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Foraggi disidratati, l'Italia punta su Indonesia e Vietnam

Indonesia e Vietnam in fabbrica, 30 impianti e 1 milione di tonnellate: EU Dehydrated Fodder porta l’Italia in Asia

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

A settembre, sette operatori indonesiani e una delegazione vietnamita attraversano l'Appennino umbro-marchigiano per visitare gli impianti italiani di foraggi disidratati. Non è una missione esplorativa generica: fa parte del progetto europeo EU Dehydrated Fodder, già operativo, che porta la filiera a cercare sbocchi commerciali diretti in Sud-Est asiatico.

La prima tappa, dal 7 al 9 settembre, coinvolge rappresentanti di latte, allevamento, mangimistica e distribuzione indonesiani in visita a Sopred, Montefeltro Foraggi, Gruppo Carli e al Caseificio Caretti. Il 17 e 18 settembre tocca alla delegazione vietnamita, con tappe all'Azienda agricola Lodi e alle Conduzioni Aziende Agricole Forte.

Foraggi disidratati: la mossa della filiera italiana

Il progetto EU Dehydrated Fodder, realizzato insieme alla spagnola Aefa, non nasce come iniziativa isolata ma si inserisce nella cornice dei programmi europei di promozione dei prodotti agricoli nei paesi terzi, uno strumento già consolidato per aprire mercati extra-UE. Gian Luca Bagnara, confermato alla guida di AIFE/Filiera Italiana Foraggi per il triennio 2026-2028, lo spiega senza giri di parole: "Portare gli operatori internazionali direttamente nelle nostre aziende è il modo più efficace per far conoscere il valore della filiera italiana".

Qualità, sicurezza, tracciabilità e costanza nutrizionale sono tra i principali elementi competitivi del foraggio italiano.
Foto di: OmniTrattore.it

Dietro la missione c'è una struttura industriale tutt'altro che marginale: 30 impianti di trasformazione in otto regioni, circa 13.000 lavoratori, una produzione annua vicina al milione di tonnellate su quasi 90.000 ettari coltivati. È una scala che colloca l'Italia al secondo posto in Europa dopo la Spagna, e che spiega perché la filiera cerchi ora canali diversi da quelli tradizionali europei, già ampiamente saturati.

Bagnara insiste su un punto competitivo preciso: "Qualità, sicurezza, tracciabilità e costanza delle caratteristiche nutrizionali sono gli elementi sui quali si gioca la competitività dei nostri prodotti sui mercati internazionali". Sono proprio questi parametri, verificabili impianto per impianto, che le delegazioni asiatiche vengono a controllare di persona nelle aziende in calendario a settembre.

Indonesia e Vietnam, i nuovi sbocchi da leggere

La scelta di Indonesia e Vietnam non è casuale. Il Vietnam beneficia dell'accordo di libero scambio UE-Vietnam (EVFTA), già in vigore, che riduce progressivamente dazi e barriere per una vasta gamma di prodotti agricoli europei, rendendo il paese strutturalmente più accessibile per forniture come i foraggi disidratati. Le analisi sulle relazioni economiche UE-ASEAN segnalano inoltre una domanda crescente di materie prime per l'alimentazione animale in entrambi i mercati.

Per la zootecnia italiana la posta in gioco riguarda anche l'equilibrio interno: le esportazioni di prodotti lattiero-caseari sono in crescita costante, e questo mantiene stabile il fabbisogno di materie prime per l'alimentazione animale, in un momento in cui i costi dei mangimi restano una voce di spesa da monitorare per ogni azienda zootecnica. Diversificare gli sbocchi commerciali diventa così una leva per assorbire volumi produttivi che il solo mercato europeo non riesce più a valorizzare pienamente.

L'apertura verso l'Asia si affianca ad altri fronti su cui la filiera agroalimentare italiana sta lavorando, dal Nord Africa fino a esperienze di diversificazione produttiva interna: l'interesse crescente per l'Egitto come porta d'accesso all'Africa segue una logica simile di ricerca di nuovi mercati, così come la produzione di frutta tropicale in Puglia mostra come il comparto stia sperimentando strade alternative per restare competitivo, anche quando l'iniziativa parte da un singolo impianto o da una singola cooperativa.