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Caldo estremo e siccità: mais verde europeo giù del 14%,

Mais verde -14%, soia -15%, mais da granella -8%: il JRC misura la crisi foraggi 2026 nell'Unione europea.

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

La resa media di mais verde per foraggio nell'Unione europea nel 2026 è stimata circa il 14% inferiore per ettaro rispetto alla media 2021-2025. Lo certifica il Centro comune di ricerca della Commissione europea (JRC) nel bollettino di settembre sul monitoraggio delle colture, che registra anche un calo dell'8% per il mais da granella e del 15% per la soia.

Il caldo e la scarsità d'acqua hanno accelerato lo sviluppo delle piante, portandole a maturare fino a tre settimane prima del normale nelle zone più colpite dell'Europa occidentale e centrale. Per gli allevamenti significa meno biomassa disponibile per ettaro da insilare e una finestra di raccolta più corta. Le scorte destinate all'inverno risultano subito più difficili da ricostituire.

Allevamenti europei, meno erba e mais verde per l'alimentazione

La crescita dei prati è rallentata rapidamente durante l'estate e in diverse regioni si è fermata del tutto, secondo quanto riporta il bollettino del JRC sull'estate eccezionalmente calda e secca. Il risultato è una produzione di erba per il pascolamento sensibilmente inferiore al normale in vaste aree, con meno foraggio disponibile sia per l'alimentazione fresca sia per le riserve invernali.

Caldo e siccità riducono i foraggi negli allevamenti europei
: Il caldo ha accelerato la maturazione del mais in diverse aree europee, accorciando la finestra di raccolta e riducendo la biomassa disponibile per ettaro. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Le piogge arrivate a metà agosto non sono bastate a recuperare il terreno perduto dalle colture estive, come conferma il bollettino JRC MARS di monitoraggio delle colture relativo a settembre 2026. Il mais verde resta la voce più colpita tra le colture da foraggio, mentre il mais da granella e la soia pesano soprattutto sul lato mangimistico degli allevamenti suinicoli e avicoli.

La situazione si inserisce in un quadro già segnato da perdite nei cereali autunnali, come documentato nel caso del calo della resa di frumento in Germania. Per chi alleva bovini da latte o da carne, il combinarsi di minori rese dei foraggi e criticità dovute al caldo in stalla aumenta la pressione sull'equilibrio produttivo aziendale.

Siccità e foraggi: perché le scorte invernali sono già sotto pressione

Nelle zone più colpite la minore disponibilità di alimenti per il bestiame ha spinto alcuni allevatori ad attingere in anticipo alle riserve di mangime previste per i mesi freddi. È una scelta obbligata quando il pascolo si ferma e il raccolto di mais verde arriva sotto la media, perché l'azienda deve coprire comunque il fabbisogno giornaliero delle mandrie.

In alcuni casi la scarsità di foraggi ha portato a riduzioni della consistenza delle mandrie, una misura che taglia i costi di alimentazione ma compromette la capacità produttiva futura dell'azienda. È un effetto già visibile in altre aree alpine colpite dalla siccità, dove si è parlato di macellazioni anticipate dei bovini per alleggerire il carico sulle scorte residue.

Sul fronte dei mercati, il bollettino europeo sul monitoraggio dei prezzi segnala che i prezzi all'esportazione di grano e mais sono generalmente aumentati nell'agosto 2026, sostenuti dalle preoccupazioni meteorologiche sulla produzione e dalla domanda sostenuta. Per le aziende che devono acquistare mangime integrativo, questo significa un costo di approvvigionamento più alto nel momento stesso in cui la produzione interna di foraggio è già scarsa, come già rilevato per il calo della produzione di latte legato a caldo e siccità in alcune aree.