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Successione azienda agricola: l'agevolazione spetta agli eredi?

Se l'azienda agricola passa agli eredi, l'esonero dall'imposta di successione spetta a chi prosegue l'attività: ecco come funziona

Quando un'azienda agricola passa agli eredi, l'esonero dall'imposta di successione spetta a chi prosegue l'attività: ecco come funziona e i casi dubbi.
Foto di: OmniTrattore.it

Eredità dell'azienda agricola: chi prosegue l'attività può non pagare l'imposta di successione
Il decesso del titolare di un'azienda agricola individuale apre una serie di questioni fiscali che gli eredi si trovano ad affrontare spesso senza una risposta univoca. Una delle più rilevanti riguarda l'esonero dall'imposta di successione previsto dall'articolo 3, comma 4-ter, del D.Lgs. 346/1990 — un'agevolazione significativa che può azzerare il costo fiscale del trasferimento, ma che richiede il rispetto di condizioni precise e presenta ancora alcune zone grigie interpretative.

Il caso tipico è quello di un'azienda trasferita per successione a più eredi con ruoli diversi: uno che prosegue attivamente l'attività, un altro che partecipa solo marginalmente. Chi ha diritto all'agevolazione? E basta la partita IVA agricola o serve anche l'iscrizione INPS?

La norma: esonero dall'imposta di successione per chi continua l'attività

L'articolo 3, comma 4-ter, del D.Lgs. 346/1990 prevede l'esonero totale dall'imposta di successione sui trasferimenti d'azienda — incluse le aziende agricole — a favore di discendenti e coniuge, a condizione che i beneficiari proseguano l'esercizio dell'attività d'impresa per almeno cinque anni dalla data del trasferimento. L'impegno deve essere assunto nella dichiarazione di successione, con una dichiarazione esplicita in tal senso.

Se la prosecuzione viene meno prima dei cinque anni, l'agevolazione decade e il beneficiario è tenuto a versare l'imposta dovuta, oltre agli interessi. Non si tratta quindi di un'esenzione automatica, ma di un beneficio condizionato al comportamento futuro dell'erede.

Quando un'azienda agricola passa agli eredi, l'esonero dall'imposta di successione spetta a chi prosegue l'attività: ecco come funziona e i casi dubbi.

L'esonero dall'imposta di successione per le aziende agricole spetta agli eredi che si impegnano a proseguire l'attività per almeno cinque anni: il figlio che subentra attivamente nella conduzione ha diritto pieno all'agevolazione prevista dal D.Lgs. 346/1990

Foto di: OmniTrattore.it

Il caso dell'erede che prosegue l'attività: diritto pieno all'agevolazione

Nel caso prospettato — coniuge e figlio eredi, con il figlio che prosegue prevalentemente l'attività agricola e la coniuge che partecipa solo marginalmente — la risposta per il figlio è relativamente lineare.

Il figlio, titolare di partita IVA agricola e protagonista della continuazione effettiva dell'azienda, può richiedere l'agevolazione impegnandosi a proseguire l'esercizio per almeno cinque anni. La norma richiede l'effettiva continuazione dell'attività di impresa, condizione che nel suo caso è pienamente soddisfatta.

Per la coniuge, invece, la situazione è più complessa: la partecipazione solo marginale alla gestione non integra in modo evidente il requisito della prosecuzione dell'attività di impresa che la norma richiede. La questione che si pone è se l'agevolazione possa comunque essere riconosciuta per estensione anche sulla quota di sua spettanza.

 

Nodo irrisolto: l'agevolazione si estende alla quota dell'erede marginale?

Questa è la questione più controversa e, ad oggi, non univocamente risolta. Esistono due orientamenti.

Secondo un primo orientamento — che risponde affermativamente — l'agevolazione non si perde quando l'azienda trasferita a più beneficiari in comunione viene da essi conferita in una società di persone. Lo ha chiarito l'Agenzia delle Entrate con la risoluzione 341/E/2007: il conferimento in società non fa decadere il beneficio, perché l'attività d'impresa continua, sia pure attraverso lo schermo societario.

Il ragionamento si estende al caso in cui gli eredi esercitino in comune l'attività d'impresa: il mero esercizio comune costituisce di fatto una società di persone tacita, nella quale i soci possono avere ruoli differenziati — chi è attivamente impegnato nella conduzione, chi partecipa marginalmente, chi è sostanzialmente estraneo alla vita sociale — senza che questo faccia decadere l'agevolazione per nessuno di essi.

Secondo un orientamento più restrittivo, invece, l'agevolazione dovrebbe essere riconosciuta solo in capo agli eredi che effettivamente proseguono l'attività, limitandola quindi alla quota riferibile al figlio e non estendendola alla quota della coniuge.

Quando un'azienda agricola passa agli eredi, l'esonero dall'imposta di successione spetta a chi prosegue l'attività: ecco come funziona e i casi dubbi.

Quando l'azienda agricola passa a più eredi con ruoli diversi, la questione se l'esonero dall'imposta di successione si estenda anche all'erede marginalmente coinvolto è ancora controversa: l'orientamento più favorevole si basa sulla risoluzione 341/E/2007 dell'Agenzia delle Entrate

Foto di: OmniTrattore.it


Partita IVA agricola o iscrizione INPS: quale requisito conta?

Un secondo dubbio ricorrente riguarda i requisiti soggettivi per accedere all'agevolazione: è necessaria l'iscrizione alla gestione previdenziale agricola come coltivatore diretto o IAP, oppure è sufficiente l'effettivo esercizio dell'attività con partita IVA agricola?

La risposta in questo caso è più netta: l'iscrizione INPS non è un requisito per l'agevolazione prevista dall'articolo 3, comma 4-ter, del D.Lgs. 346/1990. L'iscrizione previdenziale come coltivatore diretto o IAP è invece condizione necessaria per altre agevolazioni — in particolare per la piccola proprietà contadina — che hanno presupposti e finalità diversi.

L'agevolazione sulla successione d'azienda richiede la prosecuzione dell'attività di impresa, non una specifica forma di inquadramento previdenziale. Il figlio con partita IVA agricola che continua effettivamente a gestire l'azienda soddisfa il requisito anche in assenza di iscrizione alla gestione previdenziale agricola.

Questo non significa che l'iscrizione INPS sia irrilevante in assoluto: per altre agevolazioni fiscali — come l'esenzione IMU sui terreni agricoli — l'iscrizione previdenziale torna invece ad essere il requisito centrale, come chiarito dalla Cassazione con le ordinanze 13131/2023 e successive. Ma per l'imposta di successione le due discipline rimangono separate.

Quando un'azienda agricola passa agli eredi, l'esonero dall'imposta di successione spetta a chi prosegue l'attività: ecco come funziona e i casi dubbi.

Quando un'azienda agricola passa agli eredi, l'esonero dall'imposta di successione spetta a chi prosegue l'attività: ecco come funziona e i casi dubbi.

Foto di: OmniTrattore.it

Cosa fare concretamente in caso di successione

Per gli eredi di un'azienda agricola individuale che si trovano in una situazione simile a quella descritta, i passi operativi da seguire sono precisi.

Il primo è verificare chi tra gli eredi prosegue effettivamente l'attività di impresa: solo su questa base si può valutare a chi spetta l'agevolazione e se sia possibile estenderla anche agli altri coeredi. Il secondo è inserire nella dichiarazione di successione l'impegno formale a proseguire l'attività per almeno cinque anni — senza questo atto formale l'agevolazione non può essere richiesta. Il terzo è valutare, con l'assistenza di un commercialista o consulente fiscale specializzato in diritto agrario, se la struttura della comproprietà tra eredi configuri una società di persone tacita che consenta di estendere il beneficio anche alla quota dell'erede marginalmente coinvolto.

Infine, è opportuno monitorare l'evoluzione della prassi interpretativa sul punto ancora controverso: la questione dell'estensione dell'agevolazione all'erede con partecipazione marginale è aperta, e un interpello preventivo all'Agenzia delle Entrate può essere lo strumento più efficace per ottenere certezza nel caso specifico prima di presentare la dichiarazione di successione.