Carne argentina, Italia Zootecnica chiede lo stop: il buco nei registri antimicrobici nei feedlot
Italia Zootecnica scrive a Schillaci e Lollobrigida: 27 feedlot, 15 antimicrobici, 40,7% fuori registro
L'associazione Italia Zootecnica ha scritto ai ministri Orazio Schillaci e Francesco Lollobrigida per chiedere lo stop alle importazioni di carne bovina argentina. La lettera, firmata dal presidente Alessandro De Rocco, cita una ricerca pubblicata il 4 settembre sulla rivista Antibiotics su residui di antimicrobici nei feedlot argentini.
La richiesta arriva a poche settimane dalla sospensione delle esportazioni di carne dal Brasile verso l'Unione europea, scattata il 3 settembre 2026. Italia Zootecnica chiede verifiche straordinarie sul sistema di certificazione argentino e la pubblicazione integrale dei dati sui controlli sanitari condotti su animali e carni importate.
La richiesta di Italia Zootecnica sui residui di antimicrobici
Il nodo sollevato dall'associazione riguarda la ricerca scientifica su 27 feedlot commerciali argentini, che ha rilevato tracce di 15 antimicrobici diversi nei terreni di allevamento. La monensina, un antibiotico ionoforo usato come promotore di crescita, è risultata presente in tutti gli impianti analizzati. L'ossitetraciclina ha invece mostrato concentrazioni elevate in alcune aree specifiche.
Il dato più critico riguarda la tracciabilità: nel 40,7% dei feedlot esaminati sono state trovate sostanze non registrate nei documenti ufficiali di utilizzo degli antimicrobici. Per Italia Zootecnica questo scarto tra uso reale e registrazione formale mina la base stessa dei controlli su cui si fonda l'importazione di carne bovina verso il mercato europeo. Il tema interessa in modo diretto chi commercia e lavora questa materia prima.
Nella lettera ai ministeri competenti, l'associazione invoca il principio di precauzione chiedendo una sospensione cautelativa delle importazioni. Come dichiarato da Italia Zootecnica, "la tutela della salute e la credibilità delle regole non possano essere subordinate alle esigenze commerciali". La posizione lega sicurezza alimentare e resistenza agli antimicrobici come questione sanitaria prioritaria per l'intera filiera.
Il precedente Brasile e il quadro dei controlli Ue
Il caso argentino si inserisce in un contesto già segnato dalla sospensione dell'idoneità del Brasile alle esportazioni verso l'Unione europea, entrata in vigore il 3 settembre 2026 e riguardante carne bovina e avicola, uova, miele e altri prodotti di origine animale. Per la carne bovina la verifica dei controlli richiede la tracciabilità dell'intero ciclo di vita dell'animale, dalla nascita alla macellazione.
I due dossier restano distinti sul piano normativo. Un audit europeo sulle filiere brasiliane di pollame e miele, effettuato prima dell'entrata in vigore della sospensione, ha giudicato soddisfacente il sistema produttivo rispetto ai requisiti sugli antimicrobici. L'esito riguarda solo quelle filiere e non comporta di per sé la ripresa delle importazioni nel quadro attuale di blocco, né si estende al comparto bovino.
Per gli operatori della filiera bovina italiana il punto rilevante resta la coerenza dei requisiti sanitari applicati ai paesi terzi, un tema già emerso nel dibattito sulle difficoltà di approvvigionamento di carni bovine dall'estero e nelle discussioni sull'accordo Ue-Mercosur. Tracciabilità e controlli restano criteri centrali per ogni origine, argentinа compresa.
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