Grano duro, Filiera Armando tra premi milionari e calo degli ettari: cosa cambia per gli agricoltori
Filiera Armando, IncontrArmando a Flumeri, Lollobrigida e Confagricoltura: premi oltre 1 milione, ma mancano 880.000 ettari
A Flumeri, in provincia di Avellino, la sedicesima edizione di IncontrArmando ha riunito agricoltori, stoccatori, industria e istituzioni a raccolto appena concluso. Il confronto ha indicato due priorità per il grano duro italiano: innovazione trasferibile alle aziende agricole e una distribuzione più equa del valore lungo la filiera.
Il tema arriva in un momento delicato per la cerealicoltura: la Filiera Armando, fondata nel 2010 da Armando Enzo De Matteis, ha riconosciuto oltre 1 milione di euro all'anno in premialità agli agricoltori conferenti rispetto al prezzo medio di mercato, con rese superiori del 20% alla media nazionale.
Futuro del grano duro: le priorità per la filiera italiana
Il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida ha indicato la Filiera Armando come modello di creazione e distribuzione del valore lungo la catena produttiva, in un contesto dove le quotazioni del grano duro restano sotto i costi di produzione per molte aziende. Il divario tra ricavi e spese resta il nodo centrale del comparto.
Andrea Rocchi ha sintetizzato la posta in gioco: "il futuro del grano duro italiano si gioca sulla capacità di leggere il cambiamento, anticiparlo e trasformarlo in investimento". Paolo De Castro ha rincarato: "non c'è filiera senza valore e non c'è valore senza agricoltori", richiamando la necessità di meccanismi di remunerazione più stabili per chi coltiva.
De Matteis ha ricordato la dimensione della comunità coinvolta: "accogliamo da 16 anni una vasta e coesa comunità di agricoltori provenienti da 9 regioni d'Italia". Il grano duro conferito resta 100% italiano e alimenta la produzione di Pasta Armando, compresa la linea certificata con il metodo zero residui di pesticidi e glifosato.
Analisi del terreno e digitalizzazione nei progetti della Filiera Armando
Durante l'evento sono stati presentati progetti pilota di analisi del terreno pensati per approfondire la conoscenza degli appezzamenti e supportare le scelte di concimazione. L'obiettivo pratico riguarda chi gestisce l'azienda agricola: ridurre gli sprechi di input e orientare meglio gli interventi in base alla reale fertilità dei suoli, appezzamento per appezzamento.
La filiera ha confermato la prosecuzione dei percorsi di digitalizzazione delle attività in campo, già avviati nelle edizioni precedenti di IncontrArmando. L'innovazione è stata presentata come utile solo quando è trasferibile e applicabile concretamente dalle imprese agricole, non come esercizio tecnologico fine a sé stesso.
Questi strumenti si inseriscono in un percorso che già coinvolge chi lavora con tecniche di agricoltura conservativa e con la minima lavorazione e la semina su sodo, pratiche che modificano l'organizzazione aziendale prima ancora che il parco macchine. La redditività resta comunque legata alle quotazioni di mercato.
Sul fronte dei numeri, l'Italia ha raggiunto un export agroalimentare di 72,6 miliardi di euro nel mondo, con un valore aggiunto di 46,6 miliardi, dato che Lollobrigida ha citato come termine di confronto per il potenziale della filiera cerealicola nazionale. Resta però il nodo delle superfici: secondo Confagricoltura, tra il 2012 e il 2025 gli ettari coltivati a grano duro si sono ridotti del 10%, l'autoapprovvigionamento è sceso dal 78% al 56,5% e oggi mancano oltre 880.000 ettari rispetto all'autosufficienza produttiva.
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