PAC 2028: tre sfide decisive per l'agricoltura europea
Novanta miliardi in più per la PAC, ma i fondi non bastano. De Castro e Adinolfi: 3 priorità per riformare l'agricoltura europea
PAC 2028: ci sono tre sfide decisive per l'agricoltura europe. Novanta miliardi di euro in più rispetto alla proposta originaria della Commissione europea. È questo il risultato annunciato dalla presidente Von der Leyen, che ha aperto agli Stati membri la possibilità di attivare nuove risorse per la Politica Agricola Comune — dieci dei quali destinati all'Italia.
Una buona notizia, ma che Paolo De Castro e Felice Adinolfi, tra i più autorevoli esperti di politica agricola europea intervistati da Il Sole 24 Ore, invitano a leggere con attenzione: i fondi da soli non bastano. Ciò che conta è come verranno usati e su quali obiettivi verrà costruita la PAC dal 2028 in poi.
Il contesto è cambiato: serve una riflessione profonda
Il mondo agricolo europeo si trova oggi in uno scenario che non ha precedenti recenti. Le tensioni geopolitiche stanno ridisegnando i rapporti commerciali globali, la volatilità dei mercati agricoli è aumentata, gli eventi climatici estremi si moltiplicano per frequenza e intensità. In questo quadro, il modello europeo di agricoltura multifunzionale — che produce cibo, presidia il territorio, tutela l'ambiente e genera reddito per milioni di famiglie — ha bisogno di strumenti nuovi e più robusti.
Paolo De Castro è europarlamentare e tra i massimi esperti di politica agricola europea
De Castro e Adinolfi individuano tre grandi questioni su cui lavorare nelle prossime settimane e mesi, prima a livello di regolamenti europei e poi di scelte nazionali.
Prima priorità: organizzazione e competitività delle filiere
Il primo fronte riguarda la struttura delle filiere agroalimentari. Gli strumenti di gestione dell'offerta e i meccanismi di cooperazione tra i diversi attori della filiera — produttori, trasformatori, distributori — devono essere rafforzati. Contratti di filiera e organizzazione dell'offerta diventano il percorso obbligato per costruire filiere più competitive ed eque, capaci di condividere valore e responsabilità sociali lungo tutta la catena.
Il riferimento è al lavoro avviato con il regolamento Omnibus, che ora va approfondito. Lo richiedono in particolare i settori più esposti alle crisi cicliche — il latte è l'esempio citato esplicitamente — dove la mancanza di strumenti di regolazione dell'offerta trasforma ogni squilibrio di mercato in una crisi produttiva difficile da gestire per le singole aziende.
Per gli agricoltori italiani, spesso organizzati in cooperative e consorzi ma ancora frammentati in molti settori, questo tema ha un impatto diretto sulla capacità di negoziare prezzi e condizioni contrattuali con la grande distribuzione e con l'industria di trasformazione.
Rafforzare i contratti di filiera e l'organizzazione dell'offerta è la prima priorità indicata per la PAC 2028: settori come il latte, esposti a crisi cicliche profonde, hanno bisogno di strumenti di regolazione che permettano di distribuire valore in modo più equo lungo tutta la catena produttiva
Seconda priorità: gestione del rischio climatico e di mercato
Il secondo grande tema è la gestione dei rischi — climatici e di mercato — che negli ultimi anni si sono manifestati con una frequenza e una violenza che le strutture assicurative e i fondi di emergenza attuali faticano a reggere. Siccità, gelate tardive, grandinate anomale, alluvioni: ogni stagione porta con sé almeno un'emergenza che colpisce qualche distretto produttivo italiano.
La proposta è quella di costruire strategie di difesa più strutturate: assicurazioni agricole più accessibili e più complete, fondi nazionali contro le calamità adeguatamente finanziati e — novità significativa — meccanismi di aiuto immediato per la ricostituzione del capitale di anticipazione delle aziende colpite. Un aspetto spesso trascurato: quando un'alluvione distrugge un raccolto o una gelata brucia un frutteto, il problema non è solo il danno immediato ma la liquidità necessaria per ripartire la stagione successiva. Senza accesso rapido a risorse, molte aziende non ci riescono.
Terza priorità: aiuti diretti legati alla continuità aziendale
Il terzo punto riguarda gli aiuti diretti, la voce di bilancio più visibile e politicamente più sensibile della PAC. De Castro e Adinolfi chiedono che la loro funzione venga chiaramente ancorata a due obiettivi: garantire continuità economica ai produttori e contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti alimentari europei.
In un momento in cui la dipendenza da forniture extra-europee — di fertilizzanti, di cereali, di proteine vegetali — è diventata una questione di sicurezza nazionale, il ruolo degli agricoltori come presidio produttivo del territorio europeo non può essere dato per scontato. Gli aiuti diretti non sono una rendita: sono lo strumento che tiene in piedi milioni di aziende agricole che altrimenti non reggerebbero la concorrenza internazionale su mercati distorti da sussidi e da regole ambientali e sociali molto meno stringenti.
Le nuove tecniche di evoluzione assistita (TEA) aprono prospettive concrete su produttività e sostenibilità, ma restano bloccate da un quadro normativo europeo ancora incompleto. Accelerare l'accesso degli agricoltori a queste innovazioni è indicato come condizione necessaria per competere sui mercati globali
Il tema trasversale: innovazione e nuove tecniche genetiche
Trasversale alle tre priorità c'è il tema dell'innovazione. In particolare, l'accesso ai risultati della ricerca agricola degli ultimi anni — che apre prospettive nuove su produttività, qualità e sostenibilità — deve essere accelerato.
Al centro del dibattito ci sono le nuove tecniche di evoluzione assistita (TEA), ancora bloccate in Europa da un quadro normativo che non ha ancora trovato una sintesi definitiva. Rendere queste tecnologie accessibili agli agricoltori, insieme alle innovazioni organizzative già disponibili, è indicato come condizione necessaria per tenere il passo con i competitor globali.
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