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Srl agricola: perché l'home restaurant è vietato (e cosa fare)

Srl agricola, home restaurant vietato; risoluzione 493338/2017, Consiglio di Stato 2437/2023, legge 96/2006: conta l’agriturismo

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Foto di: OmniTrattore.it

Una società agricola a responsabilità limitata che coltiva uva, trasforma in vino e vende il prodotto finito, anche con attività di enoturismo, non può svolgere attività di home restaurant. L’home restaurant è per sua natura un’attività occasionale di persone fisiche in abitazione privata, incompatibile con una struttura societaria come la Srl agricola. Per valorizzare i propri prodotti con pasti e degustazioni l’ordinamento indica invece l’agriturismo, disciplinato dalla legge 96/2006 e dalle leggi regionali, con regole precise su prevalenza dei prodotti agricoli e autorizzazioni da ottenere.

Perché la Srl agricola non può fare home restaurant

L’home restaurant nasce come attività domestica saltuaria: un privato apre la propria abitazione a un numero limitato di ospiti, previa segnalazione al Comune e nel rispetto delle norme igienico-sanitarie e di sicurezza. Una nota del Ministero dello Sviluppo Economico (oggi Ministero delle Imprese e del Made in Italy) ha chiarito che si tratta di un’attività riferita a persone fisiche nella propria casa, non a soggetti societari o locali aperti al pubblico, con una logica vicina all’ospitalità familiare più che alla ristorazione commerciale.

Questa impostazione è stata ripresa dalla risoluzione 493338 del 6 novembre 2017 del Ministero delle Imprese, che esclude espressamente l’home restaurant dall’ambito di esercizio delle società, e successivamente confermata dalla giurisprudenza amministrativa. Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2437/2023, ha infatti qualificato l’home restaurant – in un caso riguardante soci di un’azienda agricola – come attività di somministrazione di alimenti e bevande soggetta alla legge 287/1991, con obbligo delle stesse autorizzazioni edilizie, urbanistiche e igienico-sanitarie previste per i pubblici esercizi.

Srl agricola e home restaurant, cosa prevede la normativa
L'agriturismo rappresenta la forma prevista dalla legge per le aziende agricole che intendono valorizzare vino e prodotti aziendali attraverso pranzi e cene. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Una Srl agricola è un soggetto distinto dalle persone fisiche che la compongono, dotato di propria sede, patrimonio e organizzazione d’impresa: manca quindi il presupposto essenziale dell’home restaurant, cioè la casa privata del soggetto che offre i pasti, con apertura episodica e non professionale. Inoltre, in quanto attività di somministrazione riconducibile all’impresa, l’home restaurant verrebbe comunque attratto nel regime dei pubblici esercizi, con necessità di SCIA o autorizzazione comunale e di tutti i requisiti previsti per la ristorazione.

Anche se i soci e l’amministratore della Srl agricola appartengono alla stessa famiglia e magari abitano nella stessa struttura dove è insediata l’azienda, l’attività di somministrazione organizzata di pasti ai clienti, collegata al marchio aziendale e al ciclo produttivo, rientra nell’ambito dell’impresa. In questo quadro, per la somministrazione di pasti e bevande la forma corretta non è l’home restaurant ma un’attività regolata come l’agriturismo o, in alternativa, la ristorazione vera e propria con i relativi titoli abilitativi.

Va inoltre considerato che la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, con la “Disciplina dell’attività di home restaurant” approvata nella seduta del 26 luglio 2023, ha inquadrato in modo unitario l’home restaurant come attività di somministrazione al pubblico: l’avvio e il trasferimento sono soggetti a Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) ai sensi dell’articolo 64 del decreto legislativo 59/2010, oltre alla notifica sanitaria ai sensi del regolamento (CE) 852/2004. Questo conferma che non si tratta di una scorciatoia semplificata rispetto ai pubblici esercizi, ma di un’attività che richiede un pieno inquadramento autorizzativo.

Agriturismo: lo strumento corretto per la Srl agricola

Per una società agricola che voglia somministrare pasti mettendo al centro il proprio vino e gli altri prodotti aziendali, la strada indicata dal legislatore è l’agriturismo. La legge 20 febbraio 2006, n. 96, definisce l’agriturismo come attività di ricezione e ospitalità esercitata dagli imprenditori agricoli, anche in forma societaria, attraverso l’utilizzo della propria azienda, in rapporto di connessione e complementarità rispetto all’attività agricola principale. Sono previste attività come alloggio, somministrazione di pasti e bevande, degustazioni e iniziative ricreative legate al mondo rurale.

La legge nazionale è attuata dalle normative regionali, che stabiliscono nel dettaglio i requisiti per la somministrazione di pasti: prevalenza dei prodotti agricoli aziendali o del territorio, limiti di coperti, caratteristiche dei locali, rapporto tra giornate lavoro agricole e agrituristiche. Per esempio, alcune regioni fissano percentuali minime di ingredienti di propria produzione o locali e definiscono quali trasformazioni siano ammesse nei menù agrituristici. L’attività agrituristica richiede inoltre specifica autorizzazione o Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) al Comune, oltre al rispetto della normativa sanitaria e di sicurezza dei locali.

