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Imprese agricole assediate: fauna e costi insostenibili

35 euro a carcassa, cinghiali fuori controllo, ristori lenti: CIA Savona, Coldiretti Molise e PSR Veneto nel caos.

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

I cinghiali che devastano un campo di mais alla vigilia della trebbiatura, la carcassa di una pecora sbranata da un predatore e i suoi 35 euro di smaltimento a carico dell'allevatore, il costo del gasolio e dei fertilizzanti che intanto non scende: è la somma di questi fattori a spingere diverse organizzazioni agricole a chiedere, nella prima settimana di settembre, una revisione dei sistemi di indennizzo.

A muoversi sono realtà territoriali distanti fra loro, dalla Calabria alla Liguria, segno che il problema non è locale. CIA Savona ha inserito il 1° settembre tra le priorità un piano di controllo della fauna selvatica insieme alla revisione dei risarcimenti, mentre l'Associazione Rurale Calabrese denuncia che i tempi e i criteri attuali «non garantiscono un aiuto effettivo» alle aziende colpite.

Fauna selvatica e costi, rischi per le imprese agricole
Le recinzioni elettriche rappresentano uno degli strumenti utilizzati per ridurre l'accesso dei cinghiali alle colture e limitare i danni. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Fauna selvatica e costi, cosa cambia per le imprese agricole

Il quadro giuridico non è nuovo: la legge 11 febbraio 1992, n. 157 dichiara la fauna selvatica patrimonio indisponibile dello Stato e stabilisce da oltre trent'anni il sistema di indennizzi per i danni alle produzioni agricole, con competenze ripartite tra Stato e Regioni. Dal 2023 è operativo anche il Piano straordinario nazionale, che punta a coordinare le azioni sul territorio.

Il Piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica, adottato con decreto del 13 giugno 2023 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 1° luglio 2023, ha durata quinquennale e fornisce alle Regioni un quadro programmatorio unitario. Proprio in queste settimane CIA nazionale ha chiesto alle amministrazioni regionali di applicarlo in modo concreto, con piani operativi e risorse adeguate.

Coldiretti Molise ha ribadito il 31 agosto la necessità di un «giusto indennizzo», segnalando che i ristori attuali non vengono percepiti dagli agricoltori come adeguati a coprire i costi reali sostenuti. Non si tratta solo del valore della coltura perduta: al danno diretto si somma il costo di gestione, dallo smaltimento delle carcasse alla ricostruzione di recinzioni e strutture di protezione.

Alcune Regioni hanno attivato o adattato strumenti propri dentro questa cornice nazionale, utilizzando misure già presenti nei Programmi di sviluppo rurale o in altri fondi regionali, ma con impostazioni molto diverse tra territorio e territorio. Intanto il disegno di legge sulla caccia approvato dal Senato nel giugno 2026 è ora all'esame della Camera e punta a rivedere alcune regole di gestione delle popolazioni selvatiche.

Danni a colture e allevamenti: casi e impatto economico

In Calabria i cinghiali sono descritti come «fuori controllo», con danni continui alle coltivazioni che spingono le associazioni a chiedere una gestione programmata delle popolazioni e una filiera regolamentata delle carni, anziché interventi episodici e scoordinati tra enti diversi. Anche nel Salernitano, ad Altavilla Silentina, l'amministrazione comunale ha chiesto lo stato di emergenza per gli stessi ungulati.

Sul fronte degli allevamenti, il costo di circa 35 euro per lo smaltimento di ogni carcassa colpita da fauna selvatica si aggiunge alla perdita dell'animale e, quando gli episodi si ripetono, incide in modo misurabile sulla gestione ordinaria della stalla. È un costo che si somma a quelli già segnalati da altri fattori di crisi che pesano sui margini delle aziende agricole.

Alcune Regioni offrono strumenti mirati alla coesistenza: il PSR Veneto, con il tipo di intervento 4.4.3, finanzia strutture e dotazioni per limitare i conflitti tra attività agricole e fauna selvatica, mentre la Misura 13 riconosce un'indennità compensativa alle aziende che operano in zona montana, dove i danni risultano spesso più elevati. Sono strumenti già attivi, ma con applicazione disomogenea tra territori.

Dove restano scoperti gli imprenditori agricoli

Il nodo più critico resta la distanza tra il momento del danno e l'erogazione dell'indennizzo: nel dibattito calabrese si sottolinea come questa lentezza vanifichi lo scopo stesso del ristoro, lasciando l'azienda a coprire di tasca propria le spese immediate. Anche chi gestisce colture già fragili per gli effetti della siccità su ortaggi, frutta e olio si trova quindi a sommare due emergenze parallele.

La politica europea sulla biodiversità continua a spingere per la coesistenza tra fauna selvatica e attività produttive, inserendo questo obiettivo nei programmi di sviluppo rurale degli Stati membri. Ma è proprio la traduzione pratica di questi principi, tra bandi regionali diversi e tempi di risposta non uniformi, a lasciare oggi scoperte molte imprese che aspettano risposte più rapide dalle istituzioni.