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Planet Farms al massimo della capacità: 75mila buste al giorno e nuovi impianti in Uk, Svezia e Usa

Nuovi impianti come Cirimido, joint venture con Swiss Life e test su caffè e cotone rafforzano il modello di vertical farming

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Planet Farms, l'azienda specializzata in vertical farming in atmosfera controllata, accelera sull'espansione internazionale dopo l'incendio che nel 2024 aveva distrutto il primo stabilimento di Cavenago (Monza e Brianza). Nel nuovo impianto di Cirimido (Como), avviato due anni fa, l'azienda produce oggi 75mila confezioni di insalate in busta al giorno, con un sistema automatizzato che azzera il ricorso ad agrofarmaci. Il prossimo stabilimento sorgerà in Inghilterra.

I lavori per l'impianto britannico dovrebbero partire a breve, con completamento previsto nella prima metà del 2028. Lo riferisce Luca Travaglini, co-fondatore e co-amministratore delegato insieme a Daniele Benatoff, spiegando le priorità del gruppo tra mercato italiano, esportazioni e nuovi investimenti produttivi.

Capacità produttiva al limite, l'estero come sfogo

Il sito comasco ha raggiunto il tetto massimo della propria capacità, ma la domanda resta superiore all'offerta disponibile. «Siamo al massimo della capacità produttiva, ma molto al di sotto delle richieste», dichiara Travaglini, aggiungendo che l'apertura dello stabilimento inglese permetterà di «liberare più produzione per l'Italia». Oggi Planet Farms esporta un terzo della produzione complessiva verso mercati esteri selezionati.

Planet Farms punta su nuovi stabilimenti esteri
Il monitoraggio delle piante e dei parametri ambientali è centrale nella gestione tecnologica della vertical farm. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

La strategia commerciale prevede l'export come fase di test prima dell'investimento produttivo diretto: «Esportiamo solo lì dove vogliamo testare il mercato per poi portare in loco la produzione. In Uk e Svezia la risposta è stata ottima e più veloce che in Italia, dove comunque stiamo andando molto bene, ora anche con le private label e il fuori casa», spiega Travaglini. Il manager conferma inoltre la ricostruzione dello stabilimento di Cavenago, pur ribadendo che «ora la priorità è l'estero, prossime tappe Svezia e Usa».

Investimenti e conti in equilibrio

Il sito di Cirimido è costato 62,5 milioni di euro e un investimento di importo simile è previsto per i prossimi impianti. Gran parte dei capitali deriva dalla joint venture siglata lo scorso anno con Swiss Life. Secondo Benatoff, quest'anno l'azienda ha raggiunto il break even, e lo stabilimento di Cirimido genera da diversi mesi un margine operativo lordo (Ebitda) positivo.

Il fatturato 2026 è stimato in 20 milioni di euro, con i nuovi stabilimenti che dovrebbero generare ricavi di entità simile una volta a regime, secondo le proiezioni fornite da Benatoff. L'azienda risponde così a chi dubitava della sostenibilità economica del modello, considerati i prezzi dei prodotti superiori alla media della quarta gamma tradizionale e i costi di produzione elevati, in particolare sul fronte energetico: secondo l'azienda, tuttavia, «i prezzi relativi con il tempo stanno diminuendo» e il prodotto non è direttamente paragonabile a quello convenzionale.

Scalabilità tecnologica e nuove colture

Secondo i fondatori, produttività e redditività crescono insieme alla scalabilità degli impianti e al progressivo miglioramento tecnologico dei processi. Sul fronte energetico, Planet Farms dichiara di essersi tutelata con contratti e coperture a lunga scadenza, elemento che incide direttamente sui costi operativi di una produzione interamente in ambiente controllato e ad alta automazione, come già osservato per altre applicazioni di agricoltura di precisione basata su sensori e dati.

Parallelamente alla produzione di insalate in busta, l'azienda prosegue la sperimentazione su colture come caffè e cotone, con l'obiettivo di portare materia prima sostenibile e di qualità vicino ai luoghi di trasformazione, secondo le esigenze dei clienti finali. Si tratta di un fronte distinto da quello orticolo già avviato, che si inserisce in un contesto più ampio di innovazione nelle filiere agricole, simile a quanto avviene con l'editing genetico applicato alle sementi in altri mercati.