Acquacoltura oltre 100 milioni: ora il pesce allevato domina
103 milioni di tonnellate, 53% globale, FAO SOFIA 2026: l'acquacoltura stacca la pesca di cattura e arriva al COFI37
Nel 2024 la produzione mondiale di animali acquatici ha toccato i 195 milioni di tonnellate e per la prima volta l'acquacoltura rappresenta la quota maggiore sul totale di questi animali: 103 milioni di tonnellate, contro i 92 milioni della pesca di cattura. Lo certifica il rapporto FAO SOFIA 2026 (State of World Fisheries and Aquaculture), che fissa al 53% la quota del pesce allevato sul totale globale.
Il sorpasso del 2024 riguarda il complesso degli animali acquatici prodotti, mentre nel 2022 l'acquacoltura aveva già superato la cattura per le sole quantità destinate al consumo umano. Il dato appena pubblicato consolida entrambe le dinamiche come tendenze strutturali, non episodiche. Per chi produce mangimi o gestisce impianti, il comparto entra in una fase di pianificazione industriale.
Acquacoltura, i numeri FAO 2026 sopra i cento milioni di tonnellate
Il totale mondiale della produzione di animali acquatici e alghe nel 2024 raggiunge 235 milioni di tonnellate, includendo quasi 40 milioni di tonnellate di alghe insieme ai 195 milioni di animali acquatici. Dentro questo perimetro, l'acquacoltura cresce dell'8,2% su base annua, mentre la pesca di cattura sale solo dell'1,7%. La diversa velocità spiega perché il divario tra i due comparti si allarga ogni anno.
Un dato meno citato ma rilevante per la filiera alimentare è che il 59% degli animali acquatici destinati al consumo umano proviene ormai dall'acquacoltura. La quota sale rispetto al 53% complessivo perché una parte della pesca di cattura finisce in farina e olio di pesce, non sulla tavola. Le Guidelines for Sustainable Aquaculture sono state sviluppate nel quadro del COFI dal 2017 e adottate dalla FAO nel 2024, diventando un riferimento tecnico per gli standard ambientali e gestionali degli impianti.
Cosa cambia per filiera, mangimi ed energia degli impianti
La crescita oltre i cento milioni di tonnellate sposta la pressione produttiva verso i mangimi specifici per specie acquatiche, un segmento che si intreccia sempre più con la zootecnia terrestre e con la produzione di idrolizzato di pesce per l'agricoltura circolare. Le aziende che già forniscono impianti di automazione e sistemi energetici alle stalle trovano qui un mercato adiacente. Le esigenze sono diverse per specie e ambiente ma simili per controllo remoto e monitoraggio.
Sul fronte della diversificazione produttiva, la sperimentazione italiana su specie meno convenzionali, come racconta il progetto sulla sperimentazione del granchio blu, mostra come la filiera ittica nazionale cerchi risposte tecniche a specie invasive trasformandole in opportunità. In parallelo, marchi come Neptura, presentato nel 2026 da Stolt Sea Farm per rombo e sogliola di fascia alta, indicano che l'acquacoltura non cresce solo in volume. La segmentazione qualitativa avanza con impianti dedicati a specie di nicchia ad alto valore.
Gli operatori che già gestiscono impianti zootecnici terrestri trovano riferimenti nelle strategie di efficienza energetica discusse per le stalle sostenibili secondo la FAO, applicabili con adattamenti agli impianti di allevamento ittico intensivo. La decarbonizzazione degli impianti acquacoli, dalla gestione dell'ossigenazione al recupero del calore nei sistemi a ricircolo, diventa un capitolo tecnico centrale negli investimenti del settore. La richiesta di tracciabilità energetica cresce anche nei capitolati di filiera.
Pesce allevato e pesca di cattura nel sistema alimentare
Nel 2024 il commercio internazionale di prodotti acquatici, tra animali e alghe, ha generato circa 186 miliardi di dollari, mentre il valore alla prima vendita della sola produzione acquicola di animali è stimato in 371 miliardi di dollari. Il settore sostiene più di 600 milioni di mezzi di sussistenza nel mondo, considerando occupazione diretta, attività collegate e redditi familiari dipendenti.
Questo colloca l'acquacoltura non più come alternativa alla pesca tradizionale, ma come componente strutturale e autonoma del sistema alimentare globale, con una propria filiera di mangimi, energia e tecnologia. Il tema è già inserito nell'agenda della 37ª sessione del Comitato FAO per la pesca (COFI37), che porta il dossier acquacoltura in una fase di governance più che di semplice monitoraggio statistico. Per chi opera nella filiera proteica più ampia, il confronto con il piano UE sulle proteine 2026 aiuta a capire come l'acquacoltura si posizioni accanto alle altre fonti animali e vegetali nella pianificazione europea.
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