Mais resistente alla siccità, il CREA di Lodi guida la ricerca europea Booster da 4 milioni di euro
CREA-AZA di Lodi, Booster, Horizon Europe: 4,9 milioni per mais anti-siccità, ma nessuna semente pronta.
A Lodi il CREA-AZA, il Centro di ricerca Agricoltura e Ambiente, ha presentato lo stato di avanzamento di un lavoro pluriennale sul mais capace di sopportare meglio la carenza d'acqua. Il progetto si chiama Booster, rientra nel programma europeo Horizon Europe ed è partito il 1° maggio 2023 per 48 mesi, con un finanziamento previsto di 4,9 milioni di euro e un consorzio di 14 partner in 10 Paesi.
Il centro lodigiano è l'unico ente italiano dentro il consorzio, guidato sul fronte locale da Andrea Brandolini. Il lavoro riguarda la genetica e la microbiologia applicate alle colture, non una nuova semente già disponibile per la semina: la distinzione conta per chi decide ogni anno cosa seminare in condizioni di scarsità idrica crescente.
Progetto Booster, il ruolo del CREA-AZA di Lodi
Il gruppo di Lodi lavora sul confronto tra specie vegetali con diversa tolleranza alla siccità, come il teff e il mais, per individuare tratti e meccanismi associati a una migliore risposta alla carenza d'acqua. Si tratta di variazione genetica naturale, non di modificazione genetica in laboratorio: la differenza tecnica è centrale per capire cosa è stato davvero presentato.
I ricercatori hanno descritto l'obiettivo con parole precise: migliorare la tolleranza alla siccità del mais utilizzando la variazione genetica presente in natura e i biostimolanti ottenuti da organismi viventi, in modo da ottenere nuove colture agrarie che tollerino la carenza di acqua. Una linea di ricerca ancora in corso, non un prodotto da banco sementi.
Il valore del progetto, 4,9 milioni di euro su 48 mesi e 14 partner internazionali, segnala l'ampiezza dell'impegno scientifico europeo sul tema. Il progetto terminerà ad aprile 2027 e non indica una data ravvicinata di disponibilità commerciale: allo stato attuale non risultano annunci del consorzio su ibridi derivati da questo lavoro pronti per la campagna agraria, quindi le scelte varietali continuano a concentrarsi su ibridi già in commercio.
Mais e carenza d'acqua: la ricerca su geni, batteri e alghe
Oltre alla componente genetica, il team ha lavorato su biostimolanti ricavati da organismi viventi, in particolare batteri e alghe, applicati a semi e foglie della pianta. L'idea è rendere i tessuti della coltura più resistenti allo stress idrico attraverso composti biologici, un filone distinto dalla selezione genetica ma complementare nell'obiettivo finale.
In questo ambito BOOSTER prevede e ha già avviato prove in pieno campo per valutare biostimolanti da alghe brune e microrganismi su mais in condizioni di siccità, ma si tratta ancora di soluzioni in fase sperimentale dentro il progetto. Le aziende agricole che oggi devono gestire la carenza d'acqua nel mais possono però già contare su biostimolanti registrati, oltre che su leve note come scelta varietale, turni irrigui e strategie irrigue pensate per le annate più siccitose.
La distanza tra ricerca di BOOSTER e prodotti specifici di quel consorzio già sul mercato resta quindi netta. Chi gestisce la coltura del mais nelle aree più esposte a stress idrico può intanto orientarsi su pratiche già consolidate, dall'adattamento climatico delle tecniche irrigue all'uso di biostimolanti già impiegati contro lo stress idrico in altre colture, affiancando dove opportuno i biostimolanti per mais disponibili in commercio, mentre i risultati di BOOSTER proseguono il loro percorso scientifico e sperimentale.
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