Carote a 0,28 €/kg e uva a 0,58: come diventano fino a 3 euro sullo scaffale e perché esplode la protesta
421% sulle carote, 416% sull’uva: Cia-Agricoltori Italiani porta a Montecitorio la rabbia dei produttori, da Roma al Cosentino
Il 28 centesimi al chilo pagati al produttore per le carote diventano 1,46 euro sullo scaffale del supermercato: un incremento del 421% che il 13 ottobre ha portato Cia-Agricoltori Italiani a presidiare Montecitorio. Sull'uva da tavola il divario corre dagli 0,58 euro riconosciuti in campo ai 2,99 euro al dettaglio, pari al 416%.
La mobilitazione, avviata a Roma e proseguita con presidi il 14, 20, 21 e 22 ottobre, nasce dai dati di settembre diffusi dall'organizzazione agricola. Per chi coltiva e gestisce l'azienda agricola la conseguenza immediata è che il prezzo riconosciuto all'origine resta fermo mentre i costi operativi, da carburante a manodopera, continuano a salire.
Prezzi di carote e uva, il confronto tra campo e supermercato
Il balzo dal campo allo scaffale non equivale automaticamente al margine della distribuzione. Tra il prezzo pagato al produttore e quello esposto al dettaglio si inseriscono trasporto, selezione, confezionamento, conservazione e logistica distributiva, ciascuno con un proprio costo che si somma progressivamente lungo la filiera.
Vanno aggiunti gli scarti di prodotto non commerciabile, che riducono la resa venduta rispetto a quella raccolta, e il carico fiscale applicato ai diversi passaggi. La forbice tra 0,28 e 1,46 euro al chilo per le carote racconta quindi una catena di costi intermedi, non un guadagno netto e univoco di un solo attore della filiera.
Per i produttori di ortofrutta la questione centrale resta la sostenibilità economica della coltura: se il prezzo riconosciuto in campo non copre i costi di produzione, inclusi quelli di meccanizzazione e raccolta, il margine aziendale si assottiglia indipendentemente da quanto cresca il prezzo finale. Il tema è lo stesso affrontato nell'analisi sui prezzi della frutta e l'impatto della meccanizzazione sui margini.
Cia-Agricoltori Italiani, la protesta davanti a Montecitorio
Davanti a Montecitorio, Cia-Agricoltori Italiani ha denunciato un divario definito insostenibile tra quanto viene riconosciuto a chi produce e quanto viene speso da chi acquista al dettaglio. La mobilitazione nazionale, calendarizzata su più giornate di ottobre, punta a mantenere alta l'attenzione pubblica sul tema per tutto il mese.
La protesta si inserisce in un contesto più ampio di presidi locali già attivi, come quelli registrati in Calabria nel Cosentino, segno che la tensione sui prezzi agricoli non è circoscritta a una sola area del Paese. Le stesse dinamiche di costi crescenti e prezzi all'origine compressi emergono anche nell'ortofrutta lucana alle prese con caldo e prezzi instabili.
Il nodo sollevato riguarda in particolare l'aumento dei costi operativi sostenuti dalle aziende agricole, un tema già emerso nelle analisi sui prezzi agricoli europei e l'andamento dei costi nel 2026. Lo stesso scenario di pressione sui margini era stato segnalato per il comparto cerealicolo, dove nonostante un raccolto adeguato i margini del grano restano stretti nonostante il raccolto.
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