Shock caldo 2026 nei Colli Berici: perché la pergola in collina può cambiare le regole del gioco
Nel disciplinare DOC Colli Berici la pergola entra nei nuovi impianti collinari come opzione agronomica contro il caldo estivo in vigneto
Il disciplinare della DOC Colli Berici cambia per affrontare vendemmie come quella del 2026, segnata da temperature elevate e da una raccolta anticipata in diversi areali del Veneto. La modifica, pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 214 del 15 settembre 2026, estende il sistema di allevamento a pergola a tutte le varietà nei nuovi impianti e nei reimpianti con giacitura collinare.
Fino ad ora la pergola era di fatto concentrata sui vigneti di garganega e, in misura più limitata, su parcelle con sauvignon e altri vitigni. Il presidente della denominazione, Silvio Dani, l'ha definita «uno strumento concreto per affrontare le nuove sfide climatiche che possono cambiare i parametri qualitativi delle uve». La scelta riguarda chi pianta o reimpianta in collina, non chi gestisce vigneti già in produzione.
DOC Colli Berici: la pergola ammessa nei nuovi impianti collinari
La novità normativa riguarda esclusivamente i nuovi impianti e i reimpianti realizzati su terreni con giacitura collinare, mentre i vigneti esistenti restano regolati dalle forme di allevamento già adottate. Non si tratta quindi di un obbligo di conversione, ma di un'opzione aggiuntiva per chi sta pianificando nuove superfici o sta rinnovando impianti giunti a fine ciclo produttivo.
La modifica interviene anche sulla base ampelografica delle due tipologie principali. Per il Colli Berici Rosso almeno il 60% delle uve deve provenire da merlot, tai rosso, cabernet franc e cabernet sauvignon, con un margine fino al 40% per carmenère e/o pinot nero. Per il Colli Berici Bianco la quota minima del 60% riguarda garganega, chardonnay e pinot bianco, mentre fino al 40% può essere coperto da manzoni bianco, tai bianco e sauvignon.
Resta inoltre un tetto del 15% per le altre varietà a bacca rossa autorizzate nella provincia di Vicenza, una soglia che amplia la flessibilità compositiva senza stravolgere l'identità varietale della denominazione. Chi valuta un reimpianto in collina può quindi scegliere la pergola conoscendo già i margini di uvaggio applicabili al prodotto finito, un dato che incide sulla pianificazione agronomica di lungo periodo.
Pergola e caldo: più protezione per i grappoli e acidità delle uve
Il vantaggio agronomico della pergola riguarda l'esposizione dei grappoli alla radiazione solare diretta. La maggiore copertura fogliare tipica di questo sistema di allevamento riduce lo stress da irraggiamento sugli acini, un fattore che nelle annate calde può accelerare la perdita di acidità e compromettere l'equilibrio gustativo del vino. Una gestione corretta della chioma resta comunque determinante, come affrontato anche a proposito della gestione dei trattori su vigneti a pergola.
Il 2026 viene descritto come un'annata con temperature elevate che potrebbe richiedere un anticipo della raccolta rispetto alle finestre tradizionali. In questo contesto, la protezione offerta dalla pergola si somma ad altre strategie già diffuse in viticoltura per limitare i danni da calore e mantenere la qualità delle uve fino alla maturazione tecnologica, un tema trattato anche a proposito della zonazione fitoiatrica del vigneto.
La scelta del sistema di allevamento si inserisce in un quadro più ampio di adattamento climatico che coinvolge anche altre colture, dalla gestione della difesa dell'uva da tavola nella fase di invaiatura alle conseguenze di eventi estremi sulla vendemmia, come emerso nell'analisi sul microclima e la botrite dopo episodi di grandine. Per i vigneti collinari del vicentino, la pergola diventa quindi una delle risposte tecniche disponibili, non l'unica, in un repertorio di scelte che la denominazione lascia ai singoli produttori.
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