PAC 2028-2034: cosa prepara davvero Agri28 in Valle d’Aosta
Agri28, PAC 2028/2034, GREEN e Commissione europea: la Valle d'Aosta porta famiglia rurale e Fontina DOP al tavolo
La Valle d'Aosta ha avviato un percorso triennale, denominato Agri28, per costruire la propria posizione in vista della nuova programmazione europea 2028/2034 destinata al settore agricolo. Il progetto nasce da una convenzione quadro siglata nel 2025 tra l'Assessorato regionale dell'Agricoltura e Risorse naturali e il Centro di ricerca GREEN dell'Università della Valle d'Aosta, e punta ad ascoltare direttamente chi vive e lavora nelle aree rurali montane prima che si scriva la prossima PAC.
Che cos'è il progetto Agri28
Agri28 è definito dai suoi promotori come un ponte tra la programmazione europea in corso e quella futura: non un semplice esercizio di consultazione, ma un lavoro di ricerca antropologica che unisce studio, indagine sul campo e ascolto diretto delle famiglie rurali. L'obiettivo dichiarato è capire quali motivazioni concrete spingono chi vive in montagna a restare, in un contesto dove il ricambio generazionale resta una delle sfide più difficili per l'agricoltura alpina.
Il progetto ha una durata di tre anni ed è costruito in collaborazione con il Centro di ricerca GREEN dell'ateneo valdostano. La scelta di affidare a un centro universitario la raccolta e l'analisi delle testimonianze del territorio serve a dare basi documentate alle scelte politiche che la Regione porterà poi al tavolo negoziale con Bruxelles per la PAC 2028/2034, tema affrontato anche in un recente approfondimento su tre sfide della PAC 2028.
Gli Stati Generali dell'Agricoltura Alpina
Il percorso di Agri28 ha avuto il suo momento di avvio ufficiale il 10 ottobre 2025, con gli Stati Generali dell'Agricoltura Alpina, svoltisi tra Palazzo Regionale e il Polo universitario di Aosta. La giornata ha alternato interventi istituzionali e tavoli tematici dedicati a questioni centrali per chi opera in quota: le imprese familiari, la qualità delle produzioni, il rapporto tra agricoltura e turismo e le opportunità di innovazione tecnologica per le aziende di montagna.
Il lavoro è proseguito il 27 febbraio 2026 con l'incontro pubblico "Agri28: a che punto siamo?", pensato per restituire al territorio i risultati emersi nei mesi precedenti. In quell'occasione sono stati presentati tre snodi tematici giudicati centrali: la famiglia rurale come nucleo fondante dell'agricoltura, che necessita di servizi essenziali e di una qualità della vita adeguata; la capacità di comunicare il valore delle produzioni alpine e il ruolo ecosistemico di chi alleva e coltiva in montagna; la necessità di fare rete tra le comunità alpine.
Proprio su questo terzo punto, gli esempi produttivi valdostani offrono un riscontro concreto: le bovine di razza Valdostana pascolano in alpeggio durante l'estate per produrre il latte destinato alla Fontina DOP, mentre sui pendii più ripidi la cosiddetta "viticoltura eroica" si pratica su terrazzamenti con muretti a secco, dove le lavorazioni restano necessariamente manuali. L'allevamento di ovi-caprini, dal canto suo, permette di utilizzare terreni marginali che altrimenti andrebbero incontro all'abbandono, un rischio comune a molte aree montane trattato anche in stalle italiane e sostenibilità.
Il legame diretto con la Commissione europea
Durante l'incontro di febbraio 2026 è intervenuto anche un rappresentante della Direzione generale Agricoltura della Commissione europea, che ha illustrato le proposte regolamentari presentate da Bruxelles per la PAC 2028/2034. Tali proposte fanno parte del pacchetto legislativo sul bilancio dell'Unione europea 2028/2034 presentato dalla Commissione il 16 luglio 2025, che definisce la cornice finanziaria e normativa della futura PAC post 2027.
La presenza di un funzionario europeo a un tavolo regionale dimostra che, nonostante il filtro nazionale introdotto con l'attuale ciclo di programmazione, il canale diretto tra il livello valdostano e le istituzioni comunitarie resta attivo e funzionale a rappresentare le esigenze specifiche del territorio alpino. Nel 2026 queste proposte sono già al centro di un negoziato avanzato con Parlamento e Consiglio, con posizioni articolate sui livelli di bilancio agricolo e sulla ripartizione tra primo e secondo pilastro.
Questo confronto diretto assume un peso particolare per una regione a statuto speciale come la Valle d'Aosta, dove le specificità orografiche e produttive richiedono strumenti calibrati diversamente rispetto alle pianure. Il dialogo con la Direzione generale Agricoltura si inserisce in un quadro più ampio di negoziazione tra Stati membri e Commissione, approfondito anche in politiche agricole UE e PNRR, quadro nel quale Regioni e governi nazionali stanno già costruendo le proprie posizioni negoziali sulla PAC 2028/2034.
Un sistema integrato di strumenti regionali
Il modello di governance che emerge da Agri28 mette in relazione diversi livelli: le politiche europee, gli strumenti regionali e la partecipazione attiva del territorio. Il CSR 23/27 (il Complemento allo Sviluppo Rurale per il periodo in corso), la legge regionale 17/2016 e il programma LEADER costituiscono l'attuale strategia integrata per il settore agricolo valdostano, mentre Agri28 guarda oltre, ponendosi come raccordo verso la programmazione successiva.
Come ha spiegato l'Assessore all'Agricoltura e Risorse naturali, Speranza Girod, "per una piccola regione alpina come la Valle d'Aosta, la complementarità tra questi strumenti rappresenta un valore strategico. Non si tratta semplicemente di affiancare risorse europee e regionali, ma di costruire una visione unitaria, nella quale ogni strumento contribuisce a rafforzare gli altri". Il CSR 23/27 attua sul territorio gli obiettivi della PAC attraverso le risorse del FEASR (il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale) e il cofinanziamento nazionale e regionale, mentre la legge regionale 17/2016 li integra con un sistema di aiuti specifici.
Girod ha aggiunto che Agri28 "offre l'opportunità di progettare, insieme agli operatori del settore, l'agricoltura dei prossimi anni", un approccio che punta ad affrontare insieme il cambiamento climatico, il ricambio generazionale e la competitività delle imprese, garantendo al tempo stesso il presidio del territorio montano. Per le aziende agricole che devono già oggi gestire i rischi produttivi, strumenti come quelli descritti in piano assicurativo integrato restano complementari alla programmazione pubblica.
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