Adriatico a 33°C: il seme delle cozze è andato in fumo
Seme di cozza cotto a 33,28°C, -90% tra Goro e Porto Garibaldi: Emilia-Romagna a 50 milioni, Puglia al 30%
Il mare più caldo di sempre ha già deciso il destino della prossima campagna: tra Emilia-Romagna, Veneto e Puglia il seme di cozza, cioè il novellame da cui nascerebbe la produzione 2026-2027, è morto prima di attecchire. Le temperature superficiali dell'Alto Adriatico hanno toccato i 33 gradi, un livello che gli allevatori descrivono come una vera e propria bollitura in acqua.
Il distretto emiliano-romagnolo, che copre da solo circa il 60% della mitilicoltura nazionale ed è il principale fornitore di seme per le altre regioni produttrici, è il più colpito. Nella zona tra Goro e Porto Garibaldi si stima una perdita di oltre il 90% della produzione di cozze di quest'anno, con un impatto che si somma alla scomparsa del novellame per la prossima stagione.
Semi distrutti in Alto Adriatico
Il vicepresidente di Fedagripesca Emilia-Romagna, Vadis Paesanti, spiega che la scoperta è arrivata tra martedì e mercoledì della settimana scorsa: tutto il seme messo a dimora nei mesi precedenti era già morto. Con l'acqua arrivata a 33,28 gradi, il novellame si è di fatto cotto sui filari senza che nessuno potesse raccoglierlo o utilizzarlo per la semina successiva.
La conseguenza più grave riguarda proprio il ruolo dell'Emilia-Romagna come principale fornitore di seme per Veneto e Puglia: senza scorte disponibili da altre aree, le possibilità di recuperare novellame per salvare la prossima stagione risultano, secondo Paesanti, «scarsissime». Circa 200 imprese della zona rischiano di restare senza attività lavorativa.
La stima dei danni si attesta per ora attorno ai 50 milioni di euro, cifra che le associazioni della cooperazione (Agci, Confcooperative Agroalimentare e Pesca e Legacoop Emilia-Romagna) hanno già portato all'attenzione della Regione. L'ente ha avviato una ricognizione formale delle perdite, primo passo verso eventuali strumenti di ristoro per imprese e lavoratori del comparto.
Molluschi fermi, pesci in fuga
Gilberto Ferrari, responsabile pesca di Fedagripesca-Confcooperative, individua la ragione tecnica per cui i mitili soffrono più delle altre specie: sono organismi stanziali, incapaci di allontanarsi dalle acque roventi come fanno invece i pesci. Lo scampo Nephrops norvegicus, ad esempio, si sposta verso acque più fredde ampliando il proprio areale.
Per specie come il gambero gobbetto le temperature elevate favoriscono addirittura la riproduzione, mentre l'impatto sulle catture resta legato più alla disponibilità stagionale che a una minaccia strutturale. Discorso diverso per le acque basse e poco ossigenate, come nella laguna di Orbetello, dove anche i pesci iniziano a soffrire per la scarsità di oxygen disciolto.
Puglia, danni al 30% e strategie di adattamento
In Puglia, che rappresenta oltre il 16% della produzione nazionale di mitili con circa 60 impianti e 10mila tonnellate annue, la situazione è critica soprattutto nel tarantino. La dirigente dell'assessorato regionale all'Agricoltura, Rosa Fiore, stima un danno del 30% sulla produzione 2026 e del 50% su quella della prossima campagna.
Nei prossimi giorni è previsto un incontro con tutti i soggetti istituzionali coinvolti nel monitoraggio e nell'accertamento delle calamità, con priorità immediata ai ristori economici per le imprese danneggiate. Sul fronte tecnico si valutano soluzioni più strutturali: una maggiore coltivazione di alghe come la Poseidonia per favorire l'ossigenazione dell'acqua, e lo spostamento dei filari verso zone con temperature più basse.
Il tavolo europeo sul clima e la pesca
Il tema dei cambiamenti climatici applicati al comparto ittico arriva anche sui tavoli comunitari: a Mazara del Vallo, dal 9 all'11 settembre, un evento sulla pesca ospiterà il Commissario UE alla Pesca Costas Kadis, con un panel dedicato agli effetti del riscaldamento marino. Il programma prevede anche un intervento successivo di Kadis a Villa Filippina, a Palermo, in un appuntamento dedicato alla blue economy e alla gestione dello spazio marittimo.
Sul piano normativo, la commercializzazione dei molluschi bivalvi è regolata da un quadro europeo che comprende i regolamenti (UE) 2017/625, 2019/624 e 2019/627, oltre agli aggiornamenti più recenti sulle importazioni come il regolamento di esecuzione (UE) 2026/1305. Si tratta di norme che riguardano soprattutto i controlli ufficiali e gli scambi con Paesi terzi, un ambito distinto dalla gestione dell'emergenza climatica, ma che conferma quanto il settore sia già sotto osservazione a livello comunitario, come mostrano anche le prime ricognizioni istituzionali riportate da l'avvio della ricognizione danni in Emilia-Romagna.
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