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Rincari mangimi, stalle in allarme: mais, soia e orzo in rialzo

Borsa merci di Bologna, 27 agosto 2026, Bmti: mais, soia e orzo rincarano, soglie UE sulle micotossine più severe dal 2027

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

All'asta della borsa merci di Bologna del 27 agosto 2026 i listini segnano rialzi diffusi su quasi tutte le materie prime per alimentazione zootecnica: mais nazionale ed estero, orzo, tritello di frumento tenero, farine di estrazione di soia e girasole proteico, farina di colza, erba medica disidratata. In calo soltanto la farina di estrazione di girasole integrale, mentre crusca, cruschello e polpe cubettate restano stazionarie.

L'ondata riguarda direttamente allevatori di bovini, suini e avicoli, oltre a contoterzisti e tecnici che seguono la formulazione delle razioni. Secondo le rilevazioni di Bmti (Borsa Merci Telematica Italiana), gli aumenti più marcati colpiscono orzo, grano tenero, sorgo e farine proteiche, con un effetto diretto sul costo di produzione in stalla nelle settimane in cui si programmano gli acquisti per l'inverno.

Rialzi diffusi: cereali, foraggi e farine proteiche

Il listino bolognese del 27 agosto mostra un quadro coerente con quanto già segnalato per l'aumento dei prezzi di orzo e grano tenero: le quotazioni salgono su quasi tutta la gamma dei mangimi ad uso zootecnico, comprese le voci per l'agricoltura biologica. L'orzo biologico registra un incremento rispetto al rilevamento del 6 agosto, mentre melasso e altri sottoprodotti restano fermi.

Per chi formula le razioni, il rincaro delle farine proteiche (soia, girasole, colza) pesa più del solo aumento dei cereali, perché queste voci coprono la quota proteica che non si sostituisce facilmente senza intervenire sull'equilibrio nutrizionale. I dati sull'import italiano confermano la tensione: nei primi mesi del 2026 i volumi di farine proteiche importate restano stabili rispetto al 2025, ma il loro valore complessivo scende, segno di un mercato più caro pur senza una riduzione strutturale della disponibilità.

Le cause: mercati, clima e regole UE sui mangimi

Dietro i rincari si intrecciano più fattori, come già descritto nell'analisi sulle strategie per contenere i costi dei mangimi: il caldo estremo che ha compresso i raccolti europei, le tensioni geopolitiche che condizionano le rotte di approvvigionamento del Mar Nero, e un quadro normativo UE che si sta irrigidendo sugli additivi e sui contaminanti ammessi nei mangimi.

Alimentazione zootecnica e rialzi mangimi, effetti in stalla
Mais, orzo e altre materie prime rappresentano una componente fondamentale dei mangimi zootecnici, con i rialzi di fine agosto che aumentano i costi di alimentazione degli allevamenti. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Sul fronte regolatorio, il Regolamento di esecuzione (UE) 2026/91 autorizza l'uso del preparato di 6-fitasi come additivo zootecnico per diverse specie e ne rinnova l'autorizzazione entro il quadro di dieci anni previsto per la precedente approvazione, mentre il Regolamento (UE) 2026/103 riguarda il rinnovo dell'autorizzazione di un preparato di Enterococcus lactis DSM 7134 per le scrofe senza specificare espressamente una nuova durata decennale. Il Regolamento (UE) 2026/95 fissa invece al 5 febbraio 2027 la scadenza per smaltire le scorte di alcuni additivi già in commercio, come già anticipato nell'approfondimento sulle nuove norme UE 2026 sui mangimi.

Il vincolo più immediato per la qualità delle materie prime arriva dalla raccomandazione (UE) 2026/1801, che introduce valori di riferimento più restrittivi per le fusariotossine (deossinivalenolo, fumonisine B1+B2 e altre micotossine) nei mangimi. I nuovi valori devono essere presi in considerazione a partire dal 1° luglio 2027 per la generalità dei mangimi e, in particolare, dal 1° ottobre 2027 per mais, sorgo, soia, girasole e relativi prodotti. Per il comparto maidicolo italiano significa soglie di sicurezza più severe in vista della gestione delle scorte a partire dalla campagna 2027.

Effetti sulle razioni e margini di manovra in azienda

Per bovini da latte e da carne, il rincaro dei foraggi e delle farine proteiche spinge a rivedere il rapporto tra fibra e concentrati nella razione invernale, mentre per suini e avicoli, più dipendenti da mais e soia, l'impatto si misura direttamente sul costo per capo. Chi ha già bloccato parte del fabbisogno con contratti di fornitura a termine attenua l'esposizione ai rialzi di fine agosto.

Sul piano gestionale, le leve restano quelle già note: programmazione colturale per aumentare l'autoproduzione di foraggi e cereali aziendali, gestione più attenta degli sfalci e delle scorte di erba medica disidratata, e monitoraggio delle soglie di micotossine in vista dell'entrata in applicazione del nuovo quadro di riferimento europeo tra luglio e ottobre 2027. Come già osservato per l'impatto dello stress da caldo sui mangimi professionali, il contesto climatico resta la variabile meno controllabile, quella che condiziona sia la disponibilità che la qualità delle materie prime in arrivo dai raccolti 2026.