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Bluetongue, oltre 3.000 focolai nel Regno Unito: tutta la Scozia in zona di restrizione

L’estensione della zona di restrizione in tutta la Scozia modifica numeri, rischi sanitari e regole sugli spostamenti di bovini e ovini

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Il Regno Unito ha confermato oltre 3.300 focolai di bluetongue nella stagione 2026–2027, considerando i casi fino all’aggiornamento governativo dell’11 ottobre 2026. Si tratta di una delle stagioni più intense degli ultimi anni per diffusione del virus. Dal 3 ottobre tutta la Scozia è diventata zona di restrizione, decisione che incide sulle movimentazioni del bestiame nella fase cruciale degli scambi autunnali.

La maggior parte dei casi resta concentrata in Inghilterra, ma l’estensione scozzese segna una svolta importante. Fino all’estate 2026 i focolai a nord del confine erano rimasti limitati, con prime conferme in Scozia solo tra fine agosto e settembre. Per chi alleva in Italia, abituato a convivere con la bluetongue in Sardegna, il caso britannico mostra quanto velocemente un’epidemia possa riconfigurare intere aree di restrizione.

Bluetongue in Scozia, cosa comporta la zona di restrizione
Sorveglianza sanitaria, gestione dei vettori e valutazione della vaccinazione sono strumenti importanti per ridurre l’impatto della malattia sugli allevamenti suscettibili. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Situazione dei focolai in Gran Bretagna

Secondo gli ultimi aggiornamenti Defra e Animal and Plant Health Agency, alla data dell’11 ottobre 2026 risultano confermati 2.775 focolai in Inghilterra, 478 in Galles e 48 in Scozia per la stagione 2026–2027. La distribuzione conferma che il virus BTV-3, individuato per la prima volta in Inghilterra nel novembre 2023, si è radicato nel sud del Paese tra 2023 e 2025, poi si è spostato verso ovest e infine verso Galles e Scozia.

Il vettore principale resta lo stesso osservato in altri focolai europei: insetti ematofagi del genere Culicoides, gli stessi moscerini che in Italia hanno già causato misure di contenimento legate alla dermatite nodulare bovina in Sardegna. Diverse analisi su bluetongue e clima mettono in relazione la maggiore sopravvivenza dei vettori con inverni più miti ed estati più calde, fattore che prolunga la stagione di circolazione del virus nelle aree temperate.

Scozia, zona di restrizione estesa a tutto il Paese

Il Governo scozzese ha dichiarato l’intero territorio nazionale zona di restrizione a partire dal 3 ottobre 2026, dopo un confronto con le organizzazioni di settore. Con questa decisione Inghilterra, Galles e Scozia condividono lo stesso status sanitario: tutta la Gran Bretagna rientra ora in una zona di restrizione continua, condizione che semplifica gli spostamenti di capi tra le tre nazioni rispetto alla precedente mappa a macchia di leopardo.

La misura non crea più il problema di movimenti verso aree interne alla Gran Bretagna ancora libere dal virus, perché tali aree non esistono più. L’attenzione normativa si concentra quindi sui flussi che interessano territori esterni alla zona di restrizione, come l’Irlanda del Nord e i Paesi dell’Unione europea, dove restano vincoli stringenti su animali vivi e materiale riproduttivo.

Il ministro scozzese dell’Agricoltura, Jim Fairlie, ha indicato la vaccinazione come «il modo più efficace» per proteggere gli animali. Sulla stessa linea NFU Scotland, secondo cui «la vaccinazione rimane il metodo più efficace per proteggere il bestiame suscettibile dagli effetti del BTV-3». Il messaggio per chi alleva è chiaro. Quando il vaccino è disponibile, la pianificazione delle campagne aziendali diventa parte integrante della strategia sanitaria.

Michael Priestley, della National Sheep Association, ha sostenuto la scelta di uniformare le regole commerciali proprio in questo periodo dell’anno, quando gli spostamenti di ovini per la vendita autunnale sono più frequenti. La decisione evita disparità di trattamento tra allevamenti scozzesi situati in zone differenti rispetto al confine con l’Inghilterra, dove il virus circola già da mesi, e consente una programmazione più lineare delle uscite verso i mercati.

Per chi opera nella filiera zootecnica italiana, il caso scozzese richiama dinamiche già osservate con la peste suina nel Lodigiano e con la diffusione della lanterna maculata nell’Unione Europea. In tutti questi casi un vettore animale o entomologico si espande più rapidamente delle misure di contenimento, costringendo autorità e imprese a rivedere in tempi brevi piani sanitari, logistica degli spostamenti e contratti commerciali.