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Prima certificazione italiana Pianta Nativa: nei vivai

Pianta Nativa/Biodiversità, Csqa, Veneto Agricoltura: a Desenzano del Garda primo vivaio privato certificato, attivo da circa 50 anni

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Foto di: OmniTrattore.it
Ezio Notte Ezio Notte

Il vivaio Piante-forestali di Desenzano del Garda, gestito dalla Società Agricola Forbici, ha ottenuto la prima certificazione italiana secondo lo standard Pianta Nativa/Biodiversità rilasciata a un vivaio privato. Il riconoscimento, rilasciato da Csqa, attesta la conformità delle attività di coltivazione ai requisiti fissati dal marchio per la tracciabilità delle specie autoctone.

Il marchio è stato ideato da Veneto Agricoltura per garantire la provenienza locale di piante e semi utilizzati in interventi di rinaturalizzazione, sistemazione del verde e recupero ambientale. Per le aziende vivaistiche che valutano l'adesione, questo primo caso concreto in ambito privato diventa un riferimento operativo su documenti, controlli e organizzazione della filiera richiesti.

Standard Pianta Nativa per il vivaismo, cosa cambia in vivaio
Le giovani piante forestali coltivate nel vivaio Piante-forestali di Desenzano del Garda, prima realtà privata italiana certificata Pianta Nativa/Biodiversità. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Come funziona la certificazione Pianta Nativa/Biodiversità

Lo standard si applica alla produzione vivaistica di specie autoctone, sia legnose sia erbacee, e copre l'intera filiera: dalla raccolta del materiale di moltiplicazione fino a coltivazione, conservazione e vendita. Il marchio può essere richiesto da imprese ed enti impegnati in una o più di queste fasi, non solo dai vivai in senso stretto.

L'iter di verifica ha riguardato la conformità al Disciplinare tecnico e al Regolamento del Marchio, con controlli su modalità di coltivazione, identificazione dei lotti e documentazione sulla provenienza del materiale vegetale. Csqa ha valutato anche il sistema di rintracciabilità adottato in azienda, elemento centrale per chi acquista piante certificate a garanzia di origine.

Il direttore generale di Veneto Agricoltura, Federico Caner, ha dichiarato che con questa prima certificazione lo standard "compie un passaggio decisivo: da progetto e sistema di regole diventa uno strumento concretamente applicato dalla filiera vivaistica". Il vivaio certificato opera da circa cinquant'anni nella progettazione e manutenzione di spazi verdi, un profilo che ha facilitato l'adattamento ai nuovi requisiti documentali.

Tracciabilità del materiale autoctono lungo la filiera

Il meccanismo di identificazione previsto dallo standard collega ogni lotto di piante certificate al passaporto delle piante, il documento già in uso per la circolazione del materiale vegetale ai fini fitosanitari. Questa integrazione permette di seguire un esemplare dalla raccolta del seme fino alla vendita, senza creare un sistema documentale parallelo per i vivaisti.

Per un'azienda agricola o un ente pubblico che acquista materiale certificato, la garanzia riguarda soprattutto la coerenza genetica con l'ambiente di destinazione: una condizione rilevante nei progetti di rinaturalizzazione, dove piante di provenienza non locale possono compromettere gli equilibri ecologici del sito. Il responsabile schemi forestali e biodiversità Csqa, Davide Troncon, ha sottolineato che la valutazione indipendente di conformità "può trasformare un impegno per la biodiversità in una garanzia concreta e verificabile".

Lo standard Pianta Nativa/Biodiversità è operativo da alcuni anni nelle produzioni pubbliche di Veneto Agricoltura e in diversi progetti dedicati alla tutela della biodiversità. La novità del caso Forbici riguarda la prima applicazione formale del sistema di certificazione a un vivaio privato, che diventa un modello di riferimento per ulteriori adesioni nel comparto.

Quadro normativo del florovivaismo in evoluzione

Il consolidamento dello standard si inserisce in una fase di riorganizzazione normativa del comparto, segnata dalla legge delega 4 luglio 2024 n. 102 in materia di florovivaismo. La legge definisce principi e criteri di delega e prevede, tra l'altro, il coordinamento nazionale presso il Ministero dell'agricoltura, con oneri a decorrere dal 2027, ma i decreti attuativi sono ancora in fase di definizione.

In questo contesto non è ancora operativa una nuova disciplina nazionale compiuta per il florovivaismo, poiché le regole tecniche dettagliate arriveranno con i decreti legislativi attuativi. Per gli operatori del vivaismo la fase attuale è quindi caratterizzata dall'attesa delle indicazioni concrete su requisiti, controlli e possibili adeguamenti di mezzi e attrezzature che discenderanno dai provvedimenti in arrivo.

L'adesione a un marchio di filiera come Pianta Nativa/Biodiversità comporta comunque impegni aggiuntivi di gestione documentale e di organizzazione interna, da valutare rispetto ai costi aziendali descritti nella guida pratica sull'adattamento dei mezzi ai nuovi turni di lavoro. Per chi coltiva piante autoctone destinate a rinaturalizzazione, questi oneri possono essere considerati parte di una strategia più ampia di qualificazione tecnica dell'offerta.

La crescita del comparto florovivaistico, già documentata in termini di occupazione e valore produttivo nell'articolo dedicato a crescita e lavoro nel florovivaismo, offre il contesto in cui si inserisce questa prima certificazione privata. Il caso di Desenzano del Garda resta per ora isolato, ma apre la strada a un'adesione più ampia da parte di altri operatori del vivaismo, secondo le intenzioni dichiarate da Veneto Agricoltura al momento del rilascio.