Mais USA record, grano europeo giù: rese, scorte e cambio euro/dollaro che guidano i prezzi
Nuove stime USDA su mais e soia, contratti Euronext in flessione e cambio euro-dollaro a sostegno dei prezzi del grano europeo.
Il grano europeo ha chiuso in calo venerdì 9 ottobre, con il future Euronext scadenza dicembre a 242,00 euro per tonnellata, in ribasso di circa lo 0,9% rispetto alla seduta precedente. A Chicago il contratto sul grano ha perso il 2,4%, trascinato dalle nuove stime del Dipartimento dell'Agricoltura statunitense sul raccolto di mais, rivisto decisamente al rialzo rispetto alle attese degli operatori.
Il rapporto diffuso il 9 ottobre indica una produzione di mais 2026/27 negli Stati Uniti di 16,034 miliardi di bushel, superiore ai 15,8 miliardi stimati a settembre, con una resa nazionale portata a 181,2 bushel per acro. Le scorte finali salgono a 1,8 miliardi di bushel e il prezzo medio stagionale scende a 4,70 dollari, un taglio di 10 centesimi rispetto al mese precedente.
Perché il mais USA trascina giù il grano europeo
Il meccanismo è lineare: quando il mais abbonda più del previsto, il suo prezzo scende e con esso l'intero comparto dei cereali foraggeri, grano compreso, perché le due colture competono per gli stessi sbocchi nell'alimentazione zootecnica. Gli operatori attendevano un calo produttivo legato a un'annata meteorologica difficile, non un'ulteriore espansione del raccolto.
La sorpresa ha un peso specifico anche sul mercato della soia, altro raccolto rivisto al rialzo: la produzione statunitense 2026/27 sale a 4,562 miliardi di bushel, con scorte finali a 315 milioni e resa a 53,1 bushel per acro. Due raccolti abbondanti insieme spingono gli indici dei cereali verso il basso, e il grano segue senza una causa diretta sui propri fondamentali.
Per le aziende cerealicole italiane l'effetto si misura sui margini operativi, già sotto pressione come raccontato nell'approfondimento sui margini stretti nonostante un raccolto abbondante. Un ribasso dei futures non significa automaticamente prezzi più bassi alla consegna, ma riduce il margine di trattativa quando i costi di produzione restano elevati.
Euronext e Chicago: le quotazioni dopo il WASDE
Il confronto tra le sedute aiuta a leggere la rapidità del movimento. Il 6 ottobre il grano Euronext di dicembre era a 245,75 euro per tonnellata, contro 247,50 per le scadenze marzo e maggio 2027. Il 7 ottobre il contratto saliva ancora a 247,50 euro sostenuto dai rischi logistici nel Mar Nero, per poi scendere a 244,25 l'8 ottobre e infine a 242,00 euro il 9, dopo la pubblicazione del rapporto USDA.
Due fattori contrastanti limitano la discesa. La debolezza dell'euro sul dollaro rende il grano europeo più competitivo sui mercati di esportazione, compensando parte della pressione ribassista generata dal mais americano. Allo stesso tempo i timori per interruzioni delle esportazioni dal Mar Nero continuano a sostenere i prezzi, come già osservato nel confronto tra la ripresa di competitività dell'Unione europea sui mercati del grano e l'offensiva commerciale russa.
Le esportazioni russe di grano per il 2026/27 sono stimate in ultima revisione USDA a circa 43 milioni di tonnellate, dopo una precedente proiezione estiva vicina a 47,5 milioni, contro i 48 milioni effettivi della campagna precedente. Il ridimensionamento atteso delle spedizioni mantiene tesi i flussi dal Mar Nero e si inserisce in un quadro in cui, sul fronte interno europeo, la produzione di mais è stata rivista a 48 milioni di tonnellate, contro i 50,6 milioni stimati in precedenza, con importazioni UE attese a 23,5 milioni di tonnellate.
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