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Bolo ruminale: pastori denunciano mortalità fino al 35%

Regione Veneto, Belluno, regolamento 2019/2035: il bolo da 52 grammi agita i pascoli, con mortalità al 30-35%.

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Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

La Regione Veneto ha recepito una normativa che obbliga gli allevatori a marcare ovini e caprini con un bolo ruminale elettronico, una capsula di ceramica da 52 grammi contenente un microchip, da far ingerire agli animali insieme a una sola marca auricolare. I pastori bellunesi denunciano una mortalità durante il posizionamento che arriva al 30-35%, mettendo in discussione la praticabilità del sistema per la transumanza.

Fino a oggi capre e pecore venivano identificate con marche auricolari applicate su entrambe le orecchie, con un microchip incorporato in una delle due. Il passaggio al bolo, che deve essere introdotto per via orale fino al rumine, sta creando difficoltà operative concrete negli allevamenti di montagna, dove gli animali vivono al pascolo per gran parte dell'anno.

Bolo ruminale con microchip: cosa prevede la nuova marcatura

Il bolo ruminale è pensato per restare permanentemente nel rumine dell'animale, garantendo una tracciabilità elettronica continua anche negli spostamenti tra alpeggi e sedi invernali. La normativa recepita dal Veneto si inserisce in un quadro europeo che, oltre all'identificazione classica, ammette mezzi elettronici richiamati dal regolamento 2019/2035 sulla sanità animale.

Il modello non è isolato: pratiche simili con capsule elettroniche sono già previste per i bovini in Corsica, dove dal gennaio 2026 ogni capo sopra i sedici mesi deve circolare con il bolo abbinato al passaporto, verificato al macello insieme alle marche auricolari. Per ovini e caprini italiani, però, la specie e le dimensioni corporee rendono l'applicazione più delicata rispetto ai bovini.

La disciplina generale sull'identificazione impone che una pecora venga marcata e comunicata alla banca dati entro 30 giorni dalla nascita, salvo un termine più ampio di 180 giorni per casi particolari. Chi gestisce greggi numerosi deve quindi organizzare il posizionamento del bolo in una finestra temporale ristretta, spesso in coincidenza con altre operazioni di stalla.

Le denunce dei pastori: soffocamenti, mortalità e rumine compromesso

Un pastore di Borgo Valbelluna, identificato con le iniziali L.B., ha dichiarato che «sono diverse le problematiche che gravano su questo universo», riferendosi alle conseguenze sanitarie osservate dopo l'introduzione del bolo. Alcuni animali vomitano la capsula dopo pochi giorni dal posizionamento, vanificando l'operazione e obbligando a un secondo tentativo con ulteriore rischio per il capo.

Oltre ai casi di soffocamento durante la somministrazione, segnalati come causa principale dell'alta mortalità, alcuni allevamenti hanno registrato un calo della crescita delle agnelle nei mesi successivi al trattamento. Il bolo può inoltre smagnetizzarsi nel tempo, compromettendo la lettura elettronica e quindi la tracciabilità che la norma vorrebbe garantire, un problema già noto anche nel monitoraggio del bolo ruminale con sensori per l'estro nei bovini.

Un altro pastore della provincia di Belluno ha chiesto che le istituzioni «comprendano che l'uso del bolo ruminale non è un sistema di marcatura adeguato per capre e pecore», sottolineando la differenza anatomica con i bovini per cui il dispositivo era stato pensato inizialmente. Per le aziende transumanti, che spostano centinaia di capi tra pascoli di quota e fondovalle, il rischio di perdite economiche si somma alle difficoltà già note nella gestione sanitaria itinerante, dalla profilassi contro le zecche alla sorveglianza epidemiologica in quota.