Una Srl agricola già attiva in viticoltura ed enoturismo (degustazioni di vini propri con assaggi non cucinati) che voglia servire pranzi o cene strutturate può quindi valutare l’apertura di un agriturismo, verificando i requisiti richiesti dalla legge regionale competente. In parallelo è utile analizzare la coerenza fiscale e catastale dell’assetto societario, tenendo conto dei possibili riflessi su inquadramento e agevolazioni rispetto, ad esempio, al tema della tassazione catastale per la Srl agricola e relativi rischi.

Enoturismo, degustazioni e confini con la ristorazione

L’enoturismo consente a chi coltiva e trasforma uva in vino di organizzare visite in cantina, degustazioni guidate, abbinamenti con prodotti tipici non cucinati, percorsi in vigneto e iniziative culturali legate al territorio. Queste attività, già inquadrate dalla normativa nazionale e regionale, non equivalgono alla somministrazione di pasti veri e propri, ma rientrano tra le attività connesse all’agricoltura, spesso gestibili con adempimenti più leggeri rispetto a un agriturismo completo. Il confine principale riguarda la trasformazione dei cibi: il semplice tagliere di salumi e formaggi o il pane con olio e vino non è la stessa cosa di un menù con portate cucinate.

Srl agricola e home restaurant, cosa prevede la normativa
Una Srl agricola che produce vino può organizzare degustazioni ed enoturismo, ma la somministrazione di pasti richiede l'inquadramento come agriturismo o attività di ristorazione autorizzata. OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Se una società agricola amplia le degustazioni fino a proporre menù di più portate cucinate, con servizio al tavolo e prenotazioni organizzate, di fatto entra nell’ambito della ristorazione. In questo caso l’inquadramento corretto non è l’home restaurant ma, a seconda delle scelte imprenditoriali, l’agriturismo o una vera e propria attività di ristorazione con i codici attività, autorizzazioni comunali e requisiti professionali necessari. Nel valutare la crescita dell’offerta enoturistica, è quindi essenziale definire fin da subito il perimetro: se resta degustazione con prodotti non trasformati o minimi trattamenti, oppure se l’obiettivo è aprire una cucina strutturata.

Chi sta pianificando lo sviluppo di un’azienda vitivinicola con apertura al pubblico deve considerare l’intero progetto d’impresa: forma giuridica, passaggi generazionali, acquisto o conferimento di terreni e struttura dei servizi al cliente. Operazioni come l’avviamento di nuove aziende agricole o l’acquisto di terreni agricoli da parte di società vanno pianificate pensando anche a come inserire, oggi o domani, un agriturismo o altre forme di accoglienza coerenti con il quadro normativo.

Come procedere se la Srl agricola vuole servire pasti

Quando una Srl agricola decide di valorizzare i propri prodotti con pranzi o cene in azienda, il primo passo è escludere l’opzione home restaurant, che non è legittimamente praticabile da un soggetto societario e, alla luce della giurisprudenza recente, resta comunque soggetta agli stessi obblighi di somministrazione dei pubblici esercizi. Nel 2024, ad esempio, il Tribunale di Pisa (sentenza n. 492/2024) ha equiparato l’home restaurant a un pubblico esercizio, ribadendo la necessità di presentare la Scia per somministrazione di alimenti e bevande.

In genere il percorso corretto prevede: verifica con il consulente fiscale e del lavoro dell’inquadramento dell’attività (agricola principale e connesse), analisi della normativa agrituristica regionale applicabile all’azienda e sopralluogo tecnico sui fabbricati esistenti per capire quali possano essere destinati a ospitalità e somministrazione di pasti nel rispetto delle norme su sicurezza, barriere architettoniche e igiene degli alimenti.

Sulla base di queste verifiche si definisce il modello: agriturismo con pernottamento e ristorazione, agriturismo solo con somministrazione di pasti o integrazione di enoturismo con servizi aggiuntivi previsti dalle leggi regionali. In alcune regioni, l’attività agrituristica è disciplinata da leggi specifiche pubblicate in Gazzetta Ufficiale regionale, con articoli dedicati a ospitalità, ristorazione e requisiti strutturali. È opportuno consultare direttamente questi testi normativi, come nel caso delle disposizioni regionali che regolano criteri di prevalenza dei prodotti aziendali nella composizione dei menù o gli standard minimi dei locali destinati alla ristorazione agrituristica.

Se emergono esigenze di lungo periodo sulla gestione dell’azienda (ad esempio passaggio generazionale, ingresso di nuovi soci, ridefinizione dei regimi fiscali del professionista agricoltore), conviene coordinare il progetto agrituristico con i temi della successione dell’azienda agricola e relative agevolazioni per gli eredi o della scelta dei regimi fiscali compatibili per il professionista agricoltore. Questo approccio evita sovrapposizioni tra agricoltura, accoglienza e ristorazione e mantiene coerente l’assetto giuridico e fiscale con il reale modo di lavorare in azienda.