Mais dimezzato, soia a +95%: come vent’anni di rese e importazioni cambiano i campi italiani
Istat, JRC MARS e Commissione europea: mais -51,2%, soia quasi al 38% dell'UE, importazioni a 70 milioni di quintali.
Vent'anni di campi italiani raccontano una redistribuzione netta tra colture. La superficie a mais si è ridotta del 51,2% tra il 2006 e il 2025, mentre la produzione è calata del 42,7%: resta comunque sopra i 500mila ettari, con una resa salita da 86,8 a 101,9 quintali per ettaro.
Sul fronte opposto, la soia cresce del 69,1% in superficie e del 94,6% in produzione nello stesso periodo, fino a coprire quasi il 38% della produzione europea. Il frumento duro perde il 15,5% di superficie e il 9,3% di produzione, restando comunque sopra 1,1 milioni di ettari secondo i dati Istat sul confronto ventennale.
Mais, frumento e frutta: superfici e produzioni
Il ridimensionamento del mais non è un fenomeno isolato. Le 18 colture seminative monitorate da Istat sono scese dal 40% al 35,7% della superficie agricola in produzione, segno di una ricomposizione più ampia degli ordinamenti colturali. Chi gestisce rotazioni su terreni storicamente a mais deve considerare che il confronto tra grano, mais e girasole non riguarda più solo la resa per ettaro ma la convenienza relativa tra colture.
Sul fronte dell'approvvigionamento, nel 2025 le importazioni di mais hanno raggiunto circa 70 milioni di quintali contro una produzione nazionale sotto i 55 milioni. Per il frumento il divario è ancora più marcato: 97 milioni di quintali importati a fronte di 59,5 milioni prodotti in Italia, nonostante il Paese resti primo produttore europeo di frumento duro con il 43,2% del totale.
Anche la frutta mostra flessioni strutturali. L'olio di oliva scende da 603,3 a 378,6 milioni di litri (-37,6%), il vino cala più moderatamente da 49,6 a 47,8 milioni di ettolitri (-3,6%). Le nocciole restano un caso particolare: 990mila quintali prodotti nel 2025 a fronte di 935mila quintali importati, segno di una domanda interna che la produzione nazionale non copre da sola.
Rese agricole italiane dal 2006 al 2025
Il dato più utile per chi pianifica le semine riguarda la resa per ettaro, che in alcune colture è cresciuta proprio mentre le superfici si riducevano. Il mais segna +17,4%, il grano duro +7,4%, il pomodoro da industria +18,5%: la contrazione delle superfici non ha quindi significato un arretramento produttivo proporzionale, grazie a ibridi più performanti e tecniche agronomiche più mirate.
Il 2026 complica però il quadro di breve periodo. Secondo le stime di settembre del servizio JRC MARS della Commissione europea, l'estate calda e siccitosa ha spinto le rese europee dell'8% sotto la media quinquennale per il mais da granella e del 14% per il mais fresco, con un'ulteriore revisione al ribasso del 2% nel bollettino di settembre sia per il mais sia per la soia. Chi programma gli ibridi di mais a taglia bassa per il 2026 deve mettere in conto che l'andamento climatico pesa quanto la scelta varietale.
La crescita della soia, intanto, si inserisce in un contesto di maggiore attenzione alle colture proteiche a livello comunitario, che incide anche sulle pratiche post-raccolta: il modo in cui cambierà il disseccamento chimico della soia è uno degli aspetti operativi che gli agricoltori dovranno seguire da vicino nelle prossime campagne, insieme alle indicazioni del piano UE sulle proteine vegetali per il 2026.
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