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Mosca dell’olivo, il caldo l’ha fermata: il vero rischio ora è con l’autunno e la soglia 21-25 °C

Garda a 40 °C, soglia 21-25 °C, raccolte tra Sebino e Savona: la mosca dell’olivo resta in agguato in autunno

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Nel Bresciano la raccolta è partita il 3 ottobre sul Sebino, mentre sul Garda è attesa a metà mese. A Savona è iniziata a fine settembre, con il grosso delle operazioni tra il 15 e il 20 ottobre. Il filo comune tra le aree è lo stesso: il caldo estivo, con punte vicine ai 40 °C sul Garda, ha tenuto lontana la mosca olearia.

Ora però le temperature scendono, e nei campi circola una frase ricorrente ad agosto, "quest'anno non ci sono mosche dell'olivo", che gli agronomi guardano con una certa cautela. La mosca dell'olivo è un insetto sensibile alla temperatura e proprio il calo termico autunnale può riportare condizioni favorevoli al suo sviluppo, rendendo il monitoraggio dell'oliveto una priorità operativa nelle prossime settimane.

Mosca dell’olivo e caldo estivo, il rischio con l’autunno
Il campionamento delle drupe e l’osservazione dei segni di ovideposizione aiutano a valutare la presenza dell’infestante e a orientare le decisioni agronomiche prima del completamento della raccolta. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Mosca dell'olivo: temperature e condizioni favorevoli

Il ciclo biologico dell'insetto trova le condizioni ideali in un intervallo preciso: tra 21 °C e 25 °C. Un dato in parte coerente con quanto riportato da altre fonti, che indicano una finestra più ampia, tra 14 e 28 °C, come favorevole all'attività della mosca olearia. In entrambi i casi si tratta di temperature tipiche delle mezze stagioni, non dell'estate inoltrata né dell'inverno.

La femmina può deporre centinaia di uova nel corso della sua vita, e la sintesi degli addetti ai lavori è netta: l'insetto prolifera con l'abbassamento delle temperature e l'aumento dell'umidità, condizioni che l'autunno può ricreare dopo mesi di caldo estremo. Per questo motivo, nelle aree dove la raccolta non è ancora completata, il rischio non va considerato scongiurato solo perché l'estate ha tenuto a bada l'infestante.

Caldo estivo e uova: perché gli attacchi sono stati limitati

Le fonti raccolte in diverse regioni convergono su un meccanismo fisiologico: le temperature estive estreme hanno impedito lo sviluppo delle uova della mosca olearia, bloccando il ciclo riproduttivo prima che potesse avviarsi. Nel Savonese gli operatori attribuiscono l'assenza di attacchi proprio alla siccità, che avrebbe reso le condizioni ostili alla sopravvivenza delle larve negli oltre 30 frantoi già operativi in zona.

Lo stesso schema emerge in Toscana, dove le alte temperature di giugno e luglio hanno limitato la proliferazione dell'insetto, e nelle Marche, dove la raccolta è iniziata tra il 4 e l'11 ottobre con ulteriori avvii attesi intorno al 15 e al 20. In Liguria gli operatori segnalano che l'arrivo di notti più fresche non dovrebbe, al momento, generare condizioni problematiche per un nuovo attacco.

Il controllo visivo resta lo strumento più immediato per verificare lo stato dell'oliveto. È consigliabile esaminare un campione di cento olive scelte a caso: il segno di perforazione sulla buccia indica che l'attacco è iniziato, mentre un foro di uscita segnala che una generazione si è già completata. Questo tipo di controllo, già descritto nel contesto del calo termico e la riaccensione dell'allarme raccolta, diventa più rilevante proprio nelle settimane in cui le temperature si avvicinano alla soglia dei 21-25 °C.

Tempi di raccolta e gestione del conferimento

Dove il controllo rivela olive danneggiate, la tempistica del conferimento diventa decisiva: i frutti colpiti devono arrivare al frantoio il giorno stesso o al massimo quello successivo, per evitare che il deterioramento comprometta la qualità dell'olio. Nel Savonese la resa riferita per alcune partite conferite si attesta tra il 18 e il 20%, un dato che testimonia un'annata partita bene sul piano qualitativo.

Il monitoraggio delle temperature resta quindi lo strumento su cui si basano le decisioni agronomiche in questa fase, più che una semplice verifica a campione. Chi gestisce superfici estese può affiancare il controllo manuale a strumenti di rilevamento più sistematico, come già sperimentato in alcuni contesti con i droni per il monitoraggio della mosca dell'olivo, utili per coprire porzioni ampie di oliveto in tempi rapidi.