Vai al contenuto principale

Grano duro, resa media a 6,3 t/ha:

Risultati della Rete nazionale Crea 2025-26 su resa e stabilità varietale per scegliere il grano duro in base al proprio areale

grano-duro-resa-media-a-6-3-t-ha-cosa-indicano-davvero-le-prove-2025-26-del-crea
Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Il campo sperimentale del Crea di Foggia ha chiuso la stagione 2025-26 con una resa media di 6,30 t/ha per il grano duro, il 14,3% in più rispetto alla media del quinquennio 2021-2025. Il dato arriva dalla Rete nazionale di confronto varietale, 33 campi distribuiti in 14 regioni e raggruppati in sei areali omogenei.

Per chi deve decidere cosa seminare nelle prossime settimane, il numero da solo non basta: conta soprattutto come si è distribuito tra gli areali e quali varietà lo hanno sostenuto. Le prove segnalano produzioni superiori alla media di campo in 23-27 casi su 33, un segnale di tenuta diffusa più che di un singolo exploit varietale.

Cultivar di grano duro: cosa indicano le prove 2025-26

L'indice di resa ha superato quota 100 in tutti e sei gli areali monitorati (Sicilia, Sardegna, Sud peninsulare, Centro adriatico, Centro tirrenico e Nord), segno che l'incremento produttivo non è stato un fenomeno localizzato. Il dato più robusto arriva dal macro-areale Sud-Isole, dove l'indice medio complessivo si è attestato attorno a 105-106 punti.

 

Questo risultato conferma un'area storicamente centrale per la cerealicoltura da duro, dove le varietà più performanti nelle prove hanno retto meglio anche in condizioni di stress idrico tipiche del Sud. Chi semina in questi areali può guardare con più fiducia alle cultivar che hanno confermato l'indice sopra media per due o più annate consecutive, un criterio più solido del singolo risultato stagionale.

Grano duro, le cultivar consigliate dopo le prove 2025-26
La resa della cultivar deve essere valutata insieme alle condizioni pedoclimatiche e alla gestione aziendale, perché il risultato delle prove sperimentali non è automaticamente trasferibile a ogni campo. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Il CREA, l'ente di ricerca nazionale che coordina le prove varietali in agricoltura, ha ampliato negli ultimi mesi anche la comunicazione su caratteristiche qualitative diverse dalla resa, con maggiore dettaglio su parametri tecnologici come proteine, glutine e qualità di semola. Per un tecnico che consiglia la semina, questo significa affiancare al dato produttivo anche la lettura delle schede qualitative, utile quando il contratto di conferimento premia parametri specifici del glutine o della semola.

Resa media del grano duro: il confronto con il quinquennio 2021-2025

Il confronto con il quinquennio precedente va letto insieme al contesto nazionale. Nel 2025 la superficie coltivata a frumento duro in Italia è stata di oltre 1,1 milioni di ettari, ma è calata del 15,5% rispetto all'anno precedente, mentre la resa media nazionale è salita del 7,4%, secondo i dati Istat.

L'incremento del 14,3% misurato dalla Rete nazionale nei campi sperimentali è quindi superiore a quello medio nazionale, un divario che riflette sia condizioni agronomiche favorevoli nella stagione 2025-26 sia il contributo delle cultivar più recenti messe a confronto. Chi valuta la semina non dovrebbe però trasferire meccanicamente l'indice di prova alla propria azienda, perché il dato di campo sperimentale isola la variabile genetica da fattori come la fertilità del suolo o la gestione idrica locale.

Prima di scegliere la varietà conviene incrociare l'indice di resa con la rotazione già pianificata, la tessitura del terreno e l'eventuale rischio di patologie fogliari ricorrenti in azienda: su quest'ultimo punto le strategie di difesa contro oidio e ruggini restano un criterio di scelta tanto quanto la resa potenziale. La scelta varietale, da sola, raramente impone modifiche al parco macchine già in dotazione.

Per le aziende che seminano in minima lavorazione o sodo, la variabile che pesa di più resta la gestione dei residui colturali e non la cultivar scelta: un aspetto approfondito nel confronto tra grano duro in minima e sodo e il ripensamento delle macchine nel 2027. Anche chi ha introdotto le tre nuove varietà di grano duro firmate Manganelli per il 2026 conferma che l'adattamento dell'attrezzatura dipende più dal sistema colturale che dal singolo genotipo seminato.