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Mandorlo al Nord: impianto 30 ha dimostra che funziona

Imola, Cimm, Avijor, Vialfas: il mandorlo a parete sfida il Nord con antibrina, 500 quintali e costi da 15.000 euro/ha

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

A Imola, in provincia di Bologna, un impianto sperimentale di circa tre ettari dimostra che il mandorlo a parete può produrre stabilmente anche fuori dagli areali mediterranei classici. Il progetto è legato al Consorzio Italiano Mandorlo Moderno (Cimm), promosso da Romagna Impianti, Fruit Net System e Agromillora, e punta quest'anno a circa 500 quintali di mandorle in guscio.

Le piante, tra i 3 e i 6 anni di età, sono state presentate nel corso delle giornate tecniche organizzate con il format "Mandorlo experience". Il dato che interessa tecnici e imprenditori non è la novità in sé, ma la conferma che varietà come Avijor, Penta, Vialfas e Makako reggono il clima padano se innestate su portinnesti adatti e gestite con impianti dedicati alla parete produttiva.

Mandorlo a parete nel Nord, impianto e gestione professionale
La gestione meccanizzata della parete consente di contenere la chioma e preparare il frutteto alle successive operazioni di raccolta OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Mandorlo a parete nel Nord Italia: condizioni pedoclimatiche e scelta dell'impianto

Il mandorlo predilige terreni soffici e di medio impasto, ben drenati, con pH compreso tra 7,0 e 8,4. Negli areali settentrionali il vincolo principale resta il rischio di gelate tardive in fioritura, che impone di scegliere appezzamenti ben aerati e di evitare le zone di ristagno del freddo, oltre ai ristagni idrici che compromettono l'apparato radicale.

Nell'impianto di Imola il rischio è gestito con un sistema antibrina abbinato a fertirrigazione e centraline che monitorano in tempo reale lo stato delle piante, orientando irrigazione e concimazione. Si tratta di una dotazione tecnica superiore a quella di un mandorleto tradizionale del Sud, giustificata dal margine di rischio climatico più stretto tipico del Nord Italia.

Sul piano varietale, la scelta segue la fenologia: Avijor fiorisce tra inizio e metà marzo e produce 50-60 quintali per ettaro, mentre Vialfas ha fioritura extra tardiva, con raccolta nella terza settimana di settembre, utile a distribuire il rischio di gelo su più finestre fenologiche. Chi valuta la coltura può confrontare questi dati con le esperienze già raccolte sugli ibridi a taglia contenuta per la meccanizzazione delle colture arboree.

Forme di allevamento a parete, varietà e sesto d'impianto

Il sesto adottato a Imola, circa 3,3 metri per 1 metro o 2 per 3 metri, riflette la logica dell'alta densità: file strette per favorire la raccolta con macchina scavallatrice e una parete produttiva compatta che riduce i tempi di potatura. Per gli impianti professionali generalisti, le indicazioni tecniche restano più ampie, tra 5 e 6 metri tra le file e 4 e 5 metri sulla fila.

La differenza tra i due approcci dipende dal portinnesto scelto. Tra le novità disponibili, Pilowred®, incrocio tra mandorlo Garfi e pesco Nemared, è pensato per sistemi ad alta densità dove serve contenere la crescita vegetativa. Intensia®, a vigore medio, riduce lo sviluppo vegetativo tra il 30 e il 50% secondo le condizioni pedoclimatiche e la disponibilità idrica.

Sul fronte economico, la raccolta con scavallatrice costa circa 500-600 euro per ettaro e la cimatura circa 150 euro per ettaro: cifre che rendono la meccanizzazione conveniente solo su superfici e densità coerenti con l'investimento. Un impianto specializzato richiede circa 15.000 euro per ettaro più 5.000 euro annui di gestione, entra in produzione dal 28° mese e recupera l'investimento intorno al settimo anno, un orizzonte che va confrontato con le criticità climatiche già osservate in altri frutteti esposti a stress climatico e marciumi e con le esperienze di diversificazione colturale raccontate per l'avocado coltivato in aree non tradizionali italiane.