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Dermatite bovina, un mese dopo il blocco di Olbia

Dermatite nodulare, un mese dopo la protesta di Olbia: restano i blocchi, gli allevatori sardi chiedono i ristori

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Un mese fa centinaia di allevatori sfilavano a Olbia fino al terminal Isola Bianca, bloccando il porto. Chiedevano la fine dei blocchi generalizzati alla movimentazione dei bovini legati alla dermatite nodulare contagiosa. A distanza di quattro settimane, la richiesta principale non ha ottenuto risposta.

Bruxelles conferma la zona di restrizione. Pochi giorni dopo la manifestazione del 25 settembre, Coldiretti Sardegna ha riferito che dal confronto con l’Unione europea sarebbe emersa la conferma del blocco di Samugheo e della zona di restrizione di 20 chilometri. Si tratta di un’indicazione riportata dall’organizzazione agricola, non di un atto ufficiale.

Per gli allevatori l’esito è un passo indietro: la riapertura dei territori era stata chiesta dopo l’estinzione del focolaio di Samugheo, chiusosi da tempo. Il caso era stato confermato a luglio, in un allevamento di nove bovini, tutti abbattuti, con una zona di protezione e sorveglianza di 50 chilometri attorno al focolaio

Il nodo economico

Secondo Coldiretti, le restrizioni impediscono agli allevatori di rispettare i contratti già firmati e di programmare nuove vendite. Il presidente Battista Cualbu e il direttore Luca Saba parlano di un settore bovino “in ostaggio”. Il peso dei blocchi è già stato visto in estate, quando oltre 1.000 vitelli erano fermi in Sardegna a causa dei vincoli sanitari.

Centinaia di allevatori sardi avevano manifestato il 25 settembre al porto di Olbia contro le restrizioni alla movimentazione dei bovini legate alla dermatite nodulare contagiosa. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Richiesta di ristori

Coldiretti ha chiesto alla Regione di mettere subito a disposizione delle aziende gli 11 milioni destinati ai ristori per le mancate movimentazioni e per gli animali abbattuti. Chiede inoltre di evitare nuovi passaggi burocratici. sassaritoday

Le richieste restano quelle di Olbia. Gli allevatori continuano a chiedere il declassamento della malattia, la riduzione della zona di sorveglianza e la ripresa della movimentazione. Rivendicano un impegno già dimostrato sul campo: adesione alla campagna vaccinale del 98% degli allevamenti e di circa il 97% dei bovini. Il sottosegretario MASAF Patrizio Giacomo La Pietra si era impegnato a portare la questione al Ministero della Salute, competente sulla classificazione sanitaria. Al momento non risulta una decisione né una tempistica sull’esame del declassamento.

Un’emergenza lunga oltre quindici mesi. Le restrizioni pesano da oltre 15 mesi sul comparto. Il quadro normativo europeo prevedeva scadenze ravvicinate: la zona di protezione di 20 km era in vigore fino al 2 ottobre e quella di sorveglianza di 50 km fino al 19 ottobre. Sono date ormai passate, ma non ho trovato conferma di cosa sia cambiato.

Le limitazioni alla movimentazione avevano già colpito duramente il comparto nei mesi precedenti, con oltre 1.000 vitelli bloccati in Sardegna a causa dei vincoli sanitari imposti dalle zone di protezione. Il settore zootecnico isolano, già segnato da altre emergenze sanitarie come la blue tongue in Sardegna, chiede ora un quadro normativo più proporzionato ai risultati raggiunti sul campo.