Finito il Pnrr: rischio stop per 8,9 miliardi all'agricoltura?
Per Pnrr, Transizione 5.0 e fondi Gse si apre una fase di bilancio nazionale decisiva per agricoltura, energia e meccanizzazione
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha chiuso il 31 agosto la fase operativa: da quella data i soggetti attuatori non possono più rendicontare nuova spesa ammissibile sui fondi del Next Generation Eu. Il prossimo passaggio è il 30 settembre, quando l'Italia dovrà inviare a Bruxelles la richiesta per l'ultima rata, pari a 28,4 miliardi di euro. Da lì si apre lo scenario che imprese e operatori agricoli osservano con attenzione: cosa resta della spinta agli investimenti pubblici una volta spento il Piano.
Nei sei anni di attuazione il Recovery ha immesso nell'economia italiana circa 25 miliardi di euro annui di spesa effettiva, con un ritmo crescente fino a toccare i 5 miliardi al mese a inizio 2026. Il consuntivo definitivo si conoscerà nelle prossime settimane, ma il totale dovrebbe avvicinarsi a 170 miliardi. Il Documento di finanza pubblica indica che gli investimenti fissi lordi della pubblica amministrazione saliranno al 3,9% del Pil nel 2027, contro il 3,8% previsto per 2025 e 2026, prima di scendere al 3,6% nel 2028 e al 3,5% nel 2029.
Cosa resta degli 8,9 miliardi per l'agricoltura
Il settore agricolo ha ricevuto complessivamente 8,9 miliardi di euro dal Pnrr, di cui circa 8 miliardi destinati direttamente alle imprese. Lo ha precisato il capodipartimento del Masaf, Marco Lupo: «Degli 8,9 miliardi complessivamente stanziati dal Pnrr per il settore agricolo circa 8 sono andati alle imprese. Sono rimaste escluse alcune decine di milioni diretti a rafforzare le infrastrutture irrigue, che sono stati affidati ai consorzi di bonifica, e una fetta dei 552 milioni destinati a migliorare la logistica agroalimentare, gestiti dai comuni con mercati agroalimentari e, in alcuni casi, dalle autorità portuali».
La distinzione è rilevante perché segna il confine tra fondi già assorbiti dalle aziende agricole e risorse che restano legate a soggetti pubblici, con tempi di attuazione diversi. Chi gestisce l'azienda agricola guarda ora soprattutto alla prossima manovra, da cui dipenderà se i finanziamenti diretti alle imprese troveranno un seguito, dato che i fondi Pnrr per l'agricoltura hanno rappresentato una leva importante negli ultimi anni, insieme ai sostegni europei all'agricoltura italiana.
Energia, agrivoltaico e biometano dopo il 2026
Sul fronte energia e ambiente restano a budget 30,7 miliardi di euro, al netto di tagli e rimodulazioni concordati con Bruxelles. Circa il 80% di questa cifra, pari a 24 miliardi, è destinato al tessuto produttivo, e 12 miliardi (inclusa la dote da 3 miliardi del REPowerEU) sono concentrati sul capitolo energia, gestito esclusivamente da soggetti privati. Per evitare che i progetti non completati entro il 31 dicembre 2026 restino senza copertura, un fondo da 4,2 miliardi affidato al Gestore dei servizi energetici (Gse) coprirà su base triennale gli interventi in agrivoltaico, biometano e comunità energetiche.
Le comunità energetiche restano il capitolo più in ritardo per criticità operative, mentre restano aperte incognite su settori come l'idrogeno, che rischia un rallentamento senza il sostegno di contributi a fondo perduto, e sulla manutenzione degli impianti idrici una volta esaurito il traino dei fondi europei. Circa 24 miliardi su questo fronte erano stati destinati a interventi già previsti nel bilancio nazionale, coperti con fondi Ue a condizioni di interesse più favorevoli.
Le voci extra-agricole: spazio, Transizione 5.0 ed edilizia
Tra i filoni gestiti dal ministero delle Imprese e del made in Italy, che ha coordinato circa 30 miliardi di euro complessivi, l'eredità più pesante riguarda i grandi progetti sullo spazio legati al programma "Space factory". Su questo fronte, come per gli Ipcei (i progetti di ricerca di interesse comune europeo), gli accordi di innovazione, i contratti di sviluppo nelle filiere innovative e i centri di trasferimento tecnologico, potrebbero servire risorse nazionali alternative per garantire continuità dopo la chiusura del Piano.
Per Transizione 5.0 la fase più critica, quella che aveva prodotto i cosiddetti "esodati" del programma, è stata superata: la misura è uscita dal perimetro del Pnrr ed è ora finanziata su base pluriennale con 9,8 miliardi di euro di fondi statali. Anche i bonus edilizi subiranno riduzioni. Nel frattempo restano circa 24 miliardi di strumenti finanziari (facilities) che permetteranno di completare nei prossimi tre anni interventi come le infrastrutture idriche (1 miliardo), i parchi agrisolari (788 milioni) e gli alloggi universitari (599 milioni), materia che si intreccia con le scelte della prossima legge di bilancio su incentivi e investimenti in meccanizzazione attesi dagli operatori del settore.
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