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Nessuno ve l’ha detto: 6 vecchi mais lombardi potrebbero battere il caldo meglio degli ibridi moderni

LO-MAIS, Quarantino Cremonese, Ottofile Pavese e Marano Vicentino: 6 mais storici sfidano ibridi, caldo e siccità

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Sei ecotipi storici di mais lombardo, selezionati nel tempo dagli agricoltori per resistere a caldo e siccità, tornano al centro di un progetto di ricerca che punta a rilanciarli come risorsa per la filiera regionale. Si chiama LO-MAIS e sarà presentato ufficialmente il 28 ottobre presso la Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari dell'Università degli Studi di Milano, in via Celoria 2.

Il progetto, finanziato dalla Regione Lombardia nell'ambito dell'intervento SRG01 (Sostegno gruppi operativi PEI AGRI) del Complemento per lo Sviluppo Rurale, ha una durata di 30 mesi, da marzo 2026 a settembre 2028, e vede come capofila Agricola 2000. L'obiettivo è valutare la resilienza agronomica di varietà locali precoci e rafforzare il legame tra ricerca universitaria e imprese agricole lombarde.

Progetto LO-MAIS per gli ecotipi di mais lombardo
Il progetto LO-MAIS punta a valorizzare sei ecotipi storici di mais, selezionati nel tempo dagli agricoltori lombardi, per valutarne le potenzialità agronomiche nelle condizioni climatiche attuali. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

C'è impatto sul mais lombardo?

Il mais resta una coltura strategica per l'Italia e in particolare per la pianura padana, ma gli stress termico e idrico legati al cambiamento climatico ne compromettono sempre più la coltivazione con le cultivar moderne. In Lombardia sopravvivono però ecotipi locali che, selezionati nel tempo dagli agricoltori, mostrano una maggiore tolleranza a queste condizioni rispetto alle varietà oggi più diffuse, un tema affrontato anche dal progetto di adattamento climatico dell'irrigazione del mais.

Le sei varietà coinvolte nella sperimentazione sono il Quarantino Cremonese, l'Ottofile Pavese, la Ganassina, il Bianco di Calcio, l'Agostanello e il Marano Vicentino. Il percorso di LO-MAIS parte dalla conservazione del patrimonio genetico e dalla selezione nei campi sperimentali, prosegue con la coltivazione e la valutazione dell'adattabilità in campi di prova e in azienda, e si chiude con l'analisi della qualità e della sicurezza alimentare della granella.

Dieci partner per il Gruppo Operativo

LO-MAIS poggia su un Gruppo Operativo multidisciplinare che riunisce enti di ricerca, università e aziende agricole, coordinato da Agricola 2000. La direzione scientifica è affidata al Centro BioDNA dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, mentre il DiSAA dell'Università degli Studi di Milano segue lo sviluppo delle sperimentazioni, le analisi qualitative-genetiche e la divulgazione. Al DSTA dell'Università di Pavia spettano miglioramento varietale, conservazione della biodiversità e analisi qualitative.

La gestione delle attività di campo coinvolge, oltre ad Agricola 2000, sei aziende agricole distribuite sul territorio lombardo: Ceriani Maria Antonia a Truccazzano, Cascina Mischia a Cisliano, Sciarretta Massimo a Pizzighettone, Cirenaica a Robecchetto con Induno, La Quercia Società Cooperativa Sociale a Chiavenna e Terre Villane a Romagnese. La sperimentazione in campo è partita la scorsa estate, in anticipo rispetto alla presentazione pubblica del progetto.

L'evento del 28 ottobre a Milano

Il convegno si terrà dalle 10.30 alle 12.30 nell'Aula Molon della Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari, ed è aperto a imprenditori agricoli, tecnici e consulenti del settore. La partecipazione è gratuita previa iscrizione, sia in presenza (fino a esaurimento posti) sia da remoto, e consente ad agronomi, periti agrari e agrotecnici di maturare crediti formativi. Apriranno i lavori Giovanna Nicastro della DG Agricoltura di Regione Lombardia, Marta Guarise di Agricola 2000 e Alessandra Lanubile del BioDNA.

Seguiranno gli interventi di Michela Landoni del DSTA dell'Università di Pavia, Roberto Pilu del DiSAA dell'Università di Milano e Matteo Busconi del BioDNA, prima della chiusura affidata nuovamente a Marta Guarise. I risultati della sperimentazione saranno presentati anche su campi dimostrativi aperti ad agricoltori e tecnici, un approccio che si affianca ad altre iniziative sul tema della resistenza climatica delle colture, come il progetto europeo Booster coordinato dal CREA di Lodi sulla siccità nel mais.