Carne brasiliana bandita dall'UE dal 3 settembre
Dal Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1189 ai limiti del Regolamento (UE) 2019/6, focus su prodotti vietati e fornitori alternativi.
Dal 3 settembre 2026 il Brasile esce dalla lista dei Paesi autorizzati a esportare verso l'Unione europea carne bovina, pollame, uova, prodotti di acquacoltura, miele e budella. La decisione, formalizzata dalla Commissione europea, non è un embargo commerciale generico ma una misura sanitaria legata all'uso di antimicrobici negli allevamenti brasiliani.
Il provvedimento nasce dal Regolamento di esecuzione (UE) 2026/1189, approvato il 4 giugno e pubblicato in Gazzetta ufficiale il 5 giugno 2026, che revoca al Brasile le autorizzazioni per diverse categorie di animali e prodotti di origine animale. Il Paese non ha fornito garanzie sufficienti sul rispetto delle regole europee in materia di farmaci veterinari.
Stop UE alla carne brasiliana dal 3 settembre
Il cuore della vicenda è il Regolamento (UE) 2019/6 sui medicinali veterinari, che vieta l'uso di antimicrobici per promuovere la crescita degli animali o aumentarne la produttività, e vieta anche l'impiego di sostanze riservate alla cura di infezioni umane. Un portavoce della Commissione europea ha confermato il 1° settembre che il Brasile non ha dimostrato di rispettare questi limiti.
Tra le sostanze contestate figura l'estradiolo 17β, promotore della crescita vietato nell'UE ma ancora ammesso negli allevamenti brasiliani. Il sistema di controllo brasiliano si basa sull'autocertificazione dei produttori, senza un quadro di registrazione obbligatoria che permetta di verificare l'assenza di trattamenti ormonali sui capi destinati all'export.
Le partite già certificate ed esportate prima del 3 settembre restano valide e potranno comunque entrare nel mercato comunitario. Parallelamente, la Commissione ha avviato un audit in Brasile su pollame e miele e sta valutando le garanzie scritte inviate da Brasília, con la possibilità di adeguare in futuro il quadro delle autorizzazioni se verrà dimostrata la piena conformità.
Quali prodotti brasiliani rientrano nel divieto
Il Regolamento 2026/1189 elimina il Brasile dalle liste dei Paesi autorizzati per bovini, equidi, pollame, uova, prodotti di acquacoltura, miele e budella destinati al consumo umano. Per il comparto bovino il fermo rischia di protrarsi fino al 2028, con un impatto economico stimato in 1,83 miliardi di dollari secondo le prime valutazioni di settore.
Sul fronte del pollame il danno nei primi due mesi di sospensione è stimato in circa 243 milioni di dollari, secondo le proiezioni di settore. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha già chiesto a Bruxelles di reinserire il Paese tra i fornitori certificati almeno per pollo e miele, mentre la Commissione ha ribadito che eventuali riaperture passeranno dalla verifica tecnica delle misure correttive adottate dalle autorità brasiliane.
Per il mercato europeo, e italiano in particolare, la conseguenza immediata è lo spostamento della domanda verso fornitori già conformi: Argentina e Uruguay hanno dimostrato di rispettare gli standard UE sugli antimicrobici e restano tra i canali di approvvigionamento alternativi, in un contesto in cui la filiera zootecnica continua a guardare con attenzione anche ai negoziati sull'accordo UE-Mercosur e le sue implicazioni per l'Italia, di recente frenato anche in sede di Europarlamento sull'intesa con il Mercosur.
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