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Microalghe nelle pecore da latte: le dosi testate per aumentare EPA e DHA senza perdere produzione

32 pecore Lacaune, 30–40 g/giorno, Schizochytrium spp. e Nannochloropsis gaditana: più EPA e DHA, produzione stabile

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Uno studio del Dipartimento di Scienze Animali dell'Università Agraria di Atene ha testato la supplementazione con microalghe su 32 pecore in lattazione, incrociate tra Lacaune e una razza locale greca. L'obiettivo era verificare se dosi di 30–40 grammi al giorno di Schizochytrium spp., da sola o combinata con Nannochloropsis gaditana, potessero aumentare il contenuto di omega-3 nel latte senza penalizzare produzione e ingestione.

Gli animali sono stati divisi in quattro gruppi: controllo, solo Schizochytrium spp., miscela delle due microalghe, e la stessa miscela a dose più alta. Il risultato più rilevante riguarda la qualità del prodotto: la concentrazione di PUFA n-3 a lunga catena è salita, con il DHA fornito da Schizochytrium spp. e l'EPA da Nannochloropsis gaditana, aprendo a un possibile uso mirato per il impiego di proteine alternative nella razione.

Microalghe e latte ovino: l'obiettivo sugli omega-3

La normativa europea stabilisce una soglia precisa per chi vuole valorizzare commercialmente questo tipo di arricchimento: un prodotto può portare il claim nutrizionale "fonte di omega-3" solo se contiene almeno 40 mg di EPA e DHA per 100 grammi e per 100 kcal. È il parametro che la filiera lattiero-casearia dovrà confrontare con i dati analitici ottenuti in stalla, per capire se la supplementazione basta a raggiungere la soglia richiesta.

Gli autori dello studio sintetizzano così l'esito pratico: la supplementazione sostiene "l'impiego delle microalghe come strategia alimentare per produrre latte ovino arricchito in omega-3, senza compromettere l'ingestione, la produzione e la composizione chimica del latte". Un punto non scontato, perché interventi nutrizionali mirati a modificare il profilo lipidico possono talvolta incidere su parametri produttivi che l'azienda non può permettersi di perdere.

Supplementazione nella razione: quali aspetti valutare

Il dato che distingue questo lavoro da altre sperimentazioni sulle microalghe riguarda l'assenza di effetti collaterali misurabili: nessuna variazione significativa nell'ingestione alimentare, nella produzione di latte, né nel contenuto di grasso, proteine e lattosio. Chi gestisce la razione ovina può quindi valutare l'inserimento delle microalghe come integrazione mirata, senza dover ripensare l'intero piano alimentare o temere cali produttivi.

Un secondo elemento emerso riguarda lo stato ossidativo degli animali: la supplementazione combinata ha migliorato le difese enzimatiche antiossidanti nel sangue. Alla dose più alta, 40 grammi al giorno, i biomarcatori ossidativi sono risultati superiori rispetto agli altri gruppi, un segnale che merita attenzione nella fase di definizione del dosaggio ottimale per capo.

Microalghe e omega-3 nel latte ovino: cosa valutare
Schizochytrium spp. e Nannochloropsis gaditana sono state utilizzate come integrazioni alimentari per aumentare rispettivamente l'apporto di DHA ed EPA nella produzione di latte ovino OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Prima di introdurre le microalghe in razione, resta necessario verificare con dati analitici se il trattamento ha realmente migliorato la qualità del latte, confrontando i valori di EPA e DHA con la soglia normativa. Questo tipo di controllo si inserisce nello stesso approccio già richiesto per altre strategie nutrizionali, come quelle discusse a proposito della valorizzazione di sottoprodotti ittici in agricoltura circolare o della gestione dei mangimi professionali nelle condizioni di stress termico, dove la verifica analitica resta il passaggio che convalida la scelta alimentare.