Trattori USA, settembre frena ancora: -16,4% e crollo dei quattro ruote motrici oltre il 20%
Dai dati AEM emerge una flessione fino al 23,4% sulle macchine oltre 100 cavalli, con effetti su usato e listini
A settembre 2026 negli Stati Uniti sono stati immatricolati 15.024 trattori agricoli, contro i 17.979 dello stesso mese del 2025: un calo del 16,4% su base annua, secondo i dati diffusi il 19 ottobre dall'Association of Equipment Manufacturers (AEM, l'associazione nordamericana dei costruttori di macchine agricole e movimento terra). Nei primi nove mesi dell'anno il mercato statunitense ha totalizzato 135.325 unità, in calo del 12,6% rispetto alle 154.869 del 2025, come indicato nel report AEM di settembre 2026.
La flessione colpisce ogni fascia di potenza, dai compatti ai quattro ruote motrici, e si accompagna a un calo del 10,9% nelle mietitrebbie semoventi (369 unità a settembre) e a una contrazione ancora più marcata in Canada, dove le vendite di trattori sono scese del 15,1% e quelle di mietitrebbie del 37,6%. Per chi gestisce un parco macchine in Italia, il segnale utile riguarda la cautela negli investimenti, non un trasferimento diretto dei numeri americani al mercato nazionale.
Vendite giù del 16,4% a settembre
Il dato di settembre conferma una tendenza già osservata nei mesi precedenti, come documentato nell'allarme sul forte rallentamento delle vendite di trattori negli Stati Uniti emerso durante l'estate. Nel cumulato gennaio–settembre 2026 il mercato trattori USA registra una contrazione del 12,6%, che si somma al calo del mercato trattori USA rilevato nel 2025 e conferma un indebolimento prolungato della domanda.
L'AEM segnala che la persistente debolezza della domanda aumenta l'importanza della gestione delle scorte, della flessibilità produttiva e della solidità finanziaria dei concessionari. Questo riguarda prima i costruttori e la rete di vendita americana, ma anticipa possibili pressioni sui listini e sulla disponibilità di modelli specifici anche fuori dagli Stati Uniti.
Il rallentamento si inserisce in un quadro più ampio di crollo delle vendite di macchine agricole già quantificato nel 2026, con una contrazione del 14% che ora trova conferma nei dati mensili più recenti. Il confronto tra i due rilevamenti mostra un peggioramento progressivo, non un episodio isolato legato al solo mese di settembre.
Trattori sotto 40 CV, 40-100 CV e oltre 100 CV: i dati AEM
Tra i trattori a due ruote motrici sotto i 40 cavalli, le vendite di settembre sono scese del 15,4% a 8.952 unità, con un calo cumulato del 14,2% nei primi nove mesi (86.030 unità). È la fascia con i volumi assoluti più alti, tipicamente usata per orticoltura, frutteti e piccole aziende zootecniche. La sua tenuta relativa nel cumulato suggerisce una domanda meno sensibile al ciclo degli investimenti maggiori.
La fascia 40–100 CV, quella dei trattori polivalenti più diffusi nelle aziende miste, ha invece registrato il calo mensile più marcato: -18,7%, a 4.443 unità, pur con un cumulato annuo più contenuto (-7,2%, 36.853 unità). Sopra i 100 CV il calo mensile è del 15%, a 1.396 unità, con una flessione cumulata del 15,8% che l'AEM giudica particolarmente significativa. Queste macchine pesano infatti sul fatturato del settore più di quanto il loro volume unitario lasci intendere.
I quattro ruote motrici, segmento delle macchine di maggiore potenza per le grandi estensioni, segnano il crollo più netto: -20,2% a settembre e -23,4% nel cumulato, a 1.448 unità. Per chi valuta l'acquisto di un mezzo di fascia alta, il rinvio osservato negli Stati Uniti si traduce spesso in un maggiore ricorso al mercato dell'usato, dove però l'offerta resta tesa: lo conferma il calo del 19% dei trattori usati disponibili nel secondo trimestre 2026, con rischio di penuria su alcuni modelli.
Parallelamente, le analisi sul mercato italiano indicano che i trattori oltre 100 cavalli hanno iniziato a perdere valore nelle quotazioni dell'usato, con effetti sul calcolo del valore residuo in caso di sostituzione. In Italia il quadro resta diverso: il mercato delle trattrici, come emerge dal confronto sulla tenuta del comparto agromeccanico italiano nel 2026, mostra una maggiore resilienza rispetto alla contrazione nordamericana, pur in un contesto di domanda internazionale debole.
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