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Scorte di mais Usa oltre 2 miliardi di bushel: perché i nuovi dati USDA fanno discutere i mercati

USDA, Reuters, 2,095 miliardi di bushel: le scorte Usa mettono in dubbio i 6,2 miliardi per mangimi e pesano sull'Italia

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Oltre 2,095 miliardi di bushel di mais erano ancora nei silos statunitensi al 1° settembre, secondo il rapporto Quarterly Grain Stocks del 30 settembre 2026 dell'USDA (il dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti). Si tratta di circa il 35% in più rispetto all'anno precedente e di un valore superiore di poco meno del 10% rispetto alle stime medie degli analisti raccolte da Reuters, con effetti diretti per chi acquista cereali per l'alimentazione del bestiame anche in Italia.

La distanza tra scorte fisiche rilevate e consumi dichiarati per mangimi ha spinto diversi analisti a dubitare della stima USDA sull'impiego zootecnico, indicata a circa 6,2 miliardi di bushel per l'annata 2025/26 nelle più recenti tabelle ufficiali. Se quella cifra dovesse scendere nei prossimi report, cambierebbe la lettura della domanda globale e, di riflesso, le attese sui prezzi del mais importato.

Scorte di mais Usa oltre le attese e dubbi sui dati USDA
Le scorte di mais negli Stati Uniti hanno superato 2,095 miliardi di bushel al 1° settembre 2026, circa il 35% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo il rapporto USDA. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Scorte di mais Usa a oltre 2 miliardi di bushel

Il balzo di circa il 35% su base annua segnala che meno mais del previsto è stato effettivamente consumato nella parte finale della campagna precedente. Gli operatori della filiera cerealicola, secondo il rapporto del 30 settembre, detenevano scorte superiori di quasi il 9% rispetto alle proiezioni degli analisti interpellati da Reuters. Il dato vale come scorta iniziale per la nuova annata commerciale.

Nel servizio Reuters dedicato al tema, Jim McCormick, cofondatore di AgMarket.Net, ha sottolineato che il balzo delle giacenze alimenta dubbi sulla correttezza delle stime USDA di utilizzo per mangimi e usi residuali, che potrebbero richiedere una revisione al ribasso del consumo del vecchio raccolto. La discussione resta quindi aperta e riguarda soprattutto il modo in cui vengono ripartiti i diversi usi interni.

Le ultime proiezioni USDA successive al report sulle scorte indicano, nelle tavole di bilancio del mais, scorte finali previste per il 2025/26 attualmente stimate sopra i 2 miliardi di bushel. Questo livello è più elevato rispetto a precedenti ipotesi di mercato che guardavano a 1,67 miliardi di bushel e suggerisce, per ora, un quadro di disponibilità relativamente ampia. Per il mercato delle quotazioni di mais e grano sui mercati internazionali significa maggior attenzione alle prossime mosse dell'USDA su produzione e utilizzi.

Stime USDA sul mais per il bestiame sotto esame

La serie storica dell'impiego feed and residual del mais statunitense mostra variazioni che gli analisti faticano a spiegare solo con la crescita dei capi allevati. Le tabelle USDA indicano valori nell'ordine di 5,486 miliardi di bushel nel 2022/23, circa 5,8 miliardi nel 2023/24 e oltre 5,8 miliardi nelle proiezioni più recenti per il 2024/25. Su questa base, la proiezione a circa 6,2 miliardi per il 2025/26 viene giudicata impegnativa rispetto al trend.

Doug Houghton, analista di Brock Associates, ha dichiarato che l'impiego del vecchio raccolto per mangimi e usi residuali potrebbe essere stato sovrastimato nelle stime USDA. La voce feed and residual, che l'USDA utilizza da anni per chiudere il bilancio tra offerta totale e usi noti, includendo consumo zootecnico stimato e perdite non misurate, è quella che concentra i maggiori dubbi degli analisti di settore.

Mike Castle, senior economist presso StoneX, ha aggiunto che non risulta una spiegazione del tutto convincente per lo scostamento emerso tra scorte fisiche e consumi dichiarati nelle ultime campagne. Per gli acquirenti italiani di mais destinato alla filiera dell'alimentazione zootecnica, una revisione al ribasso dei consumi USA implicherebbe una maggiore disponibilità globale e una minore pressione sui prezzi di importazione nei prossimi mesi, con possibili effetti sui costi dei mangimi in stalla.