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Riso italiano, prezzi sotto i costi a Vercelli: Carnaroli, Arborio e tondi già in perdita

Quotazioni del risone 2026 inferiori ai costi di produzione a Vercelli per Arborio, Carnaroli e tondi destinati al mercato interno

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Sulla piazza di Vercelli le prime contrattazioni del risone della nuova campagna si stanno aprendo in un contesto di forte incertezza sui margini, secondo quanto riferiscono le rappresentanze dei produttori locali. Al 5 ottobre 2026 non risultano ancora listini ufficiali consolidati per la campagna in corso, quindi il quadro di redditività resta basato su stime interne alle aziende.

A risultare più esposte al rischio di margini compressi sono le varietà da risotto, con Carnaroli e Arborio in primo piano, insieme ai tondi destinati al mercato interno. I rappresentanti dei produttori indicano le prossime settimane come decisive per capire se le quotazioni miglioreranno oppure se la campagna si confermerà problematica dal punto di vista della redditività per molte aziende risicole piemontesi e lombarde.

Riso, prezzi sotto i costi a Vercelli: le varietà più colpite
La maturazione delle spighe segna una fase decisiva per le aziende, che devono conciliare raccolta, stoccaggio e necessità di liquidità. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Prezzi del riso a Vercelli: Arborio, Carnaroli e tondi a confronto

Sulla piazza di Vercelli, che resta un punto di riferimento per le contrattazioni del risone a livello nazionale, le indicazioni raccolte tra gli operatori parlano di prime proposte di prezzo giudicate molto strette rispetto ai costi. La pressione dell'offerta, legata all'arrivo del prodotto appena trebbiato, tende a spingere le trattative su livelli che non rispondono alle attese di molte aziende.

Le organizzazioni professionali indicano, per le ultime campagne documentate, costi medi di produzione sostenuti per le varietà da risotto e per i tondi che risultano elevati nel confronto con i valori di mercato più recenti disponibili. Sulla base di questi riferimenti, numerosi risicoltori considerano economicamente critiche offerte che, per alcune tipologie, si collocano in un intervallo che nei mesi scorsi oscillava su poche decine di euro per tonnellata sopra i minimi storici della serie.

In assenza di dati ufficiali completi per il 2026, non è ancora possibile quantificare con precisione un eventuale ridimensionamento del differenziale tra varietà pregiate e tondi rispetto alle campagne precedenti. Chi lavora sulla filiera segnala però che la pressione competitiva non risparmia nessun segmento e che anche chi ha puntato su varietà a più alto valore aggiunto si trova a trattare su basi considerate limitanti rispetto alla struttura dei costi aziendali.

La situazione si inserisce in un quadro già fragile per il comparto, descritto in precedenza in un approfondimento su crisi del riso italiano tra siccità e import a dazio zero, dove era stata evidenziata una tendenza alla compressione dei listini interni già prima dell'avvio di questa campagna.

Costi di produzione del risone e ruolo delle importazioni

Secondo quanto riferito dalle organizzazioni agricole, l'incidenza combinata di energia, concimi e manodopera continua a mantenere elevato il costo per ettaro necessario a portare a raccolta il riso. Sulla base dei dati medi disponibili per le campagne più recenti, molte aziende individuano una soglia orientativa oltre la quale le vendite sotto certi livelli di prezzo rendono difficile coprire la somma dei costi diretti e dei costi generali.

L'appello lanciato dai produttori è chiaro: "Servono interventi urgenti", una dichiarazione che segnala la distanza percepita tra l'andamento dei costi e quello dei ricavi in questa fase di mercato. Numerose aziende proseguono comunque nelle contrattazioni, anche quando i valori proposti risultano giudicati a rischio di non coprire i costi, per esigenze di liquidità e per la necessità di liberare gli spazi di stoccaggio per il nuovo raccolto.

Nel giudizio sulle prospettive della campagna 2026 pesa anche la concorrenza del riso importato dai Paesi che beneficiano di regimi tariffari preferenziali verso l'Unione europea. Le decisioni assunte dalla Commissione europea sui sistemi di preferenze tariffarie e sulle eventuali misure di salvaguardia incidono direttamente sulla presenza di prodotto estero a dazio ridotto o nullo sul mercato e costituiscono uno degli elementi chiave da monitorare per valutare la pressione competitiva sui listini del riso italiano.

Un problema analogo di compressione dei margini, seppure in una filiera diversa, è emerso anche per i cereali a paglia. Lo documentano due articoli su raccolto record di grano ma margini in perdita per gli agricoltori e su grano duro 2026 con prezzi sotto i costi di produzione, che mettono in evidenza come la tensione tra costi e ricavi stia interessando più comparti cerealicoli nella stessa stagione.