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Riso italiano in ginocchio: siccità e import a dazio zero

Siccità 2026, clausola di salvaguardia UE al 45 per cento e contratti di filiera al 2,5 per cento stringono i risicoltori italiani

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Foto di: OmniTrattore.it

La produzione italiana di riso nel 2026 sarà in calo, dopo una campagna segnata da siccità e da un crollo delle superfici coltivate di circa 1.200 ettari. A Vercelli, dove dall’11 al 13 settembre si tiene Risò, il salone internazionale del riso, la presidente dell'Ente Nazionale Risi, Natalia Bobba, descrive un settore stretto tra emergenza idrica e concorrenza dell'import a dazio agevolato dal Sud Est asiatico.

Siccità e neve sciolta in anticipo

La coltura del riso nasce e matura in acqua, e l'estate 2026 ha messo sotto pressione le risaie italiane con temperature elevate già a maggio e giugno. Secondo Bobba, la neve si è sciolta troppo presto, facendo venir meno la riserva idrica che normalmente garantisce l'irrigazione fino a fine estate. La stagione dovrebbe iniziare intorno al 20 settembre, con piante che arrivano a maturazione in modo uniforme e senza stress idrico marcato.

Riso italiano in crisi tra siccità e import dal Far East
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Foto di: OmniTrattore.it

La carenza idrica, spiega la presidente dell'Ente Risi, «è stata gestita al meglio», ma non ha evitato danni localizzati in diverse zone risicole. Il tema del rischio climatico entra ora anche nell'agenda istituzionale: durante Risò, Ismea presenta la nuova «polizza semplificata riso» nell'ambito dell'incontro su strumenti e prospettive per la gestione dei rischi nella filiera. Chi vuole approfondire l'impatto della siccità su altre colture strategiche può leggere l'analisi su siccità e crisi produttiva di ortaggi, frutta e olio.

Il calo delle superfici coltivate a riso, quantificato in circa 1.200 ettari in meno rispetto alla campagna precedente, si somma ai costi di produzione in aumento: gasolio e metano, usati sia per il trasporto del raccolto sia per l'essiccazione del risone, pesano su bilanci già fragili. Un approfondimento sui numeri della contrazione delle superfici è disponibile nell'articolo dedicato alle superfici a riso in Italia nel 2026.

Import da Cambogia e Myanmar a dazio zero

La «spina nel fianco» del settore, secondo Bobba, sono le importazioni a dazio zero dai paesi del regime EBA (Everything But Arms, il meccanismo di preferenze tariffarie per i paesi meno sviluppati), in particolare da Cambogia e Myanmar. Si tratta di flussi che finiscono per condizionare pesantemente le quotazioni interne, mettendo in difficoltà i produttori italiani proprio mentre affrontano lo stress idrico della campagna in corso.

Non è la prima volta che l'Unione europea interviene su questo fronte: il regolamento di esecuzione (UE) 2019/67 della Commissione, del 16 gennaio 2019, aveva già imposto per tre anni misure di salvaguardia sulle importazioni di riso Indica da Cambogia e Myanmar, reintroducendo progressivamente i dazi comuni. Dopo la scadenza di quelle misure, l'import è tornato a crescere, spingendo Bruxelles a riaprire l'inchiesta e ad adottare, con il regolamento di esecuzione (UE) 2024/842 dell'11 marzo 2024, nuove misure di salvaguardia sullo stesso prodotto e sulla stessa origine.

La Commissione europea, in un documento congiunto dell'agosto 2026, ricorda che solo i paesi meno sviluppati, tra cui Cambogia e Myanmar, beneficiano di queste preferenze tariffarie all'esportazione verso l'UE. Nella risposta a un'interrogazione parlamentare del 2026, l'esecutivo comunitario chiarisce che sul riso operano tre meccanismi di tutela attivabili: le misure generali di salvaguardia, le misure speciali e un meccanismo speciale di sorveglianza, pensati per proteggere la redditività della filiera risicola europea.

La clausola di salvaguardia europea e la soglia contestata

«Le condizioni possono cambiare», osserva Bobba: il costo dei noli in forte crescita e gli effetti del fenomeno climatico El Niño, che penalizza le produzioni asiatiche quanto quelle italiane, potrebbero rallentare i flussi di import secondo l'ente risicolo. Ma il nodo resta la clausola di salvaguardia europea, strumento già approvato che dal 1° gennaio 2027 consentirà di frenare l'import incondizionato quando supera una determinata soglia di crescita rispetto alla media storica.

Secondo l'Ente Risi la soglia fissata, un incremento degli acquisti dall'estero del 45%, è troppo alta per scattare in tempo utile: l'organizzazione aveva chiesto che venisse abbassata al 20%, ma gli emendamenti sono stati respinti in via definitiva. Il nuovo regolamento SPG, firmato il 18 giugno 2026 e pubblicato il 22 giugno 2026, sarà applicabile dal 1° gennaio 2027 con clausola automatica che fissa al 45% il limite per attivare la salvaguardia sul riso.

Per il 2027 il regolamento indica già i volumi di riferimento: 216.047 tonnellate per la Cambogia e 171.862 tonnellate per il Myanmar. Solo oltre questi valori, aumentati almeno del 45%, la Commissione potrà sospendere le preferenze tariffarie, con possibile effetto di raffreddamento sui flussi di import. Nella prima metà del 2025, secondo un atto di sindacato ispettivo discusso al Senato, le importazioni di riso straniero in Italia erano già aumentate di circa il 10%, raggiungendo 208 milioni di chili.

Filiera, prezzi e contratti: i numeri del comparto

L'Italia resta il primo produttore europeo di riso: secondo il comunicato Istat sulle produzioni agricole e zootecniche 2025, il paese rappresenta il 52,8% della produzione dell'intera Unione europea a 27 stati. La produzione media italiana si aggira attorno a 1,4 milioni di tonnellate di risone, coinvolgendo circa 3.500 produttori e 95 industrie di trasformazione, per un giro d'affari che negli ultimi anni ha oscillato in modo marcato.

Bobba ricorda che due anni fa, quando il riso veniva venduto a 60 euro al quintale, il valore della produzione ha toccato i 750 milioni di euro: oggi la cifra si è quasi dimezzata. Per l'Ente Risi la risposta strutturale passa dai contratti di filiera, che oggi coprono appena il 2,5% del risone commercializzato: un aumento deciso di questi accordi tra produttori e industria di trasformazione garantirebbe remunerazioni più stabili a chi coltiva e sicurezza di forniture a chi lavora il prodotto.

Sul fronte dei costi energetici, che incidono su essiccazione e trasporto, l'aumento dei listini di gasolio e metano si somma alle difficoltà di mercato già descritte. A Vercelli l'edizione 2026 di Risò è stata inaugurata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni con il ministro dell'Agricoltura, alla presenza del direttore generale della FAO. Per le scelte tecniche in campo restano attuali le indicazioni sui trattamenti di rifinitura del riso nel 2026 e sull'allineamento tra concimazione, macchine e incentivi per il riso.