.
Il legame tra clima e contaminazione è ormai riconosciuto anche dai piani di controllo ufficiale. Il Piano nazionale di controllo su contaminanti e tossine vegetali del Ministero della Salute collega esplicitamente il rischio micotossine alle condizioni pedoclimatiche e alle pratiche agronomiche, estendendo i controlli a molteplici colture oltre il mais piano di controllo su contaminanti e tossine vegetali. In annate umide chi gestisce l’azienda deve quindi alzare l’attenzione su tutti i foraggi alternativi, programmando campionamenti mirati prima del carico in trincea e durante l’uso.
Come impostare monitoraggio e prevenzione in stalla
La prevenzione parte dal campo: rotazioni corrette, scelta di specie meno suscettibili, gestione dei residui colturali e protezione fitosanitaria dei cereali riducono la pressione di Fusarium, come mostrano gli approcci integrati di difesa fitosanitaria dei cereali invernali. A valle, la raccolta deve puntare a gradi di maturazione e umidità adeguati, riducendo il tempo in andana e assicurando trincee ben costipate e sigillate. La gestione dei residui e delle stoppie influisce anche sul rischio micotossine nella stagione successiva, in modo analogo a quanto avviene per l’accumulo di inoculo nei residui colturali responsabili di micotossine.
In mangimistica, il Piano Nazionale Alimentazione Animale inquadra le micotossine tra le sostanze indesiderabili da controllare lungo tutta la filiera dei mangimi a base di cereali e altri ingredienti vegetali PNAA – micotossine nei mangimi. Per il mangime aziendale, questo approccio può tradursi in un piano interno basato su tre pilastri operativi:
- campionare regolarmente insilati, fieni e paglie “non mais”, inviando i campioni a laboratori che usano metodi validati per DON, ZEN e fumonisine;
- aggiornare la valutazione del rischio in base a specie vegetale, annata climatica, appezzamento di provenienza e storia del foraggio;
- adattare le razioni riducendo l’inclusione dei lotti più contaminati e, se necessario, valutare l’uso mirato di additivi leganti o detossificanti, in accordo con il veterinario nutrizionista, nel rispetto della normativa vigente.
Per il latte destinato all’alimentazione umana e per gli alimenti in generale, i tenori massimi di micotossine e altri contaminanti sono oggi disciplinati dal regolamento (UE) 2023/915, che dal 25 maggio 2023 ha abrogato e sostituito il precedente regolamento (CE) n. 1881/2006 regolamento (CE) 1881/2006 sui tenori massimi. Il nuovo quadro normativo, oltre a fissare i limiti massimi per le principali micotossine in latte, cereali e altri alimenti di origine vegetale, estende il divieto di detossificazione chimica deliberata a tutti i contaminanti elencati, incluse le micotossine. Anche se le bovine hanno una certa capacità di detossificazione ruminale, superare limiti di sicurezza nei mangimi aumenta il rischio di residui nei prodotti e di non conformità ai controlli ufficiali, con impatti economici diretti sulla filiera lattiero‑casearia.
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