Vai al contenuto principale

Rivoluzione Pac: chiesti aiuti accoppiati per le api

Filiera apistica italiana chiede un sostegno accoppiato strutturale nella Pac post 2027, dopo crolli di produzione tra 25% e 50%.

rivoluzione-pac-chiesti-aiuti-accoppiati-per-le-api
Foto di: OmniTrattore.it
Cristian Furini Cristian Furini

Fai, Miele in Cooperativa e Unaapi hanno chiesto al Masaf, il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, un intervento di sostegno accoppiato al reddito per l'apicoltura. La richiesta, indirizzata al Dipartimento della Politica agricola comune e dello Sviluppo rurale, arriva mentre produzioni e ricavi del comparto hanno subito contrazioni tra il 25% e il 50% in Italia e in altri Paesi dell'Unione europea.

Le tre organizzazioni definiscono le difficoltà economiche del settore come ormai permanenti, non più episodiche. Il tema si inserisce nel confronto più ampio sulla futura Pac dopo il 2027, dove è già in discussione la proposta di regolamento presentata dalla Commissione europea il 16 luglio 2025, con cui si ridefiniscono gli aiuti diretti e le percentuali destinate ai sostegni accoppiati.

Aiuti accoppiati per le api nella futura Pac
Gli alveari svolgono una funzione essenziale per l'impollinazione delle colture e per il mantenimento degli ecosistemi agricoli OmniTrattore.it
Foto di: OmniTrattore.it

Aiuti accoppiati per le api nella futura Pac

Il Regolamento (UE) 2021/2115, che disciplina i piani strategici della Pac 2023-2027, consente agli Stati membri di destinare una quota dei pagamenti diretti ad aiuti accoppiati alla produzione per settori specifici, ma non prevede un intervento obbligatorio dedicato alle api. Per questo un sostegno accoppiato all'apicoltura esiste oggi solo dove un Paese lo abbia inserito volontariamente nel proprio piano nazionale.

Nella proposta di regolamento Pac 2028-2034 della Commissione, presentata nel luglio 2025 e ora al negoziato con Parlamento e Consiglio, i prodotti apicoli rientrano invece tra i settori ammissibili al pagamento accoppiato per capo animale, insieme a carni bovine e ovicaprine, latte e bachi da seta, entro un massimale del 20% dei pagamenti diretti aumentabile di un ulteriore 5%. Questo passaggio apre un quadro più definito per il futuro sostegno al comparto apistico.

La normativa europea consente comunque agli Stati membri di attivare interventi a favore degli agricoltori in difficoltà, inclusi i prodotti dell'apicoltura: è su questo margine che si muove la richiesta delle organizzazioni italiane. Un precedente utile arriva dalla Spagna, dove Unións Agrarias e il segretario di zootecnia di UPA hanno chiesto un aiuto diretto per alveare dal 2027, sfruttando l'aumento del 5% previsto per le risorse degli aiuti accoppiati.

Restano invece distinti i sostegni già disponibili, come i programmi settoriali del Piano Strategico Nazionale del Lussemburgo o i contributi PEPAC destinati alle aziende apistiche delle Canarie: fondi reali, ma erogati come assistenza tecnica o investimento, non come pagamento accoppiato alla produzione di miele. Per chi opera in apicoltura si tratta quindi di strumenti complementari, con logiche diverse rispetto ai pagamenti per capo alveare.

La richiesta della filiera apistica

Fai, Mic e Unaapi motivano la proposta con la compressione dei margini causata da eventi climatici estremi, siccità e gelate tardive, mentre i costi fissi per mantenere il patrimonio apistico restano elevati indipendentemente dalla produzione effettiva. La combinazione tra ricavi in calo e spese di gestione stabili spinge le organizzazioni a chiedere uno strumento che non dipenda dall'andamento di una singola stagione.

Le tre organizzazioni sono esplicite sulla natura dello strumento richiesto: "il sostegno accoppiato al reddito viene indicato dalle tre organizzazioni non come una misura emergenziale, ma come un vero e proprio strumento strutturale di stabilizzazione economica". La proposta punta quindi a una tutela permanente per le aziende apistiche esposte a rischi economici, non a un ristoro una tantum legato a un'annata difficile.

Il ragionamento si lega anche al ruolo dell'apicoltura nell'impollinazione e nel mantenimento della biodiversità, un argomento che rientra nel più ampio dibattito su come impostare gli aiuti Pac collegati ai costi di produzione per i settori più esposti a caro input e variabilità climatica, tema affrontato anche a proposito della pressione di siccità e caldo sulle aziende agricole. Per la filiera apistica l'esito del negoziato sulla Pac 2028-2034 sarà quindi decisivo per trasformare le richieste attuali in strumenti operativi nei piani nazionali